Bloccata a Dubai per la guerra, il racconto di Guenda: "Ci sentiamo impotenti"

La ragazza empolese di 19 anni, a Dubai per studiare, racconta le ore di terrore tra boati, missili intercettati e l’assenza di informazioni dalle autorità


Boati, fumo e tanta paura. Questo è ciò che stanno vivendo le centinaia di italiani che si trovano a Dubai e che, nelle ultime ore, sono piombati in un vero e proprio incubo a causa del conflitto in Medio Oriente. Tra loro ci sono anche molti giovani studenti, tra cui l'empolese Guenda Di Dio Faranna, che da circa un mese e mezzo vive nella città emiratina per studiare in una scuola di lingue. La ragazza, 19 anni, ex studentessa del Liceo Virgilio e figlia di un noto imprenditore empolese, si trova lontana dalla famiglia ma sostenuta da un gruppo di connazionali con cui, racconta, "ci facciamo forza a vicenda", mentre dal Governo italiano, almeno finora, non sarebbe arrivata alcuna comunicazione.

La cronaca degli ultimi tre giorni

"Tutto è iniziato sabato verso le 12 (ndr, le 9 in Italia). Mi trovavo in camera con un'amica nell'appartamento dove alloggio. A un certo punto abbiamo sentito un botto e inizialmente non capivamo cosa fosse. Poco dopo abbiamo visto le notizie sul telefono in cui veniva annunciato che Trump aveva attaccato l'Iran".

La giovane racconta che l'amica poco dopo se n'è andata e che "verso le 16 ho sentito cinque o sei colpi ravvicinati, molto più forti. La prima cosa che ho fatto è stata uscire dall'appartamento e chiamare la mia famiglia. Mi sono affacciata al balcone e ho visto del fumo nel cielo. Dicono che fossero due droni che si sono scontrati".

Poco dopo, prosegue il racconto, l'aeroporto di Dubai è stato chiuso e la ragazza ha ospitato un giovane che avrebbe dovuto rientrare in Italia proprio quel giorno. Fino alle 21.30-22 la situazione sembrava essersi calmata.

"Verso le 22 mi sono affacciata al balcone e ho visto una luce strana nel cielo. Subito dopo sono partiti cinque o sei boati molto più forti e contemporaneamente sono scattate le allerte sui telefoni". Tra gli allarmi che suonavano incessantemente, i boati sempre più forti e l'incertezza generale, "la situazione stava diventando veramente difficile".

Le notifiche consigliavano di allontanarsi da finestre, porte e spazi all'aperto. "Io e l'altro ragazzo siamo scesi alla reception per chiedere informazioni - racconta - ma nessuno sapeva dirci cosa dovevamo fare". Un secondo alert invitava a recarsi in un parcheggio sotterraneo in caso di nuove esplosioni. "Siamo rimasti nella reception per circa due ore, vedendo che anche gli altri ospiti erano abbastanza tranquilli, pur restando lontani dalle finestre. Poi siamo risaliti nell’appartamento".

L'alert ricevuto da Guenda Di Dio Faranna

La situazione sembrava essersi stabilizzata, finché domenica mattina alle 10 (ndr, le 7 in Italia) la città è stata svegliata da un nuovo boato, "stavolta ancora più forte".

"Ho deciso di chiamare una mia amica per stare insieme - racconta Guenda -. Ho fatto le valigie e sono andata da lei. Per tutta la domenica non abbiamo più sentito esplosioni. Ma stamani, intorno alle 9, abbiamo avvertito il boato più forte di tutti".

"Dal  Governo italiano nessuna notizia"

Fondamentale, per la 19enne, la presenza di un gruppo di amici connazionali "con cui farsi forza a vicenda", perché - spiega - "dal Governo nessuna notizia". Di un eventuale piano di evacuazione degli italiani, infatti, non ci sarebbe ancora alcuna traccia. "La Farnesina non ha ancora preso contatti con noi. Non sento la vicinanza di questo Paese, né tantomeno dell'Italia".

Anche dalle autorità emiratine, secondo il suo racconto, le informazioni sarebbero scarse: "Il Governo emiro non dà notizie, nessuno sa nulla. Persino la security del nostro palazzo non sa come comportarsi perché nessuno spiega cosa fare. Abbiamo ricevuto solo un messaggio da Emirates riguardo all'esplosione nell'area portuale di Jebel Ali".

Tra boati e missili in aria, le persone però - forse complice la scarsità di informazioni nel Paese - non sembrano essere troppo preoccupate: "Guidano e camminano per strada. C'è anche chi passeggia come se niente fosse. L'informazione riguardo a questa situazione è veramente poca".

"Ci sentiamo impotenti"

"Ci tengo a precisare che queste esplosioni non sono bombardamenti diretti su di noi - sottolinea Guenda - ma droni o missili intercettati dai sistemi di difesa di Dubai, per cui a terra cadono soprattutto frammenti". Tuttavia, come ha spiegato anche la 19enne, alcuni siti sarebbero stati colpiti, tra cui l'Hotel Atlantis The Palm, il Burj Al Arab e l'area portuale di Jebel Ali.

"Ti senti impotente, non sai come comportarti", conclude la giovane ripensando al momento e alla paura dopo i primi boati. "La situazione paradossale è che nelle ultime ore siamo noi, con i nostri racconti, a tranquillizzare gli italiani. Ma dovrebbe essere l'Italia a tranquillizzare noi".

Niccolò Banchi

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