Scontro politico su Montanari dopo l’incontro a Firenze sul referendum

Tomaso Montanari

Il rettore dell’Università per Stranieri di Siena parla di "Costituzione manomessa da banditi". FdI chiede le dimissioni, La Russa: "Si scusi o vie legali".


Polemica politica dopo le parole pronunciate a Firenze dallo storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, durante un incontro pubblico dedicato alle ragioni del "no" al referendum sulla giustizia.

L’incontro si è svolto il 5 marzo a Firenze (ore 16.45) all’Hotel Albani, in via Fiume 12, nell’ambito di un’iniziativa promossa dal Comitato toscano Società civile per il No. Il voto referendario riguarda alcune modifiche al sistema giudiziario, tra cui la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti e cambiamenti nella composizione del Consiglio superiore della magistratura.

Nel corso dell’iniziativa Montanari, come si può ascoltare dalla registrazione video dell’iniziativa, ha affermato: "In Italia volete avere ancora come padri e madri costituenti Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Terracini, Nilde Iotti o preferite Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida: comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi? Io no ed è per questo che voto no". Successivamente Tomaso Montanari ha pubblicato un video sui social della Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), in cui interviene sul tema del referendum sulla giustizia.

Le dichiarazioni hanno suscitato la dura reazione del deputato senese e coordinatore regionale toscano di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti, che in una nota ha chiesto le dimissioni del rettore.

"Tomaso Montanari ha perso l’ennesima occasione per tacere – afferma Michelotti –. Non avendo argomenti consistenti e dimostrando di ignorare il contenuto del referendum di cui si è fatto promotore del no, ricorre all’insulto, una prassi che ben conosce".

Secondo il parlamentare si tratterebbe di "un insulto grave rivolto ai vertici istituzionali del governo", con riferimento alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al presidente del Senato Ignazio La Russa e ai ministri Carlo Nordio e Francesco Lollobrigida.

"Il basso registro che da sempre caratterizza Montanari – prosegue Michelotti – scredita e mortifica l’Università per Stranieri di Siena, della quale è rettore. Un atteggiamento indegno che ci porta a chiedere le sue immediate dimissioni, perché chi ricopre un ruolo che dovrebbe essere modello di alto spessore non può permettersi di offendere lo Stato".

Deidda (FdI): "Il rettore si dimetta"

Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera, che ha chiesto le dimissioni del rettore dell’Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari.

"L’ormai noto rettore deve dimettersi o essere allontanato per i suoi continui e inaccettabili insulti verso le istituzioni – ha dichiarato Deidda –. È evidente che stia cercando una consacrazione politica e una candidatura con i partiti della sinistra, ma non può farlo abusando del suo ruolo accademico".

Secondo il parlamentare, "con questo ennesimo spettacolo di parole oltraggiose il rettore ha dimostrato ancora una volta di non essere all’altezza del suo prestigioso incarico". Deidda ha quindi chiesto "un passo indietro immediato, per il decoro dell’ateneo e per rispetto verso le istituzioni".

La replica di Ignazio La Russa

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che in un post sui social ha replicato alle parole del rettore.

"Finora, per pietà e rispettoso del "Non ti curar di loro…", non ho mai considerato degno della minima attenzione ciò che dice o scrive Tomaso Montanari – ha scritto La Russa –. Ma anche un qualsiasi minus habens ci penserebbe cento volte prima di affibbiare a me, insieme a Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio, l’insulto di "bandito"".

Il presidente del Senato ha quindi invitato Montanari a scusarsi pubblicamente, avvertendo che in caso contrario potrebbe ricorrere alle vie giudiziarie: "Questo insulto qualifica semmai chi lo pronuncia e mi spinge a considerare ultimativo il mio invito a scusarsi prima di dover fare ricorso alle vie legali, che di solito non uso".

La polemica si inserisce nel dibattito politico che accompagna il confronto pubblico sul referendum sulla giustizia.

Montanari: "Grave che la seconda carica dello Stato minacci per un’opinione"

Dopo le polemiche e la replica del presidente del Senato Ignazio La Russa, è intervenuto nuovamente anche Tomaso Montanari, che sui social ha commentato la vicenda criticando le parole del presidente del Senato.

"Che la seconda carica dello Stato trovi tempo e parole per una cosa del genere ormai non stupisce, visto che si occupa perfino dei comici di Sanremo e si intrattiene maschiamente sull'avvenenza fisica delle giornaliste", ha scritto Montanari su Instagram, aggiungendo che "minacci un cittadino per un'opinione liberamente espressa e argomentata in una campagna referendaria, questo invece è grave e ci dice a che punto siamo e così ci giochiamo con questo referendum: la Costituzione antifascista che per sempre li ha banditi".

Nel suo intervento Montanari ha inoltre spiegato il senso delle parole pronunciate durante l’incontro sul referendum, sostenendo che il suo ragionamento riguardava la difesa della Costituzione antifascista e criticando i progetti di riforma istituzionale che, a suo giudizio, metterebbero in discussione l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

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