
Indagini su rete neonazista online: perquisizioni nell'Aretino e 7 indagati. Il giovane studiava armi, esplosivi e sostanze chimiche per attacco ispirato alla Columbine High School
Un’articolata operazione antiterrorismo condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri ha portato all’arresto di un 17enne, accusato di aver progettato una strage a scuola, con sviluppi investigativi che hanno interessato anche la Toscana, in particolare la provincia di Arezzo.
Il provvedimento, disposto dal G.I.P. del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, riguarda un giovane pescarese domiciliato in Umbria, ritenuto gravemente indiziato dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale, etnico e religioso, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Secondo gli inquirenti, il ragazzo aveva reperito e diffuso manuali con istruzioni dettagliate per la fabbricazione di armi da fuoco e congegni bellici, inclusi dispositivi realizzabili con tecnologia 3D. Tra il materiale sequestrato figurano anche documenti su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose e guide al sabotaggio di servizi pubblici essenziali.
Particolarmente rilevante l’interesse per il TATP (perossido di acetone), esplosivo già utilizzato in attentati internazionali, soprannominato "madre di Satana". Le indagini hanno inoltre evidenziato l’intenzione esplicita di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School, seguita dal suicidio.
Il minorenne era inserito in circuiti estremisti online ed era in contatto con esponenti del gruppo Telegram "Werwolf Division", caratterizzato da contenuti legati alla presunta superiorità della "razza ariana" e dalla glorificazione di autori di stragi di massa, indicati come "santi" per incentivarne l’emulazione.
Nel corso dell’operazione sono state eseguite anche sette perquisizioni nei confronti di altri minorenni nelle province di Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo, tutti indagati per propaganda discriminatoria. Gli investigatori parlano di un "ecosistema virtuale" transnazionale di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista.
L’indagine, avviata nell’ottobre 2025, trae origine da una precedente attività antiterrorismo denominata "Imperium", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Brescia. In quel contesto, il giovane arrestato era già stato sottoposto a perquisizione nell’ambito di un’inchiesta su gruppi online neonazisti, xenofobi e antisemiti, diffusi su piattaforme come Telegram e TikTok.
Valditara: "Social da regolamentare, non basta il divieto ai minori"
A intervenire è il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sottolinea la necessità di un approccio più strutturato e condiviso. Secondo il ministro, il caso rappresenta "la conferma che noi dobbiamo considerare il tema dei social con grande attenzione", evidenziando come sia necessario collaborare con le grandi piattaforme digitali per individuare soluzioni efficaci. "Non c'è soltanto il divieto per i minori", ha precisato, indicando la necessità di strumenti più complessi rispetto a semplici restrizioni.
Valditara ha inoltre richiamato il collegamento tra il giovane arrestato e l’utilizzo delle piattaforme online: "Anche questo ragazzo era collegato con i social e utilizzava informazioni [...] per procurarsi armi, esplosivi e quant'altro", ha dichiarato a margine di un convegno dedicato alla scuola e alle prospettive educative.
Sul piano normativo, il ministro ha definito "molto equilibrato" il disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento, che prevede il divieto di utilizzo dei social fino ai 14 anni. Una soglia in linea con altri Paesi, mentre in Australia il limite è stato fissato a 16 anni. Resta tuttavia aperto il nodo della privacy, definito "un problema serio, oggettivo", ma superabile secondo il titolare del dicastero.
"È una grande sfida, purtroppo è il tema del momento ed è un tema molto drammatico", ha concluso il ministro, sottolineando l’urgenza di affrontare la questione con responsabilità.
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