Valentino Berni confermato presidente Cia Toscana

Valentino Berni

Valentino Berni è stato confermato alla presidenza della Cia Agricoltori Italiani della Toscana.

Berni, classe 1981, titolare di un’azienda vitivinicola e di tartufi nel comune di Montalcino (Siena), ha guidato la Cia Toscana dal 2022 al 2026, ed oggi è stato confermato con voto unanime alla nona assemblea elettiva della Cia regionale, che si è svolta al Museo del Calcio di Coverciano (Firenze).

Assemblea elettiva – moderata dal direttore Cia Toscana Giordano Pascucci, e da Claudio Capecchi, vicepresiente che ha visto la presenza di rappresentanti delle istituzioni, politica, mondo agricolo e addetti ai lavori. Sono intervenuti il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani; la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi; l’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras. Dario Nardella, deputato Parlamento Europeo; Alessio Mugnaini, delegato Agricoltura Anci Toscana; Massimo Guasconi, Presidente Unioncamere Toscana; Bernard Dika, Sottosegretario Regione Toscana. Conclusioni del presidente nazionale Cia, Cristiano Fini.

Nel suo intervento, il presidente Berni, ha ripercorso i quattro anni di lavoro durante il primo mandato, ricordando i risultati raggiunti e i molti problemi con cui, ogni giorno, deve fare i conti l’agricoltura toscana. “La priorità è quella di creare reddito per i nostri agricoltori – ha sottolineato Valentino Berni – è per questo che ogni giorno vediamo arretrate la nostra agricoltura, vedendo perdere terreno agricolo per abbandono e urbanizzazione. Dobbiamo lavorare sulle filiere, a partire da leggi più serie sulla tracciabilità, la lotta all'Italian sounding e cogliere le opportunità di nuovi mercati. Restano i problemi della mancanza di risorsa idrica, solo il 9% dell’agricoltura Toscana è irrigato. Fino ai danni che la selvaggina crea sistematicamente, cambiando i connotati delle nostre aziende, tra ungulati e predatori che hanno trasformato le nostre campagne in pochi anni. Va salvaguardata la PAC per dare opportunità di investimento ai nostri agricoltori e quindi adeguare l’ammodernamento delle aziende perché siamo in un cambio epocale. E’ fondamentale dire no al Fondo Unico (della PAC), gestire le risorse con un’idea che favorisca gli agricoltori e non gli speculatori. La nostra azione sarà importante nei prossimi 4 anni, lavoreremo con cognizione per rimettere al centro l'agricoltore e togliere lo speculatore da un campo che è quello agricolo che non crea assolutamente nessun valore aggiunto per gli agricoltori, ma anche per i cittadini, e per il cibo che dobbiamo produrre e mangiare”.

Conclusioni da parte del presidente Cia Cristiano Fini: “Grande attenzione verso la nostra Confederazione, non ho mai visto un presidente di Regione, presidente Consiglio regionale e assessore regionale, insieme ad un’assemblea. L’agricoltura è un valore e non un problema come qualcuno vuol far credere. Il problema più grande che abbiamo è il tema legato al clima: senza una resa produttiva adeguata non possiamo avere reddito, tema clima che parte dall’acqua, fondamentale per avere produzioni di eccellenza. L’azienda agricola si deve adattare al cambiamento climatico, altrimenti non va avanti, dobbiamo occuparci anche della fertilità del suolo. Stiamo proponendo una Legge nazionale sul consumo del suolo. I prezzi: l’export è aumentato arrivando a 73 miliardi di euro, ma la bilancia commerciale segna dato negativo, aumentano le importazioni rispetto a ciò che noi produciamo, vuol dire che i produttori non fanno reddito. Pensiamo che 7 euro rimangono in tasca al produttore agricolo, su 100 euro che spende il consumatore. Riequilibrare il valore lungo la filiera, attraverso contratti di filiera, una filiera che deve essere più unita. Sulla fauna selvatica siamo l’organizzazione che da più anni sta lavorando su questo tema, oggi l’iter è bloccato; la fauna selvatica è dello Stato ma i danni alle aziende agricole spesso non vengono pagati”. Fini ha ricordato le manifestazioni fatte a Bruxelles (sulla Pac) e a Strasburgo (sul Mercosur). “No al Fondo unico – ha detto Fini - creerà grande competizione fra Stati membri, ma soprattutto fra settori produttivi”.

 

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