Cadde da una finestra a Pisa: non fu suicidio. Ospedale condannato al risarcimento

Una psichiatra brasiliana di 33 anni non si tolse la vita volontariamente quando, la notte tra il 5 e il 6 novembre 2015, cadde dal terzo piano dell'ospedale di Pisa dove era ricoverata. A stabilirlo definitivamente è la Corte d'Appello di Firenze, sezione civile, che ha confermato la condanna dell'Azienda ospedaliero-universitaria Pisana al risarcimento dei familiari per oltre 675.000 euro, spese incluse.

La giovane era rimasta gravemente ferita in un incidente motociclistico avvenuto durante una vacanza in Toscana, ed era stata ricoverata il 19 ottobre 2015 con emorragia e frattura cranica. I medici avevano optato per una terapia farmacologica senza intervento chirurgico. Fin dai primi giorni la paziente aveva mostrato segni evidenti di confusione, forte agitazione psicomotoria e disorientamento, tanto da rendere necessarie sedazione e contenzione fisica.

Secondo la sentenza, la donna non agì per volontà suicidaria, ma fu travolta da un delirio iperattivo, una manifestazione neurocognitiva causata dai traumi cranici subiti nell'incidente. Una condizione, si legge negli atti, "essenzialmente reversibile" nelle sue fasi acute, ma capace di produrre gravi alterazioni neuropsichiatriche. La paziente, scrive la corte, "avrebbe ben voluto vivere", e lo avrebbe fatto se avesse ricevuto le cure adeguate.

Le responsabilità dell'ospedale, secondo i giudici, sono molteplici. La struttura non dispose una consulenza psichiatrica nonostante la complessità del caso, non spostò la paziente in una stanza priva di finestre apribili, e non garantì sorveglianza notturna continua. La madre, che di giorno assisteva la figlia, non veniva autorizzata a restare accanto a lei durante la notte. Quella notte la finestra della stanza era aperta, e la 33enne — in stato confusionale e con una contenzione che non la tratteneva efficacemente — vi passò attraverso.

 

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