
Il presidente Giani aggiunge 32 milioni per coprire i conti 2025, opposizioni all’attacco sui costi e sulla gestione
Al via, questa mattina, in Consiglio regionale la seduta per la discussione della prima variazione di bilancio 2026-2028, definita in 80 milioni, necessaria per chiudere i conti del 2025 della sanità toscana.
“Il provvedimento di variazione – ha detto il presidente della commissione Affari istituzionali Vittorio Salotti (Casa Riformista) - interviene esclusivamente in ambito sanitario per rendere disponibili le risorse necessarie a contribuire al raggiungimento dell’equilibrio economico del bilancio consolidato 2025 del sistema sanitario regionale”. “Per la variazione – ha spiegato - si parla di 80milioni di euro le cui risorse provengono per 30 milioni dall’adeguamento della previsione del gettito dell’addizionale Irpef; per 25,72 milioni dall’accantonamento a garanzia del pagamento di alcune rate di mutuo da parte delle aziende sanitarie non più necessario, e per 24,27milioni dal prelevamento dal fondo di riserva”.
Il presidente Eugenio Giani ha spiegato l’emendamento, a sua firma, che integra di ulteriori 32milioni le risorse già presenti nella variazione. “Queste risorse – ha detto - provengono per 25 milioni da una partita di giro che facciamo sul trasporto pubblico locale e 7 milioni dal fondo di riserva". “Si tratta – ha aggiunto di un accantonamento di fondi di garanzia che totalmente o parzialmente possono rientrare nel bilancio in base a quanto verrà realmente speso".
Il presidente ha ricordato che la Toscana riceve dal fondo sanitario nazionale 8miliardi273 milioni e che la Regione prevede "un'integrazione che viene dal bilancio regionale di 252 milioni", di cui "172 milioni erano già stati versati attraverso gli atti che avevano fatto nel corso dell’anno. Ne rimanevano 80, che sono quelli previsti nella variazione di bilancio di oggi”.
“Al tavolo degli adempimenti con il Ministero di economia e finanza – ha aggiunto Giani – c’è stato detto che i conti andavano bene, sono stati fatti apprezzamenti, ma è stato segnalato che era necessario prevedere altre risorse per voci che prima di quest'anno non venivano considerate: si tratta di fondi di garanzia per responsabilità dei pronto soccorso e per la responsabilità professionale. È quindi necessario prevedere altri 32 milioni che vanno 6 per il profilo della responsabilità professionale dei pronto soccorso e 26 per la responsabilità professionale in generale".
“Finalmente abbiamo l’entità del debito della sanità toscana del 2025 - ha detto il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI). - Cercare di far passare che questo disavanzo è un investimento per la sanità è una magia comunicativa”. Tomasi ha ricostruito il disavanzo : “40 milioni messi nel ‘26 nel bilancio preventivo per accendere un mutuo con interessi perché le asl avevano utilizzato 40 milioni per spese improprie, poi 132 milioni dell’Irpef e poi è iniziato un balletto di cifre, prima di 110 milioni poi di 80milioni, con cui abbiamo preparato la manovra di bilancio che abbiamo dovuto sospendere per i rilievi del Mef. E oggi si aggiungono 32 milioni. La somma di tutti questi numeri ci indica che il disavanzo è di 290milioni circa”. “Riguardo all’emendamento del presidente Giani ha aggiunto che “si pesca dal fondo di riserva sottraendo risorse al trasporto pubblico locale”. Tomasi ha parlato ancora di numeri e di ‘situazione pericolosa’: “Nel 2020 il disavanzo era di 91 milioni, nel 2021 era di 124 milioni, nel ’22 di 72milioni, nel ‘23 di 181milioni, nel ‘24 di 196milioni, nel ‘25 di 293 milioni, questi i conti dei consuntivi delle Asl di ogni anno dopo il quarto trimestre”. Tomasi solleva diversi interrogativi: “Sono investimenti? No. Sono medici in più? No. Sono medicinali in più? No. Non sono, purtroppo attività o servizi in più”. Altri numeri del bilancio, come quelle per la mobilità extra regione passiva che nel “2020 era 208milioni, nel ’22 l’avevamo ridotta a 156miloni, oggi sono 260 milioni” oppure “l’elettricità da 60 milioni del 2020 a 88milioni del 2025” questo vuol dire che “i soldi dell’Irpef sono serviti a sostenere spese impazzite e fuori controllo” e ancora, “ogni anno spendiamo 9milioni di euro d’affitto” e infine “il costo del personale dirigente non medico è stato di 83milioni nel 2020 e nel 2025 si spendono 100milioni e per il personale amministrativo si è passati da 163milioni spesi nel 2020 ai 172 milioni di oggi”. “Occorre razionalizzare il sistema – conclude - senza tagliare i servizi”.
“Sono condivisibili gli interrogativi sollevati da Tomasi sia per i quesiti che per i numeri – ha detto Jacopo Maria Ferri (Forza Italia). - C’è difficoltà a capire perché si continui ad aumentare le poste a bilancio legate alla sanità quando invece raccogliamo sul territorio un’insofferenza e una sofferenza in tante direzioni. C’è la necessità di un’impronta diversa, più manageriale, per una revisione complessiva del sistema affinché si arrivi a spendere il giusto e si taglino rivoli di spesa negativa che condizionano la scarsa efficienza di molti altri servizi”.
Secondo Ferri si tratta di “un malessere generalizzato che riguarda sia le aree più popolose che le aree più marginali dove questo si sente ancora di più”. In queste aree, “si lamenta la necessità di tamponare i tagli che vengono operati”, “rischieremo – aggiunge Ferri - a breve una crisi del 118 sia per l’assenza di volontari che per la loro qualificazione professionale anomala, sia per lo scarso trasferimento delle risorse”. “Potrei parlare della diagnostica nelle aree marginali diventata quasi una chimera, che vede l’alto spreco di macchinari spesso inutilizzati” o “gli investimenti sulle case di comunità positivi ma non supportati a dovere”. “Nonostante un quadro di difficoltà, di carenze di servizi e di sofferenza complessiva, continuiamo a vedere che la spesa sanitaria non trova la sua dimensione reale tale da poter tenere il sistema della nostra regione in equilibrio”. Ferri conclude: “Occorre fermarsi e valutare tutte le voci di spesa” e sull’emendamento di Giani afferma che “sarebbe stato utile avere un po’ di storia sulle spese che la Regione affronta quanto ai costi per le responsabilità professionali legate ai pronto soccorsi e agli ospedali, per rendere credibili i 32 milioni aggiuntivi”.
Per il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, “a sentire gli interventi dell’opposizione, il tema del disallineamento tra costi e ricavi ha una soluzione molto semplice: riduzione dei costi e delle prestazioni per la cura dei cittadini toscani". Se si ritiene che non sia necessario intervenire, basta ridurre il bilancio, mentre il Governo nazionale, rispetto al rapporto tra spesa per il fondo sanitario e Pil è arrivato al livello più basso dal 2020, un livello che i tecnici al di sotto della soglia di sopravvivenza del sistema pubblico”. Al contrario, secondo il consigliere, “la soluzione in questo caso non può essere quella più semplice” e allo stesso tempo, “non si deve parlare di ‘buco di bilancio’, perché non lo è: si tratta di una modalità tecnica, assolutamente fisiologica, che prevede di individuare le risorse mancanti per chiudere l’anno precedente, rispetto a quelle già stanziate per tenere insieme il sistema sanitario pubblico di questa Regione. Gli 80milioni più 32milioni, sono pari all’1,4 per cento del bilancio regionale. Il nostro obiettivo è salvaguardare il sistema sanitario universalistico”.
A giudizio del vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (Fratelli d’Italia), “si sta facendo una confusione grave, che meriterebbe il commissariamento della Regione Toscana". Con i soldi del 2026 si possono coprire le spese soltanto relativamente ai cosiddetti Lea, l’operazione che volevate fare non si può fare. Adesso, invece, si vanno a prendere i soldi nell’avanzo del 2025 e questo è consentito. Non siete capaci di governare la spesa pubblica e la spesa sanitaria toscana”. Riguardo alle risorse nazionali, “la storiella che il Governo taglia i fondi alla sanità è ormai patetica”, ha aggiunto Petrucci. “Il fondo sanitario nel 2010 pesava 104miliardi, nel 2019 133miliardi di euro (+9miliardi). Nel periodo del Governo Meloni, arriva a 136,5miliardi (+23,5miliardi): in quattro anni, aumentato di due volti e mezzo”. Al contrario, secondo il consigliere, “il Governo ha scoperto un altro vaso di Pandora: per il personale di emergenza-urgenza, l’indennità di Pronto soccorso – voluta dal Governo e non elargita dalle Regioni, Toscana compresa – può essere integrata. Conta come si spendono i soldi: con l’indennità di Pronto soccorso, il welfare aziendale, una delle misure più opportune per creare rapporto di fiducia col personale sanitario, con il coraggio che ci vuole per mettere mano alle regole di intramoenia”.
“Ci saremmo aspettati qualche spiegazione in più. C’è di che essere preoccupati”, ha aggiunto il presidente della commissione Controllo, Jacopo Cellai (FdI), secondo il quale “c’è troppa superficialità. Continuiamo a parlare di attingere ai fondi di riserva, ci dobbiamo chiedere come manteniamo la spesa. I numeri sulla mobilità extraregionale fanno riflettere. Una razionalizzazione è un ragionamento normale da parte di chi vuole amministrare, a meno che non si voglia mettere ulteriormente mano alle imposte sui cittadini toscani”, – ha affermato Cellai –. “La capacità di amministrare oggi richiede una razionalizzazione, è necessaria un’analisi per sostenere la spesa e non arrivare a un punto di rottura da cui sarà difficile tornare indietro”.
Enrico Tucci (FdI) ha segnalato “due singolarità e una grossa bugia”. La prima singolarità “riguarda il fatto che la Regione ha ripianato ben 40milioni di euro per spese improprie delle aziende territoriali. Lo ritengo un fatto grave che segnala uno scollamento tra dg e assessorato”. La seconda: “Nel marzo 2025 c’è stato un intervento della Regione per superare le gravi difficoltà del trasporto pubblico, ma oggi si tolgono 14milioni dal trasporto locale, con un vai e vieni di fondi che sarebbe da evitare. La grossa bugia – ha dichiarato Tucci – è che si è venduto l’addizionale Irpef come necessario, per poi si scopre che dei 250milioni dell’addizionale solo 132milioni vanno alla sanità. Questa misura addizionale è da considerare strutturale, è destinata a non diminuire mai più”. Per la sanità toscana “servono spending rieview e capacità di programmare per continuare a erogare nel tempo servizi di alta qualità. Spero che l’assessorato faccia una seria riflessione in questo senso”.
Secondo Marcella Amadio (FdI), questo intervento della Regione rappresenta la “perfetta fotografia della sanità toscana: un vero colabrodo che ha bisogno costantemente di fondi, come fosse un vampiro". Una situazione gravemente fallimentare. Il presidente continua a lagnarsi nei confronti del Governo nazionale, accusato di operare tagli che in realtà sono inesistenti: i fondi alle Regioni stanno aumentando. Non si può considerare buono e capace quell’amministratore che per la sua cattiva gestione è costretto ad aumentare le tasse ai propri cittadini”. La consigliera si è soffermata su “quello che sta accadendo a Livorno: una barzelletta, i finanziamenti per il nuovo l’ospedale un giorno ci sono, il giorno dopo non ci sono”. E sulle liste di attesa, “per interventi con la cataratta ci sono attese di oltre un anno: la Regione ha un dirigente per le liste d’attesa. È grave che il presidente della Giunta e assessora regionale – ha concluso Amadio – non seguano questo dibattito in Aula”.
“Riguardo alle fonti di finanziamento – ha detto Matteo Zoppini (FdI) –, per questa variazione si attinge per circa 11milioni sul trasporto ferroviario e per circa 14 sul trasporto pubblico locale, dopo che una mozione approvata dalla maggioranza ha chiesto di rendere gratuito il trasporto per gli under 26 con fondi dello Stato. Un altro elemento, all’interno della valutazione generale sulla coerenza delle politiche regionali è quantomeno distonico. Se questa è una variazione che certifica il problema strutturale di definanziamento della sanità, obiettivo dovrebbe individuare proposte strutturali per diminuire la spesa dei prossimi anni, ma oggi non sono state offerte dalla Giunta. Nessun piano di razionalizzazione, quando invece servirebbero Impegni necessari per risollevare la sanità, che non possono essere affrontate con misure temporanee presentate all’ultimo momento”, ha concluso il consigliere, che ha quindi chiamato la maggioranza al confronto sugli ordini del giorno preparati dall’opposizione.
Secondo la capogruppo di Fratelli d’Italia, Chiara La Porta (FdI), “il grande lavoro di comunicazione messo in atto dalla Giunta regionale in questi giorni non trova corrispondenza con maggiori servizi ai cittadini toscani. È evidente dai numeri, che non mentono: i buchi e le carenze di risorse, nonostante l’aumento Irpef diventato strutturale, la carenza è una emorragia che continua a perdere sangue e se continua così non potrà che portare alla morte. Le dichiarazioni vengono puntualmente disattese: il servizio di trasporto pubblico dato in sofferenza viene oggi svuotato per coprire buco sulla parte sanitaria. E non sono briciole. Siamo a chiudere il bilancio 2025, mettendo una toppa – ha proseguito la consigliera –. Si fanno annunci su ospedali e case di comunità: per quella di San Paolo, annunciata nel 2019 con posa della pietra nel 2020, sono state buttate al momento solo le fondamenta. Invito presidente e assessore a fare un po’ meno dichiarazioni, meno annunci di cose irrealizzabile promettendo ai cittadini cose che non si possono realizzare e a lavorare con i dirigenti per provare a fermare emorragia sancita dai numeri. Anche ai cittadini toscani comincia a toccare di dover andare a curarsi fuori regione”.
“Non è solo un mero esercizio contabile, qui si deve fare un ragionamento di carattere politico e di prospettiva del sistema sanitario regionale”, ha dichiarato il capogruppo di Forza Italia Marco Stella. “Siamo di fronte a oltre 90, forse 150milioni di debito strutturale ogni anno. La variazione che ci portate oggi non ha un riflesso contabile, è una questione di carattere politico alla quale non sapete minimamente come dare risposta. Diciamo subito – ha aggiunto Stella – che il presidente Giani ha ereditato situazione catastrofica: venti anni di Enrico Rossi sono stati un disastro, ma ormai sono sei anni che Giani è presidente e assessore al bilancio della Regione. Dobbiamo capiremo da dove vengono queste perdite”. Il consigliere ha mosso critiche alle forze che compongono ora la maggioranza in Regione, “come Avs e soprattutto il Movimento 5 stelle, che per dieci anni ha gridato alle inefficienze delle politiche regionali: oggi che siete messi alla prova di Governo, dovrete suddividere le responsabilità. Questa maggioranza è un pessimo esercizio politico, un cartello elettorale”
La consigliera del Partito democratico Serena Spinelli partendo dalla sua esperienza personale come pediatra al Meyer di Firenze ha iniziato il suo intervento sostenendo che “i bambini hanno il diritto di essere curati in tutto il Mondo e che il fatto che lo possano fare in Italia sia un grande valore da cui non dovremo discostarci mai, lavorando tutti in maniera coerente pensando che il sistema sanitario è un’infrastruttura a cui nessuno dovrebbe rinunciare”.
“Invece dal dibattito – ha aggiunto – emerge che abbiamo opinioni diverse. Il consigliere Tomasi dice che questi 40milioni dell’Asl sono spese improprie, io penso che in commissione abbiamo provato a sciogliere il nodo di queste risorse, dicendo che ci sono spese che le aziende talvolta devono intraprendere perché sono necessità improvvise, legate a temi infrastrutturali. Noi abbiamo utilizzato il bilancio regionale per andare a implementare il Fondo sanitario per sostenere il sistema, una scelta che le minoranze definiscono un’emorragia. Nessuno di noi ha detto che non si possa alienare il patrimonio e tutti gli anni le aziende lo fanno, ma non è la cosa più semplice del Mondo. Sono d’accordo anche sull’efficientamento energetico ed è uno degli elementi su cui la Regione ha approvato ad intervenire”.
“È vero - ha proseguito la consigliera Spinelli – che il Governo ha aumentato le risorse del Fondo sanitario ma nel 2026 saranno solo il 6,4% del Prodotto interno lordo, un investimento molto più basso rispetto agli altri Paesi europei. Quella che è stata fatta è una scelta precisa, avete deciso che il sistema sanitario non sarà più protettivo. Spostando fino al 30% della popolazione sui fondi assicurativi state disegnando un modello diverso. Mentre nel contempo avete deciso di alzare e portare al 5% le spese militari entro il 2035. La nostra scelta politica è invece quella di aumentare il Fondo sanitario raggiungendo una percentuale del pil adeguata”. Sullo spostamento di risorse dal Trasporto Pubblico Locale ha consigliera Spinelli ha ammesso di essere preoccupata, ma ha aggiunto che il Governo ha fatto una scelta precisa con tagli significativi a livello nazionale. Al Governo la consigliera Spinelli ha anche criticato la scelta di “non avere finanziato la legge sulla non autosufficienza”.
“Noi - ha concluso - faremo ogni sforzo possibile, non solo per sostenere il sistema sanitario, ma per renderlo in grado di rispondere ai nuovi bisogni delle nostre comunità che sono soprattutto legati all'invecchiamento e alla convivenza con le cronicità. Nella nostra Regione ci sono grandi professionisti e meritano il rinnovo del contratto”.
Prendendo la parola il consigliere Federico Eligi di Casa Riformista ha subito messo in evidenza un aspetto: “Quella della salute è una sfida fondamentale ed è necessario un servizio sanitario che dia delle risposte ai bisogni dei cittadini. A noi spetta il compito di provare a creare un sistema che dia le migliori risposte. Il dato da cui partire è che la sanità costerà di più perché la curva demografica è impietosa in questa Regione. E il tasso di cronicità sarà il punto critico per la tenuta del Sistema Sanitario. Noi dobbiamo uscire dalla logica esclusiva dei conti, per mettere al centro quello che siamo chiamati a fare. Sbagliate a pensare che quello di Eugenio Giani sia solo un effetto comunicativo senza risultati. Se controllate le cronache non passa settimana in cui il presidente della Giunta non vada a inaugurare una casa di comunità. E ce ne saranno presto 70 pronte, disseminate sul territorio che vanno a integrarsi ai 30 ospedali di comunità. Si tratta di un centinaio di strutture che entreranno nel sistema e dire che sia solo propaganda è una contraddizione”.
“Il nostro obiettivo in commissione Sanità - ha aggiunto - dovrà essere quello di mettere la testa su un nuovo modello toscano di sanità territoriale. Sui conti è chiaro a tutti che il sistema vecchio e il nuovo non tengono. Dall’opposizione non abbiamo avuto proposte e non capiamo la loro ricetta. Abbiamo solo capito che è necessario alienare il patrimonio, che è un punto centrale, ma non una risposta. La risposta deve essere la riforma del Sistema Sanitario Nazionale, una sfida da affrontare insieme. Va declinato un nuovo modello e noi come commissari dobbiamo spingere per avviare al più presto quel gruppo di lavoro che abbiamo deciso di costituire insieme. Un punto centrale di confronto fondamentale perché la vera sfida è quella di dare al problema una risposta politica, di visione mettendo al centro i bisogni dei cittadini e la nuova curva demografica. Io farò di tutto perché si apra il prima possibile questo lavoro. Dobbiamo immaginare la Sanità dei prossimi 20anni, una sfida da vincere tutti insieme perché già oggi 600mila toscani, senza risposte, sono stati costretti ad affidarsi alla sanità privata”.
Nella sua replica l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni ha detto di avere sentito dai banchi dell’opposizione due proposte “intervenire sul patrimonio e sui costi energetici. Proposte serie su cui ovviamente stiamo lavorando. Ogni azienda ha un piano di alienazione che ogni anno rinnova, con immobili complessi, si tratta di un'operazione che richiede tempo per essere efficace, ma su questo ovviamente rafforzeremo la nostra la nostra azione. Stessa cosa vale per l'energia, sono molte le aziende che hanno piani di riqualificazione energetica. La Regione fa bandi destinando parte delle proprie risorse proprio alle aziende ospedaliere e non solo. C'è un lavoro in corso e su questo abbiamo però intenzione di creare una sorta di tavolo centralizzato nell'assessorato in cui coinvolgere tutte le aziende e fare un piano che potenzi le nostre azioni in questo senso anche perché la previsione per il 2026 a causa della situazione geopolitica che sta colpendo le famiglie, e non soltanto le aziende sanitarie e gli ospedali, prevediamo un incremento di quaranta milioni di euro sui corsi energetici”.
“Noi - ha proseguito l’assessora Monni - ci muoviamo in una condizione di definanziamento strutturale del sistema sanitario pubblico e le regioni che hanno un sistema sanitario più pubblico, come la nostra subiscono e accusano di più questo rifinanziamento. È vero che per il 2025 il Governo ha stanziato 2miliardi e mezzo in più sulla sanità. Ma sono andati a coprire costi energetici e dei farmaci, aumenti contrattuali, cose sacrosante, ma risorse vincolate. Mentre le regioni hanno dovuto mettere di tasca propria 2miliardi e 700milioni, finanziando il sistema sanitario pubblico più di quanto faccia lo Stato.
Anche l’assessora Monni ha sottolineato come il rapporto tra investimenti sanitari e pil sia assolutamente insufficiente e scenderà ulteriormente nel 2026, mentre saliranno le spese per la difesa. Abbiamo meno risorse, ma più bisogni e servizi da soddisfare per l’arrivo dell’inverno demografico con l’aumento delle cronicità che hanno bisogno di cure continue e maggiori investimenti”.
“Siamo riusciti – ha spiegato l’assessora alla Sanità – a costruire, con tanta fatica per rispettare i tempi, 70 case di comunità finanziate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Case che andranno popolate con tetti di spesa e agli investimenti. Sarà una sfida difficile, ma saranno la prima pietra di una trasformazione profonda. Con un unico percorso di presa in carico, ma con più accessi che sgraveranno gli ospedali. E proprio sull’indennità di pronto soccorso siamo stati i primi ad applicare la normativa, pagando al personale anche gli arretrati”.
L’assessora Monni chiudendo il suo intervento ha spiegato che dietro la moltiplicazione dei primariati non ci sono duplicazioni inutili, ma strutture complesse, sull’intramoenia ha aggiunto che “è stato l’unico modo per evitare la fuga dei medici dalle strutture pubbliche”. Mentre ha rivendicato la bontà della scelta della Regione di sostenere le spese per le prestazioni extra lea, erogate a persone fragili malati oncologici o bambini affetti da malattie rare che hanno bisogno di una parrucca o di un farmaco particolare e costoso perché in Toscana “non si cura solo il corpo, ma si viene presi in carico sotto ogni aspetto. I numeri vanno letti bene, come base di partenza, ma dietro ci sono le persone e non possiamo dimenticarcelo”
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
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