
Napoli, perquisizioni della Digos per terrorismo: coinvolti esponenti dei Carc e un minorenne. Indagini anche a Firenze
Perquisizioni per reati di terrorismo sono state eseguite dalla Digos di Napoli su disposizione della Procura, nell’ambito di un’indagine che coinvolge sei persone, cinque residenti a Napoli e una a Firenze. Gli accertamenti riguardano, tra gli altri, tre componenti della direzione del Partito dei Carc, oltre a un minorenne. A renderlo noto è proprio il Partito dei Carc attraverso un comunicato sul proprio sito:
"All’alba del 21 aprile, su disposizione del sostituto procuratore Marco De Simone, la Digos di Napoli ha perquisito le abitazioni di sei compagni: cinque a Napoli e uno a Firenze. Fra di loro tre membri della Direzione Nazionale del P.Carc (Paolo Babini, Igor Papaleo, Marco Coppola), militanti delle Sezioni della Federazione Campania e un giovane simpatizzante, minorenne [...] Con questa prima nota, oltre a diffondere la notizia delle perquisizioni, denunciamo il tentativo di colpire il P.Carc con un’evidente e provocatoria montatura giudiziaria che combina i vecchi arnesi delle procure forcaiole e anticomuniste (270 bis) con le moderne perversioni repressive tipo “reato della parola” e propaganda terroristica a mezzo social. Invitiamo le organizzazioni e i partiti del movimento comunista italiano, gli organismi operai e popolari, i movimenti e le reti sociali a prendere posizione pubblicamente contro questa manovra sporca: con le accuse di “terrorismo” contro il P.Carc le autorità giudiziarie allargano il loro attacco contro tutto il fronte delle masse popolari e della lotta contro il governo Meloni. Quanto più il loro tentativo di cade nel vuoto, tanto più la lotta contro il governo Meloni, il sistema delle Larghe Intese e le loro autorità giudiziarie si sviluppa e si rafforza".
Secondo quanto emerso, agli indagati viene contestata la partecipazione a un’associazione finalizzata alla commissione di atti di violenza di matrice terroristica, ispirata alle Brigate Rosse e alle Nuove Brigate Rosse. Gli inquirenti ipotizzano inoltre l’aggravante di aver indotto un minorenne a commettere reati della stessa natura. Le indagini sono in corso per chiarire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti.
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