
I dati Federpreziosi Confcommercio presentati a Oroarezzo: in Italia restano 11.842 punti vendita, il 96,8% sono microimprese. Il Nord Ovest traina il fatturato, ma cresce il divario tra clienti e negozi
Il comparto delle gioiellerie italiane vale 7,387 miliardi di euro, ma il settore continua a perdere pezzi: nell'ultimo anno hanno abbassato la saracinesca 782 negozi, una media di circa 65 chiusure al mese. È la fotografia scattata da Federpreziosi Confcommercio, che ha presentato i dati alla fiera Oroarezzo nel corso dell'incontro "Gioiellerie in evoluzione: modelli, mercato e prospettive".
Oggi in Italia si contano 11.842 negozi tra orologerie, gioiellerie e argenterie, pari all'1,6% del totale del commercio al dettaglio. Una rete distributiva ampia ma sempre più fragile, fatta quasi esclusivamente di piccole realtà: il 96,8% delle imprese del settore è una microimpresa con un massimo di 9 addetti, mentre le piccole imprese si fermano al 2,9% e le medio-grandi rappresentano una quota marginale. Sul piano giuridico prevalgono le ditte individuali, che da sole coprono il 50,8% del totale.
Dal punto di vista economico, è il Nord Ovest a guidare il mercato con il 42,1% del fatturato complessivo, pari a circa 3,1 miliardi di euro, seguito dal Centro con il 29,3%. Un dato interessante riguarda proprio il peso delle microimprese: pur essendo la quasi totalità del comparto, generano il 55,1% del fatturato, mentre le aziende più strutturate, numericamente ridotte, contribuiscono in maniera significativa al valore prodotto.
Ma la ricerca mette in luce anche un nodo che va oltre i numeri: il rapporto tra consumatore, gioiello e punto vendita. Per il 46,3% degli intervistati il gioiello mantiene un valore simbolico importante, qualcosa di speciale e significativo. Tuttavia, l'esperienza in negozio è sempre più spesso percepita come poco coinvolgente, poco contemporanea e incapace di intercettare gusti e desideri della clientela.
Lo confermano i dati sulle esperienze negative: il 76,4% dei consumatori segnala di non aver trovato proposte estetiche in linea con i propri gusti, il 54,1% lamenta l'inesperienza del personale nell'individuare le preferenze del cliente, mentre il 23% denuncia l'assenza di esperienze d'acquisto realmente rilevanti.
Una sfida aperta per un settore che, pur conservando un forte valore identitario e simbolico, è chiamato ora a ripensare modelli di vendita, formazione e relazione con il pubblico per non disperdere un patrimonio fatto di artigianalità, tradizione e radicamento sul territorio.
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