
La Procura di Prato ha chiuso le indagini sull’esplosione avvenuta il 9 dicembre 2024 nel deposito Eni di Calenzano, che provocò cinque morti, 27 feriti e ingenti danni. L’avviso di conclusione riguarda nove persone indagate, tra dirigenti e preposti di Eni e della società appaltatrice Sergen.
Le accuse, a vario titolo, sono di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni. Sette indagati appartengono a Eni, mentre due sono legati alla società Sergen, incaricata dei lavori nel deposito.
Parallelamente, la Procura ha disposto un ulteriore avviso di conclusione indagini per presunti reati ambientali legati allo sversamento di idrocarburi in un fosso adiacente all’impianto.
L’incidente probatorio durato un anno ha invece escluso la responsabilità amministrativa di Eni S.p.A., in quanto “il modello organizzativo è risultato corretto” e “non sono emerse emergenze per un nesso eziologico tra previsioni del modello e eventi”.
Secondo quanto riportato nella nota della Procura, l’esplosione sarebbe stata “prevedibile, se fosse stata effettuata un’adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative” e “evitabile, se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza”. Tra le criticità individuate anche la presenza di “fonti di innesco” in area a rischio esplosione, come il motore a scoppio di una piattaforma elevabile utilizzata durante i lavori.
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