
Continua a far parlare di sé il caso dei topi alla scuola dell'infanzia a San Miniato Basso. Dopo la risposta del sindaco Simone Giglioli ai Riformisti, è giunta una nota di controrisposta proprio dei Riformisti.
Colpisce, nella risposta del sindaco, non tanto il tentativo di minimizzare i fatti (pratica ormai abituale di certa politica amministrativa) quanto la pretesa di trasformare chi solleva un problema in colpevole per il solo fatto di averne parlato.
È un copione consolidato a queste “latitudini”: quando la realtà disturba la “propaganda”, si risponde accusando chi la racconta di creare allarmismi.
Purtroppo però in questo caso nessuno ha inventato nulla. Nessuno ha inscenato alcuna rappresentazione. Le trappole c’erano. I cartelli anche. E si trovavano in una scuola dell’infanzia, frequentata da bambini che non hanno né l’età né il dovere di comprendere avvisi scritti appesi accanto ai loro spazi di gioco.
E soprattutto: nessuno ha mai sostenuto che episodi simili non possano verificarsi. Possono accadere in qualunque struttura pubblica. È evidente. Il punto, però, non è questo. Il punto è come un’amministrazione affronta il problema e quale rapporto sceglie di avere con le famiglie.
Quando Marzia Fattori ricopriva il ruolo di assessore, di fronte a situazioni analoghe (peraltro risalenti a 10 anni fa) vi era un confronto continuo con i genitori, una comunicazione diretta, trasparente, puntuale. Si spiegava ciò che stava accadendo, quali interventi sarebbero stati effettuati, quali precauzioni sarebbero state adottate. Perché le famiglie non devono essere trattate come un fastidio da gestire, ma come cittadini da rispettare e tutelare.
Ed è precisamente qui che emerge la gravità politica della vicenda odierna: i genitori non sono stati informati dall’amministrazione comunale. Non una comunicazione ufficiale, non un confronto, non una spiegazione preventiva. Sono venuti a conoscenza della situazione soltanto perché la scuola li ha messi al corrente.
Il sindaco oggi ci dice che era tutto sotto controllo. Bene. Ma allora la domanda diventa ancora più semplice: se davvero non esisteva alcun problema, perché evitare il confronto con le famiglie? Perché lasciare che fossero altri a comunicare ciò che il Comune avrebbe dovuto spiegare immediatamente con chiarezza e senso di responsabilità?
La verità è che in politica conta soprattutto il rapporto di fiducia con i cittadini. E la fiducia si alimenta con la trasparenza, non con le note difensive scritte dopo che il caso è diventato pubblico.
Nessuno mette in discussione l’esistenza di attività di monitoraggio. Sarebbe ridicolo. Quello che contestiamo è il silenzio, la superficialità comunicativa, la tendenza sistematica a derubricare ogni critica a “strumentalizzazione”, purché non si incrini la narrazione rassicurante dell’amministrazione.
E appare sinceramente singolare che il sindaco invochi oggi il senso di responsabilità istituzionale quasi fosse patrimonio esclusivo della sua amministrazione. La responsabilità istituzionale non consiste nel chiedere ai cittadini di tacere per non disturbare il manovratore. Consiste nel prevenire, informare e assumersi il peso delle proprie decisioni senza rifugiarsi dietro formule burocratiche.
Quanto poi agli attacchi personali, essi rivelano più nervosismo che forza. Quando un’amministrazione smette di rispondere nel merito e comincia a processare le intenzioni degli avversari, significa che il problema politico esiste eccome.
Noi continueremo a fare ciò che dovrebbe fare chiunque abbia a cuore la comunità: vigilare, denunciare, pretendere trasparenza. Senza paura delle etichette e senza accettare lezioni da chi considera l’informazione ai cittadini un fastidio da gestire anziché un dovere da rispettare.
Perché la sicurezza dei bambini non appartiene alla propaganda di maggioranza né all’opposizione. Appartiene alle famiglie. E le famiglie hanno diritto alla verità, sempre.
Riformisti per San Miniato
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