Femminicidio di Rufina, lettera della famiglia di Guidi: “La libertà vigilata per Innocenti ci preoccupa"

(Foto da Facebook)

La famiglia di Eleonora Guidi, la donna uccisa dal compagno Lorenzo Innocenti a Rufina l'8 febbraio 2025, esprime forte preoccupazione per la decisione dell'autorità giudiziaria di applicare nei confronti dell'indagato la misura di sicurezza della libertà vigilata. In una nota diffusa attraverso i propri legali, i genitori, la sorella e il cognato della vittima affermano di non sentirsi adeguatamente tutelati dal provvedimento adottato.

Secondo i familiari, assistiti dagli avvocati Mario Taddeucci Sassolini e Jacopo Piccioli, la misura concessa a Innocenti garantirebbe "un'eccessiva libertà di movimento e prevederebbe prescrizioni ritenute insufficienti a garantire la sicurezza della famiglia e del figlio minore coinvolto nella vicenda".

"Né noi né il minore ci sentiamo sufficientemente protetti", sostengono i parenti di Guidi, che contestano anche le conclusioni della perizia psichiatrica disposta dall'autorità giudiziaria. La consulenza avrebbe infatti ritenuto Innocenti incapace di partecipare consapevolmente al processo, una valutazione che la famiglia giudica discutibile sia nel merito sia nel metodo.

Nella nota viene evidenziato come, a loro avviso, non sarebbero state "adeguatamente considerate le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria redatta dai professionisti che hanno seguito Innocenti nel corso del tempo". Documenti che, secondo i familiari, "descriverebbero una persona pienamente consapevole dell'esistenza del procedimento giudiziario e delle relative conseguenze".

"È lecito chiedersi per quale ragione i periti vengano considerati attendibili quando valutano la capacità dell'indagato di partecipare al processo e non lo siano invece quando escludono la sua pericolosità sociale", osservano i familiari.

Particolarmente forte è l'apprensione manifestata rispetto agli effetti concreti del provvedimento. Secondo la famiglia Guidi, "la libertà vigilata non imporrebbe restrizioni tali da incidere significativamente sulla libertà personale dell'indagato, generando un diffuso senso di angoscia e smarrimento non solo tra i parenti della vittima, ma anche all'interno della comunità locale che continua a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda".

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