
L'azienda, con sede al Terrafino, dovrà pagare salari e contributi arretrati oltre a un risarcimento di circa 17mila euro, dopo che il Tribunale ha accertato la violazione dei criteri di scelta nei licenziamenti
Il Tribunale di Firenze ha annullato il licenziamento di un operaio empolese e ha condannato l'azienda al reintegro e al pagamento di salari e contributi arretrati, oltre a un risarcimento di circa 17mila euro. Secondo quanto riporta Il Tirreno, il lavoratore era rimasto coinvolto in una procedura di ristrutturazione e riduzione del personale in uno stabilimento della zona del Terrafino e nel 2024 era stato licenziato. Ritenendo illegittimi i criteri adottati dall'azienda per la scelta del personale da licenziare, ha impugnato il provvedimento.
Secondo quanto ricostruito, la riorganizzazione aziendale aveva portato alla cessione di un ramo d'azienda e alla conseguente riduzione dell'organico. L'operaio, assunto nel 1988 e impiegato per 35 anni nello stabilimento empolese, era stato spostato nel 2012 in un'altra area di produzione e nel 2014 era diventato addetto alla gestione del magazzino e della movimentazione dei prodotti, prima di essere collocato in cassa integrazione straordinaria a zero ore. Il lavoratore veniva impiegato solo saltuariamente e in caso di necessità nella linea di produzione in fase di dismissione.
La procedura di licenziamento collettivo avviata dall'azienda per la riduzione di nove posti di lavoro, anche attraverso incentivi all'esodo, aveva portato al licenziamento dell'operaio. A marzo 2023, al momento dell'apertura della procedura di mobilità, il lavoratore non risultava addetto a quel reparto in dismissione. Per questo motivo ha deciso di impugnare il provvedimento.
Per questi motivi, il Tribunale di Firenze ha ritenuto illegittima l'inclusione dell'operaio nella procedura di mobilità, poiché in violazione dei criteri di scelta tecnico-produttivi adottati dall'azienda.
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