
L'esercizio 2025 si chiude con un saldo finanziario positivo di 1 miliardo e 318,82 milioni di euro. Ricordato l'indebitamento a 2 miliardi e 80 milioni: gli interventi in aula
Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Rendiconto generale per l'anno finanziario 2025 con 24 voti favorevoli (Pd, Casa Riformista, Avs e Movimento 5 stelle) e 14 voti contrari (Fratelli d'Italia, Forza Italia e Gruppo Misto - Futuro Nazionale). Nell’illustrare il provvedimento, il vicepresidente della commissione Controllo, Alessandro Franchi (Pd), ha parlato di un rendiconto che “ci consegna una Regione con i conti in ordine, capace di ridurre il disavanzo storico di oltre 2,5 miliardi di euro e di incrementare gli investimenti di 227 milioni rispetto all’anno precedente”.
L’esercizio 2025 si chiude con un saldo finanziario positivo di 1 miliardo e 318,82 milioni di euro. “È un ottimo risultato, sia sotto il profilo della cassa sia della competenza”, ha spiegato Franchi, “ma va letto insieme a un altro dato fondamentale: l’avanzo vincolato, pari a 1 miliardo e 634,15 milioni di euro. Dal punto di vista contabile, la differenza tra saldo finanziario e avanzo vincolato determina un disavanzo di amministrazione di 315,33 milioni di euro, un valore che va però interpretato alla luce della sua evoluzione storica”. Franchi ha infatti evidenziato come, in poco più di otto esercizi, il disavanzo storico si sia ridotto di oltre 2,5 miliardi di euro, “grazie a una gestione attenta e al rispetto dei vincoli di bilancio, a dimostrazione della capacità dell’amministrazione di riassorbire progressivamente il debito strutturale ereditato dal passato”.
Franchi ha parlato inoltre di “un dato politico ed economico positivo”: mentre la spesa corrente si mantiene intorno al 90 per cento del totale, aumenta la quota destinata agli investimenti in conto capitale, che raggiunge l’8,29 per cento, superando 1 miliardo di euro di impegni, con un incremento di 227 milioni rispetto al 2024. “Significa - ha osservato - destinare più risorse allo sviluppo, alle infrastrutture e alla valorizzazione del patrimonio pubblico”.
Infine, sul tema del debito, il vicepresidente della commissione Controllo ha ricordato che al 31 dicembre 2025 l’indebitamento complessivo della Regione ammonta a 2 miliardi e 80 milioni di euro, di cui circa 2 miliardi e 73 milioni con oneri a carico del bilancio regionale. “I principali indicatori macroeconomici - ha concluso - confermano che il debito è pienamente sostenibile: quello pro capite è pari a 556,86 euro per residente, mentre il rapporto tra debito e Pil regionale si ferma all’1,44 per cento, con un’incidenza sul Pil nazionale sostanzialmente irrilevante”.
Gli interventi
Per il vicepresidente della commissione Controllo, Jacopo Cellai, “il fatto che l’indebitamento sia sotto controllo di per sé dice poco – ha affermato - . Esso va rapportato alla sua finalità. La domanda è: per cosa ci si indebita? Il debito è giustificato dalla realizzazione di opere di carattere economico, occupazionale o infrastrutturale oppure è ormai collegato al funzionamento ordinario della macchina amministrativa?”. Il consigliere ha quindi richiamato il giudizio di parifica della Corte dei Conti, “che invita a tenere sotto controllo un indebitamento che ha ormai raggiunto livelli piuttosto elevati, superiori ai 2 miliardi di euro”. Secondo Cellai, il rendiconto fotografa “un miglioramento sul fronte del disavanzo, ma anche una significativa riduzione della giacenza di cassa, un elemento che pone interrogativi sulle scelte future”.
Serena Bulleri (FdI) ha evidenziato come “la Corte dei Conti, al di là dei toni cordiali, non abbia espresso un giudizio positivo sulla gestione dei fondi pubblici da parte della Regione”. Secondo la consigliera, “la magistratura contabile ha rilevato un ricorso molto elevato all’indebitamento che poi non viene utilizzato, un Pnrr fermo al 51 per cento dell’attuazione, con dubbi sul rispetto delle scadenze del 2027, e una gestione delle risorse sanitarie che presenta forti criticità”. Dopo aver letto in Aula alcuni passaggi della relazione della Corte dei Conti, Bulleri ha dunque richiamato ulteriori elementi di criticità, sostenendo che “la Regione si è indebitata per realizzare grandi opere, ma non per migliorare i servizi”. Ha inoltre ricordato che, secondo quanto riportato nella relazione, “il Fondo sanitario regionale finanzia Arpat con 6 milioni di euro, in contrasto con quanto previsto dalla normativa”.
È intervenuto il capogruppo di Forza Italia, Marco Stella, che, dopo aver ribadito come “il rendiconto sia l’atto più importante che il Consiglio regionale è chiamato ad approvare”, ha lamentato l’assenza di rappresentanti della Giunta, chiedendo la sospensione della discussione. “È irrispettoso che non sia presente nessuno, tantomeno il presidente o il vicepresidente”, ha dichiarato. “La relazione della Corte dei Conti l’abbiamo letta tutti, ma vogliamo un confronto serio e risposte alle nostre domande. Vogliamo sapere perché il Pnrr non è stato portato a compimento, perché ogni cittadino toscano nasce con un debito di 556 euro sulle spalle e a cosa servano i 3 milioni di euro stanziati per la Terza Torre di Novoli, se il sindaco ha dichiarato quell’opera non realizzabile”.
La presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, ha replicato di aver ricevuto rassicurazioni sulla presenza degli assessori in Aula. Poco dopo alcuni componenti della Giunta hanno raggiunto l’Assemblea e il Consiglio ha respinto la richiesta avanzata da Stella di sospendere i lavori fino all’arrivo del presidente della Regione o del vicepresidente.
Il vicepresidente Diego Petrucci (FdI), dopo aver espresso sostegno alla posizione di Stella, ha denunciato che “non tutte le risorse stanziate dal Governo Meloni per la sanità vengono destinate ai Livelli essenziali di assistenza (Lea). Una parte di esse, e vorremmo sapere esattamente qual è l’ammontare, viene utilizzata per finanziare Arpat, un’agenzia che riteniamo fondamentale, ma che non può essere sostenuta con fondi che lo Stato destina alla sanità pubblica”. “La sanità toscana dispone di un finanziamento record, pari a 8 miliardi e 426 milioni di euro - ha proseguito Petrucci - eppure i dati Agenas collocano la Toscana al tredicesimo posto in Italia per le liste d’attesa, ben al di sotto della media nazionale. Si tratta di risorse ingenti che, a nostro avviso, vengono impiegate male. Vorremmo invece che fossero utilizzate per riconoscere le indennità al personale dei pronto soccorso e per assumere infermieri e operatori socio-sanitari”.
Luca Rossi Romanelli (Movimento 5 Stelle) ha sottolineato come “il fatto che la magistratura contabile abbia certificato che i conti sono in ordine rappresenta il dato più significativo, perché conferma che la gestione finanziaria della Regione rispetta gli standard previsti”. “Tra gli aspetti positivi - ha proseguito - c’è la scelta della Toscana di continuare a perseguire un modello di sanità pubblica e universalistica, una scelta che inevitabilmente ha un costo”. Rispondendo al vicepresidente Petrucci, Rossi Romanelli ha precisato che “la Regione non può assumere a causa del tetto nazionale alla spesa per il personale, un vincolo che non si può superare. È questo il motivo per cui si ricorre alle agenzie interinali”. “La sanità ha bisogno di maggiori risorse, e la Corte dei Conti lo afferma con chiarezza”, ha concluso. “Per questo possiamo essere orgogliosi del fatto che la Toscana continui a investire nella sanità pubblica e garantisca riduzioni ed esenzioni dal ticket che in molte altre regioni non sono previste”.
Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista, ha parlato di “risultati importanti che meritano di essere riconosciuti con chiarezza”. “Gli equilibri di bilancio sono stati rispettati - ha affermato - il disavanzo si è sensibilmente ridotto, è aumentata la quota di risorse destinata agli investimenti e la Corte dei Conti ha pronunciato la parifica senza formulare rilievi tali da richiedere correzioni o interventi specifici. È un risultato che nasce anche dal confronto continuo tra gli uffici regionali e la magistratura contabile, una buona prassi che rappresenta un corretto modo di intendere i rapporti tra le istituzioni”. “La sfida – ha concluso - è valorizzare l’affidabilità che la Corte dei Conti ci riconosce e rafforzarla nei prossimi anni, continuando a investire soprattutto nelle infrastrutture, materiali e digitali, ma anche nella mobilità, nella sicurezza del territorio, nell’innovazione e nel sostegno al sistema produttivo e alle imprese”.
“Sugli investimenti, così come sulla spesa corrente non è sufficiente citare i numeri bisogna vedere accanto alla quantità anche la qualità degli interventi che si finanziano” è intervenuto il consigliere regionale Lorenzo Fachi (Alleanza Verdi e sinistra) e quindi “è importante evitare che gli investimenti si disperdano” “non tanto da un punto di vista territoriale, perché è giusto che ci sia anche una rappresentazione territoriale ampia e diffusa” “quanto che siano oggettivamente conseguenti rispetto agli obiettivi e alle priorità”.
Riguardo alle difficoltà Falchi ha ribadito “sono oggettive nella gestione di una spesa corrente che risente dell'inflazione, dell'aumento dei costi legati al personale, al rinnovo dei contratti che portano un aumento dei costi a cui dovremmo far fronte se non si è in grado di lavorare anche sulle entrate e possibilmente -aggiungo- io provare a usare anche tutte le leve a disposizione per fare interventi di redistribuzione”. “Occorre provare a chiedere un contributo in più a chi può sostenerlo e alle persone che hanno redditi e patrimoni da poter sostenere anche l'aumento dei costi e il mantenimento non solo della spesa corrente ma anche della qualità dei servizi che questa regione eroga, piuttosto che aggravare invece chi vive esclusivamente del proprio reddito dal lavoro e da pensione”. Secondo Falchi le valutazioni del collegio dei sindaci revisori e della corte dei Conti “sono delle valutazioni meramente tecnico contabili”. Sull’aumento delle risorse “il problema è quanto aumentano e se quell'aumento segue gli aumenti dei costi”. Su Arpat, per il consigliere “bisogna valutare se quelle risorse sono Lea o contribuiscono ai Lea e se lo fanno per quanto riguarda la parte della prevenzione”.
“E’ un atto importante - ha detto Matteo Trapani (Pd) – amministrare vuol dire far quadrare i conti, rispettando i procedimenti e dando dei servizi e stiamo facendo la fotografia di quello che siamo riusciti a fare. Il rendiconto è il momento della verità”. “Inutile dire che lo Stato trasferisce fondi alla sanità toscana, è un obbligo, non una concessione”. “Il tema è che abbiamo una sanità fortemente pubblica, che quest'anno per l'inflazione abbiamo avuto anche dei costi per gli adeguamenti contrattuali e certamente abbiamo avuto una serie di investimenti; quindi richiamare i dati senza verificare quali sono le ricadute è sbagliato”. Trapani continua “c’è una solidità dei conti e vuol dire garantire dei servizi, il delta tra entrate accertate e spese impegnate ci permette di valutare il mantenimento degli equilibri finanziari che vuol dire non mettere a rischio i servizi in tutti gli ambiti”. Per Trapani “il lavoro della regione è andato ad evitare che si spendesse di più di quello che possiamo ma che si spendesse tutto il possibile”, “c’è equilibrio e una gestione prudente della regione che gestisce bene le risorse perché fa tornare i conti, rispettando i principi contabili e i procedimenti”, “a tutto questo lego anche il rispetto dei principi propri della pubblica amministrazione come trasparenza, legalità e correttezza rispetto alla gestione economico finanziaria”.
“Oggi si discute il consuntivo 2025- ha detto Massimiliano Ghimenti (Alleanza Verdi e sinistra) – ma sappiamo (dal giudizio sulla scadenza di metà 2026 -fonte Sole 24 ore) che la Toscana e il Piemonte sono le regioni che hanno raggiunto il 100per cento degli obiettivi dati di spesa Pnrr”. “Le indicazioni della Corte dei conti vanno seguite ma vanno anche approfondite e discusse”.
“Due miliardi e mezzo di riduzione del debito nel tempo – continua Ghimenti - non mi sembra un dato così minimale” e poi “continuare a parlare della crescita degli investimenti”, “mi pare che tutti chiediamo di far finanziare interventi sul territorio, maggioranza e minoranza, e io lo trovo assolutamente giusto” “perché per me la visione di una regione che aiuta i territori e i comuni a spendere e a mettere a terra risorse per interventi che altrimenti quelle realtà non potrebbero fare” significa “dare risposte ai cittadini” ed “è la visione di una Toscana vicina alle comunità”.
“Abbiamo tre grandi fonti attraverso cui ci muoviamo: il fondo sanitario regionale da una parte, le tasse dei cittadini toscani, il bilancio regionale e i fondi che arrivano dall'Europa” - afferma il vicepresidente Antonio Mazzeo (Pd) - “per quanto riguarda i fondi europei, la Toscana viene un po' vista dalle altre regioni europee come un modello dell'utilizzo dei finanziamenti europei per come li spende, per i risultati che produce, per l'impatto che ha sulla vita dei cittadini”. “8,5 miliardi di euro di cui 8,2 miliardi arrivano dal fondo sanitario regionale e 257 milioni sono messi dal nostro bilancio regionale 2025 -continua Mazzeo - se leggete l'atto di parifica non parla di fondo sanitario nazionale, ma parla di fondo sanitario regionale come somma del bilancio regionale da un lato e di trasferimenti del fondo sanitario nazionale dall'altro. I trasferimenti ad Arpat non impattano sul fondo sanitario nazionale ma finiscono sul bilancio regionale, negli extra Lea ci sono Arpat, una parte del fondo per la nuova autosufficienza, il trasporto sociale, le parrucche per i pazienti oncologici”. Mazzeo conclude “raccontare che usiamo per Arpat quelle risorse, usando il fondo sanitario nazionale non è vero”, “sull’utilizzo delle risorse per la sanità dobbiamo dire che tutto ciò che è Lea viene finanziato dal sistema sanitario regionale e quello che è extra Lea dal bilancio”.
“Non mi capacito del perché oggi la maggioranza abbia deciso di fare auto-ostruzionismo, soprattutto sul rendiconto – ha detto Chiara La Porta (FdI) - e nelle accuse che ho sentito rivolgere ad alcuni interventi puntuali dell’opposizione ci sia stata una levata di scudi che nel dire che noi difendiamo il governo Meloni hanno fatto delle difese di ufficio, ma che trovo paradossali”. “E’ arrivato Avs a difendere il Pnrr, abbiamo visto il Movimento cinque stelle che probabilmente nel bilancio dell'anno scorso era l'opposizione e aveva votato contro le scelte del bilancio della precedente Giunta Giani, difendere questo rendiconto. Trovo questa discussione davvero surreale”. “Stiamo parlando di bilancio e perché non c'è il presidente Giani”, “chiederei un attimo di serietà nella discussione”. “È stata citata la parifica fatta dalla Corte dei Conti e – continua la capogruppo- delle osservazioni ci sono e ne dovete prendere atto, alcuni degli interventi del consigliere Cellai e della consigliera Bulleri sono entrati nel merito di quello che ha detto la Corte dei Conti”. “A volte preferireste che non ci fossero ingerenze però ci sono, le osservazioni sono state fatte, le abbiamo semplicemente riportate in quest'aula e vanno tenute presenti”.
“C’è una parifica piena della Corte dei Conti, con osservazioni e rilievi, a differenza di quanto avvenuto in tornate precedenti - ha detto Simone Bezzini (Pd) – questo non significa che tutto vada bene, si evidenziano punti di forza e alcune criticità”. “Emerge – continua - che la maggioranza degli indicatori presi in considerazione tendono a migliorare” e “hanno un valore che riguarda la sostanza degli equilibri finanziari, patrimoniali, economici del bilancio” e “non vanno dati per scontati visto la fase in cui si collocano, caratterizzata dalla stagnazione dell’economia”, “da inflazione” “in un contesto in cui i trasferimenti alle regioni non crescono più di quanto crescano i costi connessi”. Bezzini ha evidenziato le criticità come “l'indebitamento” “generato però per sostenere la spesa in conto capitale e quindi gli investimenti”; “Irpet ci segnalava” che l’economia necessiterebbe un maggior investimento sulla domanda interna” e per Bezzini, per “alimentarla occorrono investimenti pubblici”.
Il capogruppo ha concluso “la regione stanzia più risorse aggiuntive di quelle trasferite dallo Stato” che “servono a garantire i Lea, gli extra Lea e la diffusione di strutture anche oltre gli standard previsti dai DM nazionali, penso a tante realtà collocate in contesti marginali, di montagna, aree interne della Toscana diffusa”. “L'altro aspetto significativo è che le modalità di finanziamento dei sistemi sanitari tendono a favorire quei sistemi che gestiscono non direttamente, come avviene in Toscana che è uno dei sistemi più pubblici del Paese, ma tendono ad alimentare di più quei sistemi che hanno diciamo un maggior ricorso al privato”.
“Potete dire che la spesa sanitaria non aumenterà oltre i 340milioni per il 2026? – ha chiesto Jacopo Cellai (FdI) in fase di dichiarazione divoto, annunciando il voto contrario di Fratelli d’Italia –. E se va ad aumentare qual è la copertura che siamo in grado di dare? Ci sono ancora molte, moltissime ombre”.
“Ogni anno il debito della Sanità aumenta – ha aggiunto il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) –, così ci dice la Corte dei Conti. Se continuiamo in questo modo, a fine legislatura consegneranno una sanità con mezzo milione di disavanzo, con la politica che avrà un ruolo molto marginale, senza un minimo di manovrabilità”.
Fonte: Consiglio regionale della Toscana - Ufficio stampa
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