"Sono con me da 16 anni": intervista a Giovanni Pistelli, l'allenatore di Taddeucci e Caponi

In foto la premiazione della classifica per nazioni, vinta dall'Italia. Nella foto Giovanni Pistelli, secondo da sinistra seduto, con alla sua sinistra Linda Caponi e, quinta da sinistra seduta, Ginevra Taddeucci.

Il tecnico del doppio podio europeo racconta il percorso delle due fondiste toscane, tra fiducia, duro lavoro e lo sguardo già rivolto a Los Angeles 2028


Un oro e un bronzo, nella stessa gara, con la stessa firma dietro: quella di Giovanni Pistelli, allenatore di Ginevra Taddeucci e Linda Caponi, protagoniste agli ultimi Europei di nuoto in acque libere disputati sulla Senna a Parigi. Taddeucci ha conquistato il doppio oro (10 km e 5 km), Caponi il bronzo nella 10 km. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare cosa c'è dietro questi risultati.

Da quanto tempo allena Taddeucci e Caponi? Come sono iniziati questi percorsi?

"Le due ragazze sono con me da 16 anni, Ginevra ininterrottamente, Linda invece ha passato 3 stagioni a Firenze poi è tornata con me 2 anni fa. Avevano quindi 13 anni circa, in quegli anni allenavo squadre (il Team Nuoto Toscana Empoli) con 15/20 atleti di alto livello. Li prendevo giovanissimi e con presunte capacità di arrivare a partecipare almeno ai campionati italiani. Linda fu subito un exploit in vasca fin dalla categoria juniores dove ottenne anche medaglie ai campionati mondiali di categoria sulla distanza dei 400/800/1500 stile libero. Ginevra invece dimostrava meno attitudine, aveva scarsa fiducia in se stessa e una grande ansia, una ansia terribile ogni gara. Eppure ottimo rendimento in allenamento e grande volontà, tanto che ho sempre ritenuto che prima o poi dovesse uscire qualcosa di veramente buono. Ho dovuto insistere non poco a farle percorrere la strada delle gare open water ma ritenevo che quel tipo di gare potessero almeno abbassarle il livello di ansia. Ho cercato di trasmetterle sempre fiducia, di farle capire che ci credevo davvero. Forse questo l'ha aiutata. Con il passare degli anni Linda mi ha sempre "portato" a finalizzare i suoi allenamenti sulle distanze più corte, 200 e 400 stile libero e nonostante avesse raggiunto grandi prestazioni per me le sue doti erano più rivolte alla resistenza. Ginevra al contrario mi ha spinto sempre di più alle lunghe distanze, allenamenti estenuanti, dove si esalta e fa rimanere a bocca aperta chiunque la veda al lavoro".

Foto di Andrea Masini / DBM / Deepbluemedia.eu

Che emozione ha provato nel vederle salire sul podio agli Europei?

"Nella mia carriera ho avuto diversi atleti nati e cresciuti nelle fila del TNT Empoli che hanno riportato successi internazionali, solo di titoli europei assoluti penso di averne vinti quasi una ventina da allenatore. Ogni volta però sentire l'inno nazionale che suona e che fa alzare in piedi la gente grazie al risultato di un atleta che segui da tanti anni mi mette i brividi. Questa volta su quel podio erano in 2, una gioia immensa che mi sono goduto con la mia compagna Michela e pochi altri intimi a Parigi!".

Cosa rappresentano per lei, personalmente, questi risultati dopo il lavoro fatto insieme?

"Sono fermamente convinto della bontà del mio lavoro e so che anche le mie atlete ci credono anche perché altrimenti non riuscirebbero a portarlo a termine. Non bado a sconti, per arrivare in alto nel mondo c'è solo il duro lavoro da parte loro soprattutto e da parte mia trovare la chiave di successo individuale che non è mai la stessa per due atleti. Ognuno deve essere seguito e affiancato nel suo percorso in modo diverso. A volte i modi possono non essere condivisi da tutti, parlo di atleti, colleghi, dirigenti e sportivi ma quando arriva il risultato così la soddisfazione e la rivincita vanno alle stelle!".

 

Come vede il futuro delle due atlete? Ci sono obiettivi o appuntamenti già nel mirino?

"Ad un certo punto della carriera se parli del futuro parli di Olimpiadi e le prossime sono a Los Angeles, nell'agosto 2028. Con le ragazze non ne parliamo mai, forse per scaramanzia, ma sono sicuro che in cuor loro ci pensano come me, i nostri obiettivi guardano là. E con strade diverse magari, con modi e anche ambizioni differenti, faremo di tutto per arrivare. Certo la strada è ancora lunga, due anni nella vita di un atleta possono cambiare tante cose".

C'è qualcosa che vorrebbe raccontare di questo percorso che magari non emerge dai risultati sportivi?

"Quello che raramente emerge dai risultati sportivi è quanto le difficoltà siano parte integrante e probabilmente irrinunciabile del successo di un atleta. Ogni battuta d'arresto, ogni mancato obiettivo, ogni fallimento, delusione o ingiustizia vissuti sono poi nella vita di un atleta spinte potenti verso il miglioramento. Questo non è facile da capire nell'immediato, ma col tempo, con quello che possiamo definire il senno di poi, ci si rende conto che ogni singolo evento, anche quello più difficile, più faticoso o apparentemente demotivante, ti portano dove vuoi arrivare. Questo è un insegnamento potente che abbiamo tratto dal percorso olimpico di Ginevra: i momenti di difficoltà non necessariamente limitano la lunghezza né la destinazione del percorso ma, possono e anzi devono diventare la spinta per andare avanti".

Un percorso lungo sedici anni, quello tra Pistelli e le sue due atlete, che dal Team Nuoto Toscana Empoli è arrivato fino al podio degli Europei di Parigi — e che ora guarda, senza dirlo troppo ad alta voce, a Los Angeles 2028.

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