
Il medico, 90 anni, fondatore della Neuropsichiatria infantile a Siena, scoprì la Dysmaturational Syndrome e introdusse il metodo Aerc
È morto a 90 anni a Siena Michele Zappella, tra i pionieri della ricerca sull'autismo nonché della Neuropsichiatria infantile italiana. A dare la notizia della sua scomparsa è stata l'Azienda ospedaliero-universitaria senese, che lo descrive come una "figura di primo piano della Neuropsichiatria infantile italiana e fondatore della Neuropsichiatria infantile a Siena".
"Clinico, studioso e docente, ha dedicato la propria vita professionale alla comprensione e alla cura dei disturbi neuroevolutivi", lo ricorda l'azienda, "affiancando alla pratica clinica una costante attività di ricerca e una straordinaria capacità di cogliere precocemente temi e prospettive destinati ad assumere un ruolo centrale nello sviluppo della disciplina. Nel corso della sua carriera ha formato generazioni di medici e professionisti, trasmettendo non soltanto conoscenze scientifiche e competenze cliniche, ma anche curiosità, capacità di osservazione e attenzione alla complessità e all'unicità di ogni bambino. Accanto alle sue qualità professionali e scientifiche, chi lo ha conosciuto e ha lavorato con lui ne ricorda le doti umane e l'ironia, oltre alla capacità di essere vicino alle persone".
Rilevanti i suoi contributi alla ricerca sull'autismo: è merito di Zappella la scoperta della Dysmaturational Syndrome, che si manifesta con un comportamento autistico transitorio associato a tic motori e vocali e ha una causa genetica. Ha introdotto poi una forma di intervento riabilitativo, l'Attivazione Emotiva con Reciprocità Corporea (Aerc). Per i suoi lavori sull'autismo ha ricevuto nel 1981 la medaglia d'oro e la cittadinanza onoraria del comune di Sesto San Giovanni (Milano). È sempre stato impegnato, fino agli ultimi mesi di vita, in un'intensa attività clinica.
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