
Dalla realtà aumentata alla robotica, fino ai materiali di ultima generazione: la tecnologia entra sempre di più nelle sale operatorie, con un obiettivo preciso: rendere gli interventi ortopedici sempre più accurati e personalizzati. A raccontarlo ai microfoni di Radio Lady è il dottor Alessandro Tripodo, ortopedico e referente per l’innovazione tecnologica della Clinica Leonardo Kormed di Sovigliana (Vinci), intervistato da Irene Rossi.
L'intervista completa: il video
La tecnologia è ormai parte integrante della medicina e, in particolare, della chirurgia ortopedica. Realtà aumentata, sistemi di navigazione avanzata e robotica rappresentano strumenti che possono aiutare il chirurgo a raggiungere un livello sempre maggiore di precisione.
"Oggi non si può non parlare di tecnologia anche in chirurgia – spiega il dottor Tripodo – perché ci permette di essere il più precisi possibile e di rendere i trattamenti sempre più confortevoli per il paziente".
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la realtà aumentata, che consente al chirurgo di avere informazioni aggiuntive durante l'intervento e di visualizzare parametri utili alla pianificazione e all'esecuzione della procedura.
In ortopedia, ad esempio, queste tecnologie possono essere utilizzate negli interventi al ginocchio e all'anca, aiutando a valutare assi, rotazioni e orientamento delle componenti protesiche.
L'obiettivo è anche quello di poter prevedere il risultato prima ancora di eseguire l'intervento, attraverso una pianificazione sempre più accurata.
"La realtà aumentata e le altre tecnologie di navigazione sono ausili che ci permettono di vedere e capire quello che stiamo per fare e quale potrà essere il risultato – sottolinea Tripodo –. Oggi parliamo sempre più di personalizzazione: ogni paziente è diverso e anche due ginocchia dello stesso paziente possono avere caratteristiche differenti".
Età, altezza, caratteristiche anatomiche, attività sportiva e condizioni generali sono tutti elementi che possono influenzare la scelta e la pianificazione dell'intervento.
Tecnologia, robotica e realtà aumentata non significano però una sostituzione del medico. Al contrario, secondo il dottor Tripodo, rappresentano "strumenti a supporto della professionalità e dell'esperienza del chirurgo".
Durante gli interventi, i sistemi tecnologici possono fornire dati e indicazioni che vengono visualizzati attraverso appositi visori. Le informazioni possono inoltre essere condivise con l'équipe attraverso monitor presenti in sala operatoria, permettendo a tutti i professionisti coinvolti di avere una visione comune delle fasi dell'intervento.
"La tecnologia ci aiuta, ma ci vuole sempre l'umano" ribadisce Tripodo. Anche in presenza di un sistema robotico, infatti, "possono verificarsi situazioni impreviste che richiedono una valutazione e un intervento immediato da parte del medico. Un eventuale sanguinamento o una complicanza intraoperatoria non possono essere semplicemente affidati a una macchina: è il professionista a dover interpretare la situazione e decidere come procedere".
La tecnologia, dunque, diventa uno strumento di precisione e sicurezza, senza eliminare il ruolo centrale del chirurgo.
L'ortopedia moderna comprende un'ampia gamma di interventi. Si va dalla medicina dello sport, con la ricostruzione o riparazione di strutture come il legamento crociato anteriore e i menischi, fino alla chirurgia protesica.
E proprio le protesi rappresentano uno degli ambiti nei quali l'evoluzione tecnologica e dei materiali ha prodotto importanti cambiamenti.
Secondo Tripodo, oggi l'indicazione a una protesi "non è necessariamente legata all'età avanzata". Ci sono pazienti molto giovani che, a causa di patologie, traumi o altre condizioni, "possono arrivare alla necessità di una sostituzione articolare, così come persone molto anziane che desiderano recuperare autonomia e qualità della vita".
"Una volta si pensava che le protesi fossero esclusivamente per le persone anziane. Oggi non è più così".
Il dottor Tripodo cita anche il caso di pazienti molto anziani che, "grazie al recupero funzionale, possono tornare ad attività quotidiane che avevano progressivamente abbandonato: andare al bar, leggere il giornale, bere un caffè o persino continuare a praticare attività come il nuoto".
Un altro fronte dell'innovazione riguarda i materiali utilizzati nella chirurgia protesica. Alla Clinica Leonardo Kormed, spiega Tripodo, vengono impiegati anche materiali di ultima generazione, tra cui strutture in titanio trabecolato e tantalio, progettate per favorire l'integrazione con l'osso.
La durata di una protesi, tuttavia, non può essere considerata come un dato assoluto: entrano in gioco numerosi fattori, tra cui eventuali patologie, traumi e le condizioni del singolo paziente.
"Oggi stiamo discutendo di protesi che possono andare anche oltre i trent'anni – afferma Tripodo –. Ho visto protesi d'anca di 25 anni e protesi di ginocchio di 20 anni ancora in funzione".
L'evoluzione dei materiali, sempre più resistenti all'usura, insieme alla tecnologia e alla preparazione del chirurgo, contribuisce ad aumentare le aspettative sulla durata degli impianti.
Un'evoluzione che riguarda anche pazienti fisicamente molto attivi: "Abbiamo maestri di tennis, maestri di sci e tante persone che fanno attività sportiva ad alto livello".
È forse proprio la parola personalizzazione a sintetizzare meglio la direzione verso cui si sta muovendo l'ortopedia contemporanea.
Tecnologie avanzate, nuovi materiali e competenze chirurgiche convergono verso un modello nel quale l'intervento viene progettato sulle caratteristiche specifiche del singolo paziente.
"Io la definirei anche un'ortopedia sartoriale – conclude Tripodo – perché deve essere personalizzata sul paziente".
Un'idea di medicina nella quale l'innovazione tecnologica non rappresenta un fine, ma uno strumento per migliorare precisione, sicurezza, comfort e prospettive di recupero, mantenendo sempre centrale il ruolo della persona e del professionista che la assiste.

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