
Un centinaio di persone al flash mob promosso dal PCI Empolese Valdelsa in piazza della Vittoria per ricordare il 52enne, fratello di un profugo palestinese accolto a Empoli
Si chiamava Iyad Taha l'uomo di 52 anni ucciso da un colpo all'addome esploso dall'esercito israeliano lo scorso sabato 10 ottobre in una tenda ad Al-Bureij, nella striscia di Gaza, durante i festeggiamenti delle nozze del figlio. Il 52enne era fratello di Muhammad Ismail Taha, uno dei palestinese originari di Gaza accolti a Empoli nell'ambito del progetto SAI.
Nelle scorse ore, la sezione Abdon Mori Empolese Valdelsa del Partito Comunista Italiano aveva reso noto la notizia, annunciando per oggi, 12 ottobre, un flash mob in piazza della vittoria, in vicinanza della famiglia e per richiedere al governo italiano di rompere qualsiasi rapporto, economico e militare, con lo Stato di Israele.
L'invito a partecipare, esteso alle realtà territoriali, ha visto la partecipazione di un centinaio di cittadini. Tra le realtà presenti hanno aderito Empoli per la Pace, Potere al Popolo, il partito dei CARC, Montespertoli con la Palestina e le sezioni locali dei circoli Arci. Presente anche la famiglia di Iyad e la comunità palestinese presente a Empoli.
"Come Partito Comunista Italiano abbiamo promosso questa manifestazione e chiamando tutti gli antifascisti e le persone democratiche, perché non si può essere antifascisti e democratici se si sostiene il regime di apartheid e liberticida che c'è in Israele, che sta conducendo un massacro, un genocidio del popolo palestinese", ha detto Sandro Scardigli, segretario della sezione Abdon Mori Empolese Valdelsa del Pci e promotore dell'iniziativa.
Quello che è accaduto ad Al-Bureij, commenta Scardigli, è ciò che in Palestina accade "purtroppo tutti i giorni": "Ci sono delle meravigliose famiglie palestinesi di Gaza che sono residenti qui a Empoli e che hanno già subito dei lutti inenarrabili, familiari uccisi. Queste cose - prosegue - le studiano scientificamente per demoralizzare la popolazione palestinese e distruggerne la vita sociale. E i coloni li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Investono le persone con le automobili, distruggono le coltivazioni, danno fuoco alle case. Secondo noi del Partito Comunista Italiano - ribadisce Scardigli -, il sionismo equivale oggigiorno al nazismo".
Alla manifestazione era presente anche la famiglia di Iyad Taha, da tempo parte della comunità empolese. Una delle figlie, arrivata in Italia con problemi di salute, era stata seguita dall'ospedale Meyer alla fine del 2023. Successivamente, la famiglia aveva ottenuto il ricongiungimento con il padre e gli altri fratelli.
A prendere la parola, tra la commozione generale, è stata Suha, moglie di Muhammad Taha, che ha raccontato il dolore per la morte del cognato: "Con quali parole posso descrivere un dolore così grande? Come può un cuore sopportare tutte queste perdite? Come si può continuare a vivere quando la morte ci strappa, uno dopo l'altro, le persone più care?. È stato ucciso dall'esercito israeliano mentre si trovava con i suoi figli e la sua famiglia, circondato dalle persone che amava. Non era soltanto mio cognato: era il sostegno e la colonna portante della nostra famiglia. La notizia della sua uccisione ci ha lasciati sconvolti e increduli. Oggi ci resta un vuoto immenso, una ferita profonda e un dolore che nessuna parola potrà mai descrivere.
Sono stanca del dolore, delle perdite, della paura e delle notizie che ogni giorno portano via un altro pezzo della nostra anima - prosegue Suha -. Vorrei soltanto che questa morte senza fine si fermasse, che i nostri familiari potessero vivere in pace e che arrivasse finalmente un giorno in cui andare a dormire senza paura e svegliarsi senza una nuova tragedia".
Tra le realtà presenti anche Empoli per la Pace. "Appena abbiamo visto l'appello, abbiamo deciso di partecipare - racconta Beatrice Cioni -. La famiglia di Suha e Muhammad, così come le altre famiglie di Gaza accolte nei SAI empolesi, fa parte della nostra comunità. Non è solo un momento di lutto, ma anche un'occasione di riflessione su quello che sta succedendo da un anno. Il 10 era un anno da una finta tregua - prosegue Cioni -, è servita solo a distrarre l'attenzione da quello che sta succedendo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, dove Israele continua con un'occupazione terrorista. Essere qui oggi è rappresentare il nostro dolore, stare vicino alle nostre amiche e amici di Gaza, ma anche star vicino alla popolazione palestinese che ha diritto a uno Stato libero".
Le richieste del PCI: stop ai rapporti con Israele e sostegno al boicottaggio
L'iniziativa nasce anche per promuovere tre obiettivi: contrastare l'approvazione definitiva in Parlamento del disegno di legge sull'antisemitismo, interrompere i rapporti economici, militari e politici con Israele e sostenere la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti dei prodotti israeliani.
"Un punto fondamentale, specialmente in questo momento, è il no all'approvazione definitiva in Parlamento del disegno di legge cosiddetto sull'antisemitismo -, ha spiegato Scardigli -. Secondo noi, esiste già la legge Mancino, che è più che sufficiente per punire ogni reato, compresa l'islamofobia, fra l'altro cosa ben più diffusa dell'antisemitismo in Italia".
La seconda richiesta riguarda l'interruzione dei rapporti economici, militari e politici con Israele: "Israele, senza l'aiuto degli altri Paesi, soprattutto degli Stati Uniti, ma anche dei Paesi dell'Unione Europea, non potrebbe reggere le guerre che fa", ha affermato Scardigli.
Il terzo punto riguarda il sostegno alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti dei prodotti israeliani venduti in Italia: "Siamo favorevoli alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, vale a dire boicottare i prodotti israeliani che vengono venduti in Italia. Fra questi, uno su cui abbiamo partecipato alla campagna è quello dei farmaci TEVA, prodotti israeliani molto diffusi che, secondo noi, vanno a finanziare la macchina di guerra e politica israeliana".
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