In seguito alla decisione di primo grado, dopo la causa avviata da un lavoratore sugli orari di lavoro. L'azienda alla Cgil: "Incomprensibile scontro permanente che rischia di compromettere la continuità stessa dell'impresa"
Biancoforno ricorrerà in Cassazione contro la sentenza con cui la corte d'appello di Firenze ha confermato la decisione di primo grado, dopo la causa avviata da un lavoratore contestando la gestione dell'orario di lavoro. Nelle settimane scorse l'azienda dolciaria con sede a Fornacette, nel Comune di Calcinaia, è stata al centro di uno sciopero con manifestazione promosso da Flai Cgil di fronte allo stabilimento, seguita dall'invito della direzione a far visita all'impresa. Ora viene comunicato che è in corso, tramite i propri legali, la predisposizione del ricorso: "Non siamo riusciti a far comprendere fino in fondo le necessità produttive e organizzative che consentono alla nostra azienda di operare" dichiarano da Biancoforno. "Abbiamo rappresentato vincoli concreti e imprescindibili: gli ordini dei clienti, i tempi delle lavorazioni e le scadenze delle consegne determinano un’organizzazione dalla quale dipende il funzionamento stesso della produzione. Riteniamo che la decisione non abbia riconosciuto il peso determinante di queste esigenze, valutando come una scelta ciò che, per la nostra realtà produttiva, costituisce una necessità. È questa distanza tra la realtà dell’azienda e la valutazione espressa nella sentenza a motivare il nostro profondo dissenso. Ne contesteremo i presupposti giuridici in Cassazione".
Poi l'azienda aggiunge: "Riteniamo altrettanto incomprensibile che la CGIL continui ad alimentare uno scontro permanente che rischia di compromettere la continuità stessa dell’impresa. BiancoForno occupa quasi 200 dipendenti diretti, con stipendi nell’ordine di 1.800 euro netti mensili; vi operano inoltre circa 30 addetti di imprese esterne. Considerando l’indotto, questa realtà sostiene complessivamente circa 350 posti di lavoro. Chi parla di sfruttamento deve confrontarsi anche con questi numeri, con le buste paga e con le concrete condizioni di lavoro. Una rappresentazione corretta dell’azienda richiede di considerare tutti questi elementi. Mettere a rischio questo patrimonio produttivo e occupazionale - concludono - avrebbe conseguenze concrete per centinaia di famiglie e per tutto il territorio. Chiediamo alla CGIL di misurarsi con questa responsabilità e di aprire un confronto sulle condizioni necessarie a garantire il futuro dell’azienda e di chi vi lavora".
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