Scuole occupate a Firenze, oltre 100 docenti firmano l'appello a sostegno degli studenti

Tra gli istituti coinvolti Machiavelli, Galileo e Rodolico. Domani lezione aperta in via Santo Spirito per rivendicare il diritto al dissenso


Oltre 100 docenti di scuole fiorentine (Liceo Machiavelli, Liceo Galileo Michelangiolo, Liceo Rodolico, IISS Calamandrei di Sesto Fiorentino, Liceo Pascoli, IIS Salvemini-Duca d’Aosta, ITT Marco Polo, IIS Giuseppe Peano, Liceo Artistico di Porta Romana, ITIS Antonio Meucci, IIS Alberti Dante, IIS Galileo Galilei, Liceo Leonardo Da Vinci) hanno sottoscritto un documento intitolato 'A fianco delle studentesse e degli studenti delle scuole occupate fiorentine'. Si può firmare il documento sul sito di Flc Cgil Firenze (www.flcfirenze.it).

Inoltre, domani venerdì 23 ottobre dalle ore 11 alle ore 13 davanti al liceo Machiavelli in via Santo Spirito un gruppo di docenti farà una lezione aperta sui temi cari agli studenti per mostrare vicinanza ai contenuti della mobilitazione studentesca.

Il testo del documento

'A fianco delle studentesse e degli studenti delle scuole occupate fiorentine': "Come lavoratrici e lavoratori delle scuole occupate fiorentine ci riconosciamo nelle ragioni che hanno spinto le studentesse e gli studenti alla mobilitazione. Ci preoccupa che, di fronte a una protesta studentesca, il confronto e l’ascolto possano lasciare spazio alla delegittimazione, alle minacce e alla criminalizzazione del dissenso. I media e buona parte del mondo politico riducono la protesta a un disordine da gestire. Noi crediamo, invece, che sia necessario guardare a ciò che sta alla radice di questa mobilitazione: la scelta consapevole di non accettare passivamente una realtà sempre più ingiusta e che produce e alimenta disuguaglianze, di non arrendersi all’impotenza e di non cedere all’indifferenza. Sempre più ragazzi e ragazze si trovano a considerare il futuro come una minaccia da cui difendersi o un lusso che non si possono permettere. In questi giorni, invece, gli studenti e le studentesse hanno smesso di accettare l’impossibilità del domani, sottraendosi alla solitudine delle loro camere e degli schermi, per guardare alla scuola come perno di un necessario cambiamento. Le mobilitazioni studentesche esprimono un rifiuto sempre più netto della guerra e delle politiche di riarmo, dei bavagli e delle censure che vengono imposti alla libertà di insegnamento e discussione, rivendicano il diritto a un’educazione sessuo-affettiva libera da pregiudizi, e chiedono una scuola pubblica capace di contrastare le disuguaglianze anziché riprodurle, senza discriminare le studentesse e gli studenti di origine straniera attraverso l’introduzione di tetti alla loro presenza nelle classi. Le studentesse e gli studenti protestano anche contro la condizione di svalutazione sociale ed economica di chi insegna nelle loro scuole, consapevoli di quanto precarietà e disconoscimento incidano sulla qualità della loro istruzione e sull’incertezza del loro tuturo.
Come insegnanti non possiamo non essere d’accordo. E rilanciamo con forza un’idea di scuola che non sia mera preparazione al mondo del lavoro, con tempi di apprendimento sempre più accelerati e compressi, erosi da attività altre ed estranee. Lo studio resta indispensabile per comprendere il presente e costruire gli strumenti critici per immaginare un futuro diverso.
Vogliamo che la scuola sia sempre più il luogo dove tutto questo prende forma.
Perciò rivendichiamo risorse e investimenti pubblici adeguati. Riteniamo che un sistema dominato da logiche di profitto abbia già prodotto troppi danni che ricadono sulla scuola e perpetuano condizioni di diseguaglianza: i diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti sono diventati di conseguenza privilegi per pochi. La scuola sia luogo di crescita e formazione personale e collettiva, non fabbrica di obbedienza e omologazione, ma fucina di pensiero critico. La cura di questo tempo malato comincia anche dalla capacità di dire “noi’, di riconoscersi in una comunità, di individuare ciò che abbiamo in comune e trasformarlo in una possibilità di agire insieme. Le mobilitazioni fiorentine, dal corteo studentesco del 16 ottobre alle occupazioni coordinate di quattordici scuole, rappresentano un’esperienza significativa anche nel panorama nazionale, dove le proteste hanno assunto forme e sviluppi diversi e non sono mancate situazioni di forte conflittualità e, purtroppo, episodi di vandalismo. Auspichiamo che a Firenze la mobilitazione mantenga un carattere organizzato, coordinato e nonviolento, fondato sulla condivisione delle rivendicazioni e sulla partecipazione collettiva. Questa capacità di agire insieme merita di essere riconosciuta e valorizzata: la protesta civile non si contrasta criminalizzandola, ma la si ascolta per capirne le ragioni e creare le condizioni per un confronto democratico. Siamo a fianco di studentesse e studenti perché le loro voci vengano ascoltate, le denunce sulle condizioni delle scuole trovino risposte concrete e le rivendicazioni diventino oggetto di un dialogo politico reale. Difendere il diritto al dissenso significa difendere una scuola pubblica democratica, inclusiva e libera, che educa davvero alla cittadinanza attiva, capace di mettere in discussione il presente e costruire, insieme, un futuro più giusto".

Fonte: Ufficio Stampa - Cgil Toscana e Firenze

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