
"Io sono con voi" scrive Simona, mamma di un ragazzo con disabilità, rivolgendosi agli studenti. "Potreste organizzare qualcosa. Accompagnerei mio figlio, si sentirebbe incluso"
"Coinvolgere i vostri compagni con disabilità sarebbe un gesto davvero rivoluzionario". Un messaggio, quello di una mamma di Montelupo Fiorentino, che arriva durante le occupazioni che si stanno svolgendo in più scuole della provincia e della Toscana. Una sorta di lettera indirizzata a studenti e studentesse, scritta sulla base della propria esperienza personale e di quella del figlio nello spettro autistico, che Simona chiede sia diffusa.
"Protestare è un diritto. Ma che ne è degli alunni con disabilità?"
Partendo dalle proteste studentesche degli ultimi giorni, scrive: "Le occupazioni le abbiamo fatte tutti ed è un diritto sacrosanto degli studenti. Anzi, è dai giovani che devono nascere i semi del cambiamento. Ovviamente in modo civile". E, ricordando le proteste alle quali ha partecipato da giovane, continua: "Che ne è degli alunni con disabilità durante le occupazioni?" rivolgendosi alla sé stessa di quasi quarant'anni fa, "lo so che per te questo è qualcosa di estremamente lontano nel tempo... e per questi ragazzi anche. È qualcosa che percepiscono come lontano da loro, tranne, forse, quelli che hanno un fratello o una sorella con disabilità". La mamma parla delle difficoltà nel gestire la notizia di un'occupazione, spiegando di ritrovarsi ad "arrangiarsi" per "spiegarlo a tuo figlio all'improvviso", organizzare il lavoro e gli impegni.
"Io accompagnerei mio figlio. Si sentirebbe parte di qualcosa"
Poi, rivolgendosi agli studenti dice "io sono con voi, ma questo è un aspetto di cui dovete tenere conto", lanciando alcune proposte. "Ad esempio avvisando prima le famiglie dei vostri compagni con disabilità, in modo che possano avere un margine per organizzarsi. Inoltre, durante l'occupazione potreste organizzare qualcosa in cui coinvolgere anche i vostri compagni con disabilità. Immagino che stiate organizzando assemblee, autogestione e tutto ciò che si fa in questi casi. Coinvolgere i vostri compagni con disabilità sarebbe un gesto davvero rivoluzionario. Una chitarra, due canzoni da cantare insieme. Un cartellone, pennarelli e slogan da scrivere. Volantini da distribuire, panini da comprare".
Ovviamente, precisa la mamma nella sua riflessione riferendosi al suo caso personale, "non ve lo lascerei lì da solo e non pretenderei che lo teneste. Lo accompagnerei o lo farei accompagnare, lo farei restare giusto il tempo per fare quell'attività specifica" per "un tempo adeguato. Così si sentirebbe parte di qualcosa. Si sentirebbe incluso. Non dovrebbe svegliarsi la mattina e scoprire che non può andare a scuola, perché i suoi compagni hanno cose da fare senza di lui. Potrebbe scegliere, come fate voi".
L'appello: "Deve esserci spazio per tutti. Aiutateci ad allargarlo"
"Se lottate per una società più giusta" dice infine Simona nel suo appello "deve esserci spazio per tutti. Anche per i vostri compagni con disabilità, che domani in quella società dovranno trovare uno spazio che è già esiguo in partenza. Provate almeno a pensarci... aiutateci ad allargarlo, quello spazio, invece che restringerlo. Nelle rivoluzioni, per definizione, dovremmo essere tutti uguali".
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