Tartufo, si chiama Tuber ma non è un tubero!

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“Mamma, da grande voglio fare l’idnologo”.

Molto probabilmente nessuno avrà mai pronunciato questa frase ma sono certa che molti di voi, se sapessero di cosa si occupa un idnologo, un pensierino ce lo farebbero. L’idnologia non è altro che la disciplina che studia i tanto amati tartufi. 

Questo fine settimana si concluderà la Mostra mercato del Tartufo Bianco di San Miniato e sarà l’ultima occasione della stagione per conoscere (non solo tramite le papille gustative) questo pregiatissimo prodotto della natura. Ma i tartufi cosa sono? 

Erroneamente considerati tuberi, i tartufi in realtà sono funghi ipogei, cioè sotterranei, che vivono quindi sottoterra e crescono spontaneamente accanto alle radici di alcuni alberi o arbusti. La vicinanza a queste piante è fondamentale perchè senza instaurare con loro un rapporto “simbiontico” non potrebbero sopravvivere. Nessun fungo infatti ha la fortuna di saper produrre da sé le sostanze necessarie al sostentamento e quindi non gli rimane che prendere quelle che altri organismi producono. In questo caso il fungo si instaura nella zona delle radici delle piante e si sostituisce a loro nel compito di assorbire acqua e sali minerali del terreno. La pianta “ricambia” fornendo ai funghi i carboidrati necessari al suo sviluppo. Nel caso dei tartufi, nel momento in cui il fungo finisce di compiere il suo normale ciclo evolutivo (che negli esperimenti effettuati con la quercia varia da 12 a 14 anni circa), iniziano ad originarsi dei corpi fruttiferi rotondeggianti di vario colore, profumo e grandezza, i tartufi appunto.

Il tipico profumo penetrante e persistente si sviluppa solo a maturazione e ha lo scopo di attirare animali selvatici come cinghiali, volpi ecc. per aiutare la dispersione delle spore contenute nel fungo e assicurare il continuo della specie.

Oltre ad essere uno degli alimenti più preziosi e apprezzati da secoli (si pensi che se ne hanno notizie già a partire dal I sec d.C)  il tartufo viene considerato anche una vera e propria "sentinella ambientale”, poiché non tollera l'inquinamento o altri fattori che possano danneggiarlo.

Un altro buon motivo per preoccuparci dell’inquinamento ambientale, non vi pare? 

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Ilaria Mancini

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