Lavoro nell'Empolese Valdelsa, i dati Cgil 2018: cresce l'occupazione, ma aumentano i precari

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Un bilancio di "luci e ombre", come ha più volte ribadito il coordinatore Cgil Empolese Valdelsa Paolo Aglietti, quello presentato oggi riguardo ai dati su economia e occupazione del 2018 nell'Empolese Valdelsa.

Tra le 'luci' ci sono i numeri: l'Empolese Valdelsa resta un motore dell'economia regionale con un numero di occupati che rappresenta oltre il 50% della popolazione attiva ( 53.500 occupati, di cui 42500 lavoratori dipendenti), un dato che fa del territorio quello con la maggiore densità occupazionale della Toscana. Nell'ultimo quinquennio l'occupazione è aumentata di 5600 unità recuperando in termini numeri i livelli del periodo ante-crisi. 

A fare da testa d'ariete per l'Empolese il settore manifatturiero e quello della moda (calzature, tessile, pelletteria) che conta 9mila dipendenti e ha visto una crescita occupazionale del 25%. In crescita anche il settore del commercio (+13%), i servizi all'impresa (aumento di oltre 1400 unità) e i settori del turismo, del trasporto e facchinaggio e della sanità privata (da 100 a 240 addetti). Resistono il chimico-plastico che conta 1400 addetti e il metalmeccanico che ne conta 1250, mentre in lieve calo l'agroalimentare. Anche nella Valdelsa i dati sembrano dare fiducia: il manifatturiero è cresciuto di oltre 300 addetti e rappresenta i 2/5 dei lavoratori privati, cresce anche il settore moda che conta 1500 unità. Lieve aumento anche per l'alimentare (oggi conta 380 dipendenti) e il turismo. Stabile l'occupazione nel commercio, ma resta difficile la situazione per il comparto legno che ha avuto una decrescita (occupa oggi 470 persone).

Ma ci sono anche le 'ombre': permane innanzitutto una sproporzione tra l'Empolese e la Valdelsa. Non è un caso se Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme siano state inserite nei casi di crisi non complessa. La media occupazionale nell'Empolese è del 53%, ma scende di qualche punto percentuale nel suo 'vicino'. Il dato più preoccupante è quello dei redditi con una sproporzione che arriva anche sui 5mila euro: nell'Empolese il reddito medio più basso è quello di Cerreto Guidi (18mila euro), il più alto Montelupo Fiorentino (22mila euro), mentre nella Valdelsa si va dai 17mila euro di Castelfiorentino a massimo i 18.917 euro di Montaione. Una differenza di reddito importante, tenuto conto che questo territorio da anni ragiona in termini di politiche prossimità e costituisce un sistema economico strettamente legato.

E ancora: se le luci puntano sui numeri, dietro ci sono altre 'ombre' che nascondono un mutamento fisiologico del mondo del lavoro. L'occupazione in termini numerici ha recuperato quanto 'eroso' dalla crisi economica, ma a ben vedere il dato non può far saltare di gioia: secondo i dati forniti dalla Cgil su 5 nuovi avviamenti al lavoro ben 4 sono con contratti precari o con un monte ore che non consente un reddito dignitoso, il cosiddetto 'lavoro povero', un tipico paradosso del mondo globalizzato. Sul fronte delle crisi aziendali la nuova Naspi dalla durata di 24 mesi non fornisce un ammortizzatore sociale in grado di far fronte alla situazione e anche nell'Empolese Valdelsa ci sono lavoratori che presto vedranno scadere il sussidio e si troveranno privi di reddito.

L'Empolese Valdelsa resta comunque un territorio 'sano' con una buona fetta di persone che lavorano, hanno occupazioni stabili e contratti dignitosi. Ma uscire dalla crisi significa anche arginare il processo di 'smantellamento' delle tutele dei lavoratori: da questo punto di vista qualche passo in avanti va ancora fatto.

"Per mesi - spiega Sergio Luschi della FILTEM CGIL - siamo stati impegnati a discutere sll'Art 18 quando i problemi delle aziende erano altri. Serviva trovare soluzioni per l'alto costo dell'energia, definire infrastrutture all'altezza e comprimere i tempi giustizia, ma quel tempo li è stato destinato a comprimere i diritti dei lavoratori"

È uno scenario fosco quello descritto da Maurizio Garofalo della FIOM CGIL: "Nel numero di assunzioni nel nostro settore non si registrano segnali troppo incoraggianti, molti sono contratti precari. Essere precari significa avere meno risorse economiche, ma anche condizioni di sicurezza peggiori. È vero che esiste una richiesta inferiore di cassa integrazione, ma non perché siamo ripartiti: è la conseguenza della riorganizzazione del lavoro svolto con più ore e meno personale, con aggravio per i lavoratori. Diventa sempre più difficile far rivendicare il contratto nazionale e non era mai successo in un territorio fortemente sindacalizzato come questo che alcune aziende si rifiutassero di applicarlo, proponendo dei contratti nazionali 'pirata' come è accaduto nella Valdelsa, trattando continuamente al ribasso. Le aziende vedono nella sicurezza, nel welfare contrattuale e nei diritti acquisiti, come quelli della formazione, solo un costo. Da questo punto di vista serve un mutamento culturale".

A poco è servito sotto il punto di vista del precariato il Dl Dignità recentemente applicato che non sta dando i risultati sperati: le aziende sono obbligate dopo 24 mesi a assumere o licenziare, ma anche nell'Empolese Valdelsa sta accadendo che le aziende non intendano concedere un contratto a tempo indeterminato e scelgano strade 'alternative', oppure addirittura il rimpiazzo del personale.

È in questo contesto che diventa un vero e proprio successo l'ottenimento da parte della Filcams  Cgil dell'Art.18 nell’appalto delle pulizie alla Sammontana di Empoli: un risultato che diventa un 'modello positivo' degno di nota se raffrontato nel contesto del mercato del lavoro in cui ci troviamo.

Altro tema su cui c'è poco da festeggiare è quello della sicurezza: i dati Inail mostrano che rispetto al 2017 le cosiddette 'morte bianche' sono aumnetate del 8,2% a livello nazionale, questo a fornte di un taglio ai fondi Inail. Poca formazione e mancanza di controlli e personale per eseguirli: questo deuncia la Cgil.

Un punto su cui il sindacato avanza delle proeccupazioni nell'Empolese Valdelsa è quello degli investimenti: il territorio è quello in cui si è investito meno in Toscana, un dato che diventa un macigno sul futuro dell'industria locale:  "Ci preoccupa lo scarso numero di investimenti che rischia di penalizzarci. Quello appena descritto è un quadro di luci e di ombre in una zona ancora ricca e piena di potenzialità, ma che non può sedersi rischiando di essere trascinata verso il basso".

L'economai locale, quindi, è forte e sembra reggere con piccoli segni di ripresa, ma il lavoro a livello di tutele contrattuali e di sviluppo del territorio non può fermarsi: "Il nostro è un territorio ancora ricco e forte - spiega Aglietti -, uno dei motori della Toscana. Un territorio che ha sofferto di più di altri del rallentamento dell'export a livello internazionale e questo ci preoccupa perché le esportazioni connesse a moda e pelletteria continuano a essere un punto importante di attività. Pertanto gli attori economici, sociali e istituzionali dovrebbero lavorare intorno al tema dell'attrativita, della vocazione manifatturiera e delle infrastrutture, tentando di mantenere quello che da tempo sta in campo nel nostro territorio"

Un percorso di sviluppo che la Cgil vuole fare appunto in concertazione con il mondo imprenditoriale e amministrazioni comunali, un 'tavolo continuo' di lavoro su cui mettere le basi per il futuro. Questo è il senso ad esempio del Patto di Sviluppo dell'Empolese Valdelsa firmato qualche mese fa, un atto rivendicato da Aglietti come un risultato fondamentale del 2018: "Un accordo importante che coinvolge direttamente sindacati, associazioni imprenditoriali e amministrazioni pubbliche in un dialogo su temi fondamentali come quelli della sicurezza sul lavoro, dello sviluppo e degli investimenti".

Ma l'obiettivo è avviare un percorso più ampio: "Dopo la firma del documento abbiamo avviato un interlocuzione con l'Unione dei Comuni sul documento unico di programmazione, una discussione che era stata interrotta da tempo. Abbiamo messo insieme molte questioni su cui basare una discussione tra parti sociali e Unione, soprattutto in tema di appalti, infrastrutture, piani strutturali e politiche socio-assistenziali. Ad oggi non sappiamo se si puo raggiungere un accordo, ma ci sono le condizioni", conclude Aglietti.

 

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