Carlo Levi a Empoli, il debutto convincente al Momento per lo spettacolo di Mancini

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È andato in scena con grande successo lo spettacolo “Carlo Levi. Cristo si è fermato a Eboli” al Teatro Il Momento di Empoli. Foltissimo il pubblico, bravi i due interpreti, Paolo Giommarelli e Silvia Bagnoli, suggestive le opere di Levi proiettate sullo sfondo e le musiche di Riccardo Joshua Moretti.

Ecco quanto ha detto Andrea Mancini, regista drammaturgo dello spettacolo: "Il nostro ‘Cristo’ è finalmente nato, certo avrà bisogno di un periodo di rodaggio, in particolare ci sono stati un po’ di problemi tecnici e di durata, nella scrittura stessa del lavoro. Ma aver potuto lavorare in un teatro vero, con il palcoscenico, le quinte, i fondali, le luci di taglio, è stato davvero magnifico, da tempo i miei spazi di lavoro erano alternativi e stavolta grazie al Teatro Il Momento, abbiamo uno spazio che faremo di tutto per valorizzare e rendere vivo”.

"Il nostro omaggio a Levi – continua Mancini -, con un pubblico importante e bellissimo, ha significato davvero molto. Devo ringraziare almeno Gianluca Rosucci, mio compagno di cordata, che si è assunto la direzione organizzativa della stagione, ma anche i due pittori che hanno portato la loro arte nel Teatro, cioè Andrea Meini, che ha dipinto per noi il suo bellissimo ‘Levi 1935’, dedicato alla scheda segnaletica che il fascismo fece al ‘politico’ Carlo Levi; e Domenico Conforte, “un pittore tra due lune” (quella lucana e quella toscana), che ha inaugurato la sua personale, proprio nella platea del teatro (aperta per tutto gennaio, da visitare in tutte le sere di spettacolo)”.

Di notevole valore, sono state le parole del prof. Mario Sladojevich, già preside alle scuole di San Miniato, ma anche al Liceo Pontormo di Empoli, che ha raccontato il suo rapporto con Conforte, insegnante di storia dell’arte, ma soprattutto di vita, per migliaia di ragazzi che lui ha introdotto all’arte, ma soprattutto ad una sorta di “mistero della natura”. Questo il titolo della mostra, chiusa da poco al Museo archeologico di Potenza, dove Conforte ha esposto: un significativo omaggio alla sua pittura, vicinissima a quella di Levi. Levi, che Conforte ha chiamato fratello, era vicino ai luoghi che ha cantato nei suoi libri e dipinto nei suoi quadri, gli stessi dove Conforte è nato e ha vissuto, almeno la prima parte della sua vita

Dopo l’inaugurazione delle mostre, si è potuto assistere allo spettacolo, che ha raccontato un Levi alla fine della vita, nei primi anni Settanta, reso cieco dalla malattia, ma non per questo azzerato nella sua capacità di espressione: è proprio su un “quaderno a cancelli” costruito dalla sua compagna Linuccia, la figlia di Umberto Saba, che Levi cominciò a scrivere e addirittura a dipingere.

Parte proprio da qui il testo dello spettacolo, raccontando il Sud, quelle persone che Levi scoprì negli anni Trenta e che restarono suoi compagni per tutta la vita.

Levi era interpretato da un attore importante come Paolo Giommarelli, reduce da tanti film e sceneggiati televisivi, bravissimo nel restituire questo poeta e pittore, nato a Torino e sepolto ad Aliano in provincia di Matera.

Mentre a Silvia Bagnoli, apprezzatissima dal pubblico empolese, sono rimaste tutte le altre parti, quella di Linuccia, ma anche di tante altre donne, incrociate da Levi durante i suoi tanti viaggi verso il Sud, la Lucania, ma anche la Calabria e la Sicilia. In particolare la Bagnoli ha dato vita a Francesca Serio, la madre del sindacalista Salvatore Carnevale, ucciso dalla mafia nei primi anni Cinquanta. Una madre che non accettò la regola dell’omertà, denunciando gli assassini del figlio. Nello spettacolo si rievoca l’incontro tra Levi e Francesca, in alcune scene di grande commozione.

Adesso si attendono le repliche, a Pisa, a Firenze, ma anche in tante parti d’Italia e persino all’estero.

Fonte: La conchiglia di Santiago

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