Muore a Empoli durante controllo di polizia, ACAD: "Il caso non è chiuso"

Arafet Arfaoui
Arafet Arfaoui (foto da Facebook)

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di ACAD Onlus con la quale l'Associazione commenta le prime notizie in merito all'autopsia sul corpo di Arafet Arfaoui, il 32enne deceduto lo scorso 17 gennaio durante un fermo di polizia a Empoli.

Per l'Associazione, così come aveva dichiarato a gonews.it l'avvocato Giovanni Conticelli poche ore dopo la diffusione dei primi risultati, "il caso non è assolutamente chiuso" e  "non è possibile ecludere che le cause della morte siano imputabili a terzi" in quanto "gli elementi ad oggi in mano all'avvocato e ai consulenti della famiglia di Arafet, non permettono di escludere alcuna ipotesi sulle cause della morte, c'è ancora molto da valutare e chiarire prima di arrivare a concludere". L'Associazione tiene però a precisare che "rimanda al mittente ogni conclusione frettolosa e inopportuna di una morte per droga", in quanto l'esame tossicologico che stabilirà la quantità di cocaina assunta deve essere ancora svolto.

L'associazione fa anche un appello alla "solidarietà popolare" affinché si riesca a coprire tutte le spese processuali.

La nota integrale:

Il caso di Arafet NON è assolutamente chiuso.  Con gli elementi ad oggi noti, sia sulla dinamica dei fatti sia sull'autopsia, NON è possibile escludere che le concause di morte del ragazzo di 31 anni, avvenuta ad Empoli il 17 gennaio durante un fermo di polizia con mani e piedi legati, siano imputabili a terzi.

Sono ancora in corso accertamenti medico legali delicati e complessi e col passare dei giorni crescono i dubbi e lo sgomento per quanto successo quel maledetto pomeriggio: se qualcuno avesse agito in maniera diversa Arafet sarebbe ancora vivo? La fase investigativa prosegue, molti ancora sono i dettagli incompleti.

Rispediamo al mittente ogni conclusione frettolosa e inopportuna di una “morte per droga” uscita su alcuni mezzi di informazione che si sono immediatamente adoperati per strumentalizzare le notizie contenute nella relazione preliminare del medico legale nominato dal PM. Un primo test tossicologico ha accertato sì la presenza di cocaina, ma non le quantità, ed è una follia senza alcuna base logica e scientifica accostare ad ora le cause della morte a tale sostanza psicoattiva senza averne determinato i livelli.  [...]

È vero che la TAC di Arafet ha accertato l'assenza di fratture, ma questo non esclude altri tipi di morte, e qualcuno ci dovrà spiegare la presenza di echimosi e segni di colluttazione sul volto e su altre parti del corpo, qualcuno ci dovrà spiegare la presenza di altri sintomi interni che necessitano di una comprensione approfondita. Per interpretazioni meticolose e professionali, affiancheremo al prezioso lavoro del medico legale di parte anche ulteriori consulenze specifiche.

Manteniamo pertanto la massima prudenza e riserbo sulla vicenda perché l’autopsia, come le indagini, non è ancora terminata e perché la Procura non ha ancora messo a disposizione tutte le carte e i filmati delle telecamere richiesti, fondamentali per ricostruire quanto avvenuto quel giorno. Ribadiamo quindi che gli elementi ad oggi in mano all'avvocato e ai consulenti della famiglia di Arafet, non permettono di escludere alcuna ipotesi sulle cause della morte, c'è ancora molto da valutare e chiarire prima di arrivare a concludere. Dalle dichiarazioni raccolte dai testimoni, tra cui gli stessi sanitari, abbiamo una sola certezza: all'arrivo del 118 Arafet era già morto.

Anche ciò che è successo nel bagno, unico luogo senza telecamere, è un passaggio rilevante su cui dovremo concentrare attenzione e indagini, l’assenza di immagini video probabilmente non ci darà mai la certezza di cosa è realmente accaduto là dentro, ma tutti i test sul corpo di Arafet molto potranno dire su cosa ha eventualmente subito.

Stiamo svolgendo i numerosi accertamenti e così sta facendo la Procura, ma andiamo avanti per la ricostruzione della verità con la massima attenzione e con l’autonomia imposta dalla nostra esperienza, costruita sulle tante vergogne processuali a garanzia troppo spesso di un impunità inaccettabile che ha gravato sul dolore già immenso delle tante altre famiglie che hanno pianto i loro cari in questi anni. Siamo stanchi di tutta questa sofferenza, ma determinati nell’andare fino in fondo.

Nell’attesa di fondamentali novità che usciranno a breve, continuiamo a chiedere l'aiuto di tutti su questo caso, sia per mantenere alta l’attenzione, sia per ribadire l’importanza del contributo di tutti. Ad oggi, 01/02/19, il preventivo complessivo per tutti i consulenti che stanno già lavorando, ammonta a 5.200 euro, cifra probabilmente destinata a salire. Nell’immediato siamo riusciti a coprire con la cassa interna di Acad (soldi derivati dal tesseramento più altri benefit) gli anticipi ai consulenti per un totale di 1.000 euro, altre realtà si sono in fretta mosse per contribuire a sostenere le spese più urgenti. Molte famiglie delle vittime hanno rinunciato in passato per paura e per l'enorme sforzo economico spesso necessario in questo tipo di processi, per questo sottolineiamo la necessità di non lasciar sola la famiglia di Arafet e di portare avanti questa battaglia di verità e giustizia con la forza della solidarietà popolare.

ACAD-Onlus


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