Tradurre poesia con Alberto Caramella alla Certosa di Firenze

Alberto Caramella (foto Luciano Ricci)
Alberto Caramella (foto Luciano Ricci)

Una raffinata selezione di trasposizioni dei versi di Alberto Caramella in cinque lingue (inglese, francese, spagnolo, russo e svedese) che include i testi di importanti scrittori come Lars Gustafsson o Ciaran Carson e di uno dei massimi ambasciatori della poesia italiana in Russia quale il traduttore Evgenij Solonovich.

La Fondazione il Fiore di Firenze celebra il 21 marzo, Giornata mondiale della poesia istituita nel 1999 dall’Unesco per «promuovere la lettura, la scrittura, la pubblicazione e l’insegnamento della poesia in tutto il mondo», con un evento di presentazione del nuovo libro multilingue ‘Alberto Caramella – Era il paese dei morbidi sogni’ (Polistampa 2019).

L’appuntamento, che si terrà giovedì 21 marzo alle 16,30 presso il Refettorio moderno della Certosa di San Lorenzo al Galluzzo di Firenze (via della Certosa n. 1) e che è organizzato dalla Fondazione il Fiore in collaborazione con Comunità di San Leolino, Associazione culturale Italia-Russia e Centro Studi Jorge Eielson, è intitolato “Tradurre poesia con Alberto Caramella” e prevede gli interventi critici di Marco Marchi e Carmelo Mezzasalma, oltre alle letture di Celeste Cappelli (francese), Davide Caramella (inglese), Andrea Giuntini (italiano), Giulia Spagnesi (spagnolo), Gabriella Tozzetti (russo), Catherine Wallerman (svedese) e agli intermezzi musicali di Andrea Benucci al liuto e mandolino e Luigi Gagliardi alla chitarra. Coordina l’incontro, che è a ingresso libero e si concluderà con un buffet, Maria Giuseppina Caramella, presidente della Fondazione il Fiore e curatrice del libro.

L’antologia edita da Polistampa ‘Era il paese dei morbidi sogni’ - che deve il titolo al primo verso della poesia “Bianco” da ‘I viaggi del Nautilus’ (Le Lettere 1997) – raccoglie una scelta di poesie tradotte di Alberto Caramella (1928-2007) che sono state in gran parte pubblicate separatamente, ma che, spiega Maria Giuseppina Caramella, «vengono qui accostate in maniera nuova e originale, in forma libera, per cui talvolta la poesia è tradotta in una sola lingua, oppure in più lingue, oppure nella medesima lingua ma da traduttori diversi, quasi a incoraggiare la riflessione sulle ragioni stesse del tradurre poesia». I traduttori sono i seguenti: Roberto Bertoni e Cormac Ó Cuilleanáin, Ciaran Carson, Patricia Garde-Grandi, Anthony Oldcorn e Joseph Tusiani in inglese; il direttore dell’Istituto Francese di Firenze Jérôme Bloch e Valérie Thévenon in francese; Evgenij Solonovich in russo; Margara Russotto in spagnolo; Lars Gustafsson in svedese.

La nuova antologia multilingue è «un’attestazione desunta all’interno del suo stesso corpus di autore di versi – scrive Marco Marchi in un passo del suo contributo critico al volume - che ci riconduce, illuminandola nei suoi significati più alti, a una parallela e del tutto sintonica aspirazione a provare la sua voce nei suoni di altre lingue, a far risuonare il messaggio dei suoi versi, ancorché segreto e suggellato dalla sua stessa autonomistica perfezione autoreferenziale, nell’ambito di altre tradizioni linguistiche, di differenti combinazioni di suoni e modi di esprimersi, presso distanti e distantissimi uditori e fruitori: da poeta che assolutamente credeva nelle possibilità della “poesia nel mondo” e più ancora, rivendicandola come una sua fiducia fondante e suo contrassegno quotidianamente operativo, in quelle della “poesia del mondo”».

Alla traduzione come esercizio filologico sempre in bilico fra fedeltà e invenzione di Giancarlo Pontiggia si richiama invece nel suo testo introduttivo Carmelo Mezzasalma, che afferma: «… di fedeltà e invenzione, a proposito della traduzione, abbiamo parlato a lungo, negli anni della nostra forte e indimenticabile amicizia, con Alberto Caramella che desiderava, come ogni altro vero poeta, che la sua poesia fosse tradotta in altre lingue, quasi per saggiarne la sua tenuta e il suo rigore espressivo. Un sogno che ora, con questo quaderno di traduzioni che abbiamo davanti, è diventato una felice realtà. Non conta tanto e solo la più o meno fedeltà al testo originale di Alberto, quanto piuttosto il suo messaggio che, pur navigando tra anfratti e stilemi di altre lingue, reiventa per così dire quella sua particolare energia linguistica, quella sua pensosità morale, quella sua forza d’invenzione che, di fatto, costituiscono il carattere essenziale della sua parola in poesia».

Fonte: Ufficio stampa

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