La rondine ha rotto il nido

La torre della fattoria, una vecchia torre dietro la villa, era rimasta vuota perché i fascisti che ci abitavano erano scappati. La parte più alta era diventata il luogo degli incontri di Edda e Rudolf: uno spazio fra quattro pareti e due strette finestre, con un letto dalla testata fiorita, un quadro trovato nel solaio e il comò della nonna. Un tappeto chiaro tessuto a mano, copriva il pavimento di mattoni. Su un vassoio di vetro tinto, c’erano foto, ricordi, regali. Edda guardava da una finestra. Una gazza si era posata su una vigna, splendeva.

-Voglio andar via Rudolf, a Volterra. Ho una piccola casa, portamici ti supplico. Così dicendo e voltandosi verso di lui in modo rapido, i capelli biondi sventagliarono sul disegno rosso delle labbra. Lui si avvicinò per baciarla ma lei lo trattenne. Da quando mio fratello è entrato fra “repubblichini”, in villa è un via vai di brutti ceffi, sono prigioniera in casa con la Dina. Tante volte il babbo lo ha supplicato di lasciar perdere, l’ho visto implorarlo in ginocchio, dirgli che la guerra è ormai perduta, che il fascismo è finito, la Repubblica di Salò un’invenzione del Duce e i giovani come lui vittima della propaganda. Ha ricevuto del vigliacco e non ha potuto far altro che subire. Da qualche giorno lui e la mamma sono ospiti dei Roversi. Sono restata per te ma siamo divisi: dobbiamo vederci furtivi, rubare il tempo come ladri, nasconderci. Il Nelli dice che uno di questi giorni ci sarà un attacco. Tu come farai a schierarti coi partigiani o a sparargli contro?

-Domani ti porto a Volterra. Ho ricevuto l’ordine di recarmi a Roma. Invece della costa seguirò le vie interne. E’ solo questione di giorni: siamo pronti ad agire. In Germania e in Europa centinaia di ufficiali non attendono che un segnale: “La rondine ha rotto il nido”. Quando lo sentiremo alla radio, da Berlino o da Roma, Hitler sarà morto, la guerra sarà finita. Finalmente saremo liberi, sarà la fine di un incubo.

Edda gli si buttò fra le braccia. Cominciò a baciarlo con tenerezza e con forza. Lasciò che le sue mani le scoprissero i seni, che la veste scivolasse sopra il tappeto, che la guardasse controsole.

Si fece cadere sul letto, lo tirò a sé fra le gambe fino a sentirlo addosso, avvolta, penetrata, presa con dolcezza e con forza. Nuotarono nella luce fra disperazione e speranza, felicità e paura. Erano abbracci convulsi dalla precarietà, dall’ignoto, dalla morte dietro la porta. Dentro di loro una pace inquieta. D’intorno, le vendette, l’attesa di tragedie e di lutti.

Ahimè, quando viene l’inverno,/ dove trovo i fiori e dove

il lume del sole/ e l’ombra della Terra?

Muti e gelidi stanno / i muri, al vento

stridono le banderuole.”

-Sono versi tuoi?-

-No, sono versi di Holderlin. Prima della guerra la sua poesia era un’acqua pura, incontaminata; a quella fonte si beveva Atene e lo spirito della Grecia, si respirava armonia e bellezza. Poi venne la “notte dei cristalli” e della sua poesia si è fatta una triste lettura: il Reno, trasformato in un rito nazista. I miti delle origini, la fraternità del sangue, pretesti per un paganesimo guerresco, la supremazia della razza, il dominio. Ci siamo ridotti a tiranni, abbiamo violentato il mondo, siamo senza futuro.

-Non credi in Dio?- chiese Edda

-Non riesco a vederlo- ripose.

A Stalingrado tenevo fra le braccia un ragazzo. Era ferito in pancia, soffriva in modo atroce. Le sue urla attiravano i cecchini. Io pregai Dio che gli togliesse il dolore, o che lo facesse morire. Le sue mani stringevano la terra, il corpo era scosso da spasimi...

...urlò tutta la notte, senza posa; fino al chiaro del giorno, senza posa; fino a morire, senza posa. Le nuvole passavano basse, mute e fredde; passavano dense, passavano...

Mi dissi che quello era Dio: muto, silenzioso, indifferente. Passava gelido sulle nostre teste.

Valerio Vallini, stralcio da "Fra le ali dell’angelo"

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