Il Diabolik(o) Giuseppe Di Bernardo e il suo fumetto sul Mostro di Firenze

Tavola tratta dall'albo

Otto duplici omicidi avvenuti tra il 1968 ed il 1985 hanno segnato le campagne fiorentine con il marchio dell’orrore. Una scia di sangue lunga diciassette anni. Sedici le vittime. Decine i magistrati e gli investigatori che si sono occupati delle indagini. Tanti i protagonisti altrettanti gli antagonisti. Una storia agghiacciante, un caso giudiziario unico nel suo genere, che ha visto addirittura l’entrata in scena dell’FBI.

Tutti conoscono la vicenda del Mostro di Firenze o ne hanno sentito parlare almeno una volta nella loro vita. Quasi tutti invece, pensano di conoscerne la verità, anzi, ne sono fermamente convinti. Ci sono addirittura delle vere e proprie fazioni: paccianisti, esoteristi, chi crede fermamente nella cosiddetta “pista sarda” o in quella dei “compagni di merende”. Quello che colpisce è che ogni ipotesi ha la sua schiera di tifosi che non gradisce contestazioni. La loro verità è La Verità, senza contraddizioni, esitazioni né ombre.

Questa macabra e singolare vicenda ha ispirato libri, serie TV e documentari. Tutti ne hanno parlato, tutti si sono sentiti in diritto (e quasi in dovere) di far sapere il proprio punto di vista. È così che ha fatto anche Giuseppe Di Bernardo, fumettista italiano, famoso per essere dal 2002 il disegnatore di Diabolik. Grande appassionato del Cold Case italiano per eccellenza, ha deciso di scriverne un fumetto: “Il Mostro di Firenze” edito da Inkiostro, scritto e sceneggiato dal diabolik(o) fumettista fiorentino e disegnato da Vittorio Santi.

Così, mossa dalla curiosità, la stessa di chi si interessa al caso ancora dopo 50 anni, ho fatto quattro chiacchiere con l’autore…

Come ti è venuta in mente l'idea di scrivere un fumetto proprio sulla vicenda del Mostro Di Firenze?

Non mi è venuta in mente, l'idea è stata con me dal primo giorno che ho iniziato a raccontare storie, che fossero fumetti o racconti. Quando il Mostro era al massimo della sua sinistra fama, io ero un ragazzino che stava passando dall'infanzia alla pubertà e puoi solo immaginare che impatto possa aver avuto quella vicenda sulla psiche della mia generazione, soprattutto se, come me, si trattava di ragazzini con una particolare attrazione verso il mistero e l'oscurità. La mia prima serie a fumetti, dal titolo "l'Insonne", andata in stampa nel 1994 era ambientata a Firenze e la protagonista, una Deejay nottambula, si trovava a indagare su serial killer che sembravano nascere dal buio della notte e dai deliri della mente umana. Il Mostro non è mai comparso fisicamente nella serie, ma era una presenza concreta e allo stesso tempo intangibile. Le stesse atmosfere le ho poi riproposte in "Cornelio, delitti d'autore" scritto con Mauro Smocovich e il famoso giallista Carlo Lucarelli. Poi, ormai quattro anni fa, mi sono imbattuto in un filone poco seguito della vicenda, almeno fino ad allora, ho approfondito e sono arrivato ad una mia versione dei fatti. A far quadrare il cerchio è stata la casa editrice Edizioni Inkiostro che sta realizzando una linea sui serial killer dal titolo "Real Cannibal". Hanno già trattato Manson, Cikatilo e Ted Bundy, e quando mi hanno chiesto di scrivere del Mostro ho accettato subito, ma ad una condizione: non avrei raccontato la versione dei fatti ufficiale, ma la mia ricostruzione, un testo che spiegasse, a mio parere, cosa poteva aver mosso l'assassino. Quindi non poteva essere altrimenti che una storia di fantasia, non una cronaca della vicenda giudiziaria.

È  stata un'operazione facile? Alla fine si tratta di raccontare la tragica morte di 16 vittime…

No, è stato molto difficile. Io non sono un autore che si compiace della violenza, del sesso e del sangue. I miei lettori lo sanno. Ai tempi dello splatter di "Dylan Dog", su "L'Insonne" cercavo di raccontare qualcosa di più sottile, più psicologico. A maggior ragione in questo caso, dove le vittime sono molto più vicine a noi e, ancora di più i parenti. Tutti meritano rispetto. Anche per questo, in una prima stesura, avevo pensato di omettere completamente la ricostruzione degli omicidi. Poi, però, mi sono reso conto che era una occasione invidiabile per visualizzare almeno una delle tante versioni relative alla ricostruzione delle aggressioni. Una su tutte, Baccaiano. Il disegnatore, Vittorio Santi e io, abbiamo comunque cercato di trasmettere al lettore sgomento, ma senza tracce di morbosità. Per capire davvero l'orrore bisogna guardarlo freddamente negli occhi. Ho comunque scelto di cambiare i nomi delle vittime in modo da tracciare  un solco netto e indiscutibile tra realtà e finzione. Ripeto, quella che ho scritto è una storia di fantasia, un po', se vogliamo, come "Coniglio il martedì", per citare un testo tanto caro ai mostrologi. 

Pensi che quando uscirà avrà un buon riscontro? Ma soprattutto, secondo te, come la prenderanno i cosiddetti "mostrologi", che sappiamo essere sempre molto critici sulla vicenda?

Uscirà per la fine di ottobre, probabilmente si troverà nelle librerie di varia a novembre inoltrato. Spero soprattutto che i lettori apprezzino lo spirito del progetto che non ha la ridicola pretesa di raccontare la "verità" su questa storia. Di gente convinta di avere in tasca il nome del più spaventoso serial killer italiano è pieno il web. Spero si capisca che è un'opera nata per ricordare quello che è successo ormai tanti anni fa e raccontarlo a i lettori di Graphic Novel, per la maggior parte, ragazzi che non hanno, per ovvie ragioni, mai vissuto la vicenda e che magari l'associano alle buffe sceneggiate del Vampa o alle frasi storiche di Torsolo in aula. Il mostro è stato ben altro e io ho voluto raccontarvi la mia personale visione della storia, approfittando del mio lavoro di fumettista. I mostrologi saranno spietati, già lo so, ma non è che io sia proprio un "agnelluccio". Tempo fa, già alla prima tavola pubblicata ci hanno vomitato addosso frasi ingiuriose. Questi ultimi li capisco. Hanno visto solo una piccolissima parte del lavoro, senza testo, senza spiegazioni e hanno ceduto a una reazione di pancia credendo a una mercificazione della tragedia.

Non vi resta che leggerlo e, come si dice in questi casi: ai posteri l’ardua sentenza!

Giulia Meozzi

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