Questo è un libro, la prima iniziativa culturale per Questa è Empoli

Questo è un libro

Cultura, lettura e idee: Questa è Empoli inaugura il suo cartellone eventi invernale con un incontro proprio all’interno della sede di via Lavagnini 26 previsto per sabato 9 novembre.

Qualche settimana fa i volontari dell’associazione, con un grande spettacolo nel cuore del centro storico, avevano aperto le porte della loro prima sede, al numero 26 di via Lavagnini. Domani, a tre settimane dall’inaugurazione della nuova casa degli empolesi, arriva nel cartellone il primo evento.

“Questo è un libro” sarà uno spazio culturale e creativo dove scrittori, poeti o saggisti contemporanei potranno incontrare i cittadini: il tutto svolto ovviamente all’interno della cornice di via Lavagnini 26. Per l’associazione, questa collana di eventi, vuole rappresentare un momento di fusione e crescita per la cultura e per le idee anche e soprattutto in risposta agli episodi che sempre più spesso vogliono istigare sfiducia e paura nelle persone. Quella che risponde alle accuse di incuria è degrado, è invece una città popolata dalla cultura e dalle idee, che non ha paura e che non teme il confronto costruttivo.

Domani, sabato 9 novembre dalle ore 18.00 in poi, si terrà il primo appuntamento di “Questo è un libro” e sarà ospite in associazione la scrittrice Tamara Morelli, autrice del saggio “Una mimosa per dire…donna”.

La donna, la società attuale e le idee del futuro: sono questi i temi che verranno toccati dalla scrittrice in questo primo incontro.

"La civiltà di un paese si misura dalla condizione della donna e dalle opportunità che il tessuto sociale le offre sia nel lavoro che nella sfera pubblica e privata. Già il Presidente della Repubblica, in occasione della giornata internazionale della donna, ha espresso questo concetto perché "non possiamo continuare ad assistere inerti alla violenza nelle case e nelle strade" sulle donne, vittime di "distorte e criminali mentalità di possesso e dominio".

Allora mi viene da pensare che il nostro Paese non ha raggiunto un grado di maturità civile adeguato a intessere relazioni basate sulla promozione del rispetto e della loro affermazione nella società. Esiste ancora più o meno mascherata una subcultura che vede la donna come oggetto sottoposto all'uomo. Persistono pregiudizi e stereotipi per cui esse appaiono reticenti a segnalare gli abusi nonostante l'esistenza di un'apprezzabile normativa che tutela le vittime di violenza.

Dobbiamo intervenire sul terreno educativo con progetti che investono la scuola, a partire dai più piccoli fino a sensibilizzare i giovani ad acquisire la consapevolezza che la donna è una persona con diritti e dignità."

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