Consiglio regionale: nuova legge contro l'usura

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Si discute anche di qualità dell'aria e di editoria


Seconda seduta in Aula per il Consiglio Regionale. Si discute di usura, qualità dell'aria ed editoria.

Usura

Prevenzione e contrasto, all’unanimità la nuova legge toscana

Le nuove disposizioni regionali per prevenire l’usura, contenute nella proposta di legge di iniziativa consiliare, proponente la consigliera Ilaria Bugetti (Pd), è stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. La proposta di legge, che ha impegnato la commissione Sviluppo economico per due anni, modifica la legge regionale 86/2009 “Strumenti di prevenzione dell’usura ed educazione all’uso consapevole del denaro”. Approvato all’unanimità anche un ordine del giorno, prima firmataria Ilaria Bugetti e sottoscritto da Gianni Anselmi (Pd) e Gabriele Bianchi (M5S), che impegna la Giunta regionale “a valutare la possibilità di stanziare, nella prima occasione utile successiva all’approvazione della prossima manovra di bilancio, adeguate risorse per consentire la piena attuazione della legge in materia di prevenzione dell’usura”.

Introducendo la discussione, il presidente della commissione Gianni Anselmi, ha sottolineato “l’importanza di occuparsi di questi temi, soprattutto di fronte all’emergere di nuove povertà, che hanno genesi ed effetti diversi, a causa delle quali cresce anche il ricorso all’usura. Contro questi fenomeni si devono potenziare gli strumenti da mettere in campo, e questo facciamo con questa proposta di legge”.

“La necessità di aggiornare la vigente normativa regionale scaturisce sia in seguito alle modifiche normative nazionali sia per l’esigenza di creare una maggiore sinergia fra i soggetti coinvolti nella rete degli sportelli di prevenzione dell’usura”, ha spiegato Ilaria Bugetti, illustrando l’atto. L’esigenza di porre una maggiore attenzione al fenomeno è nata anche dai risultati della ricerca Irpet sul “Fenomeno dell’usura e del sovra indebitamento in Toscana” del gennaio 2018, che integra uno studio commissionato dalla Seconda commissione consiliare, in particolare nella parte in cui si fa notare come il fenomeno, nel territorio e nel contesto socio economico della Regione, permanga a livelli di allerta, con prospettiva di incremento e che tale tendenza risulta nei fatti agevolata dal perdurare della crisi economica.

Con la nuova legge viene istituito, presso la Giunta regionale, il coordinamento regionale per la prevenzione dell’usura, composto dal Presidente della Giunta; due consiglieri regionali, uno di maggioranza e uno di opposizione; il dirigente responsabile della struttura competente in materia di prevenzione dell’usura; un rappresentante con esperienza in materia di usura; un rappresentante degli enti locali. Al coordinamento regionale possono essere invitati, senza diritto di voto, anche i rappresentanti degli uffici territoriali del Governo in Toscana, i rappresentanti delle forze dell’ordine, i rappresentanti delle associazioni di categoria, delle associazioni rappresentative dei lavoratori, delle associazioni dei consumatori, delle associazioni di volontariato e delle categorie professionali interessate, nonché i docenti delle Università.

Il coordinamento regionale, che resta in carica 5 anni, svolge funzioni di consulenza nei confronti della Giunta e del Consiglio in materia di usura e sovra indebitamento e la Giunta se ne avvale per indicare gli indirizzi delle attività informative e formative della Regione; coordinare la rete degli sportelli; indirizzare le attività e le linee di intervento.

“L’obiettivo – ha ricordato ancora Bugetti – è quello di seguire con attenzione i fenomeni di allarme sociale provocati dal crescere dell’usura e ridare dignità alle persone”. Gli strumenti privilegiati sono gli sportelli antiusura istituiti, o da istituire, presso i Comuni, le Camere di commercio e gli studi professionali. “Per farlo – ha precisato Bugetti – serve investire in formazione del personale e in informazione rivolta ai cittadini”. Proprio in questo senso va l’ordine del giorno collegato e approvato dal Consiglio.

Secondo Gabriele Bianchi (M5S), “è importante che le istituzioni migliorino i percorsi con i quali i cittadini possano affrontare problemi gravi come quelli dell’usura”. E annunciando il voto favorevole del gruppo sulla legge e sull’ordine del giorno collegato ha aggiunto che un maggior numero di sportelli dedicati ai cittadini e il coinvolgimento di un maggior numero di associazioni “sono una grande evoluzione per dare risposte positive”.

La consigliera Luciana Bartolini (Lega), giudicando che sul fronte dell’usura “siamo di fronte a un livello di allerta”, ha annunciato il voto positivo del suo gruppo e ha sottolineato l’importanza di potenziare “l’informazione rivolta ai cittadini”.

“L’usura cresce sempre in momenti di crisi economica – ha detto il consigliere Roberto Salvini (gruppo Misto) – ma non si può curare intervenendo a valle del fenomeno, bensì a monte. Ad esempio, il sistema finanziario, in questo anni, ha mancato e sta mancando al suo compito di fare credito”.

Voto favorevole è stato annunciato anche dalla consigliera Serena Spinelli (gruppo Misto – Tpt), che ha sottolineato che “la Regione si pone giustamente il problema di come dare una mano ai cittadini che si trovano ad affrontare una fase di grande difficoltà e offre loro strumenti per uscire dalla morsa dell’usura”.

In fase di votazione dell’articolato sono stati accolti anche due emendamenti. Il primo, presentato dal consigliere Paolo Sarti (Sì-Toscana a Sinistra), per chiarire che il richiamo specifico alla Caritas in legge è dovuto al fatto che quell’associazione è il soggetto incaricato del rapporto annuale sull’usura. Il secondo emendamento, prima firmataria Luciana Bartolini, introduce nell’articolato la specificazione che l’informazione di monitoraggio del fenomeno al Consiglio regionale dovrà essere annuale e non biennale come stabilito nella vecchia legge, e la necessità di svolgere attività di sensibilizzazione della cittadinanza.

Cresce il livello medio di sovraindebitamento dei cittadini toscani, fenomeno che vede coinvolti, ormai, tanti strati sociali della popolazione: dall’artigiano, al piccolo imprenditore, alle famiglie. Nel contempo, aumenta il numero delle persone a rischio povertà. Per queste ragioni, il Consiglio regionale ha deciso di aggiornare e rendere più efficace la propria normativa, approvando alcune importanti modifiche alla legge (86/2009) in materia di prevenzione dell’usura.

E’ stata Ilaria Bugetti, consigliere regionale Pd e vicepresidente della commissione Sviluppo economico, a coordinare il lavoro di revisione della legge e a presentare le modifiche in aula.

«Negli ultimi anni, complice la crisi economica e una cultura consumistica, il numero dei soggetti sovraindebitati è aumentato in modo esponenziale – ha esordito Bugetti - Il livello di sovraindebitamento è cresciuto a livello regionale, insinuandosi tra molti e diversi strati sociali della popolazione. La crisi ha influito notevolmente sui redditi e sui risparmi delle famiglie determinando un’importante diminuzione del potere d’acquisto degli individui. Questo ha contribuito ad aumentare il rischio di ricorso a forme di finanziamento esterno per garantire un livello di consumo sostenibile che spesso, soprattutto quando si presentano situazioni improvvise, possono sfociare anche nel ricorso all’usura. La II commissione – ha ricordato Bugetti – ha commissionato all’IRPET uno studio sul  fenomeno del sovraindebitamento in Toscana, che ha messo in evidenza che la percentuale di individui a rischio di povertà o di esclusione sociale è passata in Toscana dal 15,2% del 2008 al 16,9% del 2016. Ad oggi si stimano nella nostra regione 615mila individui che vivono in condizione di vulnerabilità, perché incapaci di far fronte alle emergenze impreviste in quanto al limite del rischio di povertà, circa 44.000 in più rispetto al 2008. Questi soggetti sono quelli potenzialmente a rischio di cadere nel circuito dell’usura in caso di gestione di situazioni impreviste.

Lo studio di IRPET si è avvalso anche di focus group tematici, che hanno visto il coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati che operano nel campo della prevenzione dell’usura. In questi tavoli sono state evidenziate alcune criticità attuative della legge regionale e sono stati suggerite modifiche. La principale è stata quella dell’esigenza di costituire una rete istituzionale tra i soggetti che operano nel campo dell’usura e del sovraindebitamento, con il coordinamento della Regione Toscana, per meglio organizzare gli interventi in sinergia tra soggetti pubblici e privati, in particolar modo del volontariato. Ecco quindi – ha concluso Bugetti – che andremo ad istituire un Coordinamento regionale, che avrà principalmente il compito di indirizzo per le attività formative e d’informazione e di coordinamento della rete degli sportelli per la prevenzione dell’usura esistenti in Toscana».

Il Coordinamento regionale vedrà la partecipazione di un rappresentante della giunta toscana, di due consiglieri regionali, il dirigente regionale di settore, un rappresentante dei Confidi, uno degli Organismi di composizione della crisi, rappresentanti degli enti locali. Alle riunioni del Coordinamento potranno inoltre essere invitati rappresentanti delle prefetture, delle forze dell’ordine, dei sindacati, degli ordini professionali, dell’università, delle associazioni di volontariato e dei consumatori, delle fondazioni antimafia.

Un’altra modifica rilevante riguarda la composizione degli sportelli per la prevenzione dell’usura, che saranno integrati con gli organismi di composizione della crisi e la Caritas Italiana.

Cava Fornace

Respinta mozione di non gradimento nei confronti dell'assessore all'ambiente

Respinta a maggioranza la mozione di non gradimento nei confronti dell’assessore all’ambiente, Federica Fratoni, che ha assistito al lungo dibattito in aula, sul testo presentato da M5S, primo firmatario Giacomo Giannarelli (M5S), da Sì – Toscana a Sinistra, Forza Italia, Lega e Monica Pecori (gruppo Misto).

“Nulla di personale, ma ci sono alcuni temi da affrontare: il 6 dicembre del 2017 il Consiglio ha votato all’unanimità una mozione per chiudere la Cava Fornace; ad oggi l’assessore non ha dato seguito a quanto richiesto da tutta l’assemblea e anche dai comuni coinvolti”, ha affermato Giannarelli. La discarica, nata per gestire i rifiuti del marmo, “oggi riceve anche rifiuti pericolosi, come l’amianto” ha continuato il consigliere, ricordando che “di recente si siano tenute nuove assemblee sui territori e gli stessi esponenti del Pd hanno espresso imbarazzo”. “Vogliamo che sia fatta chiarezza definitiva, la cittadinanza è esasperata e c’è chi specula su questa vicenda”, ha concluso.

Per Tommaso Fattori (Sì – Toscana a Sinistra) bisogna ragionare su due piani distinti: “nel merito la ex cava deve essere chiusa e non avrebbe mai dovuto accogliere amianto, cosa che invece continua a fare anche oggi”. Dal punto di vista delle istituzioni, invece, la questione investe “i rapporti tra Consiglio e Giunta: non è la prima volta, ed è grave, che un assessore si rifiuta pervicacemente di seguire gli indirizzi dell’aula; c’è un problema di degrado istituzionale”. Fattori, entrando nel merito della discarica, ha richiamato la mozione proposta da Sì-Toscana a Sinistra e approvata dall’aula nella quale, “oltre a proporre la chiusura, si proponeva di accelerare la creazione di una filiera industriale di inertizzazione dell’amianto”. “L’economia circolare non piove dal cielo; la politica deve avere un ruolo”.

Elisa Montemagni (Lega) ha ringraziato Fratoni “per essere qui”, precisando che “la voce del Consiglio regionale è la più importante dal punto di vista legislativo, perché quella è la nostra competenza: noi votiamo le leggi, e questo tema è stato affrontato più volte”. La consigliera ha ricordato l’azione condotta nei Comuni interessati dalla discarica, che insiste nel territorio di due province, e che solo in virtù di “nuove autorizzazioni” si è “evoluta” fino al punto attuale.  “La maggioranza, oltre ad avere votato le mozioni in Consiglio regionale, “anche nei territorio afferma che la ex cava deve essere chiusa”. “Non capisco perché i territori, qui dentro, a volte non siano ascoltati”, ha chiuso Montemagni.

Monica Pecori (gruppo Misto)  ha precisato che la mozione “non è riferita alla persona ma al ruolo ricoperto dall’assessore e può essere estesa a tutta la Giunta, alla quale erano rivolti gli indirizzi votati a più riprese dal Consiglio”. “Non è la prima volta che si aspetta inutilmente la nota di attuazione di mozioni votate”, ha ricordato Pecori. Il tema in questione è “molto importante; dai comitati è arrivato a contare per le forze politiche locali e regionali: la Regione Toscana, quando vuole, può cambiare le situazioni, come è successo in altri casi”. Quanto all’amianto, la consigliera ha puntualizzato: “Stiamo ancora aspettando il piano regionale”, mentre nelle zone dell’ex cava “la situazione è tragica”.

Stefano Scaramelli (Iv) ha espresso il voto negativo del suo gruppo, giudicando la mozione “un atto inopportuno”. Il merito riguarda “aspetti di carattere politico e non personale dell’operato dell’assessore; sui temi ambientali, e sulle questioni riferite ai rifiuti, ai relativi piani e alla localizzazione degli impianti, le programmazioni necessitano di un migliore livello di condivisione strategica”. “Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi non faremo sconti a nessuno”, ha annunciato Scaramelli con riferimento ad una serie di questioni sui territori.  “Non tutto può rimanere in capo a un sindaco, o a un assessore; un pezzo di responsabilità importante è anche del governatore: sarebbe corretto venisse in aula quando si discute di questioni così delicate come questa”. Soprattutto – ha aggiunto Scaramelli – “prima di avanzare ipotesi di localizzazioni o delocalizzazioni di impianti; prima di prendere intese con singole Aziende, bisogna che ci sia un confronto maggiore con il Consiglio, lo pretendiamo come gruppo di Italia viva”. Se una comunità “si interroga su determinate questioni, lo dobbiamo condividere a livello regionale”. L’assessore Fratoni, “in questi anni, si è mosso bene in un quadro di grandi difficoltà, che vanno imputate a chi ha la responsabilità: chiederemo la presenza anche del governatore nell’affrontare le scelte più importanti” ha aggiunto Scaramelli. A Fratoni il capogruppo di Iv ha chiesto “di essere più forte in Giunta, più autorevole al cospetto delle istanze dai territori e maggiormente in relazione con il Consiglio regionale”. Cosicchè non si debbano “ascoltare o leggere in un’intervista scelte che, come la localizzazione di una centrale geotermica o di un inceneritore, debbono essere condivise con la propria maggioranza”. “La fiducia – ha concluso Scaramelli – non è in bianco, va conquistata ogni giorno”.

Paolo Marcheschi (FdI) ha definito “l’intervento di Iv equivalente a una mozione di sfiducia”. Per il consigliere il “ragionamento politico” non può essere limitato al mancato adeguamento agli indirizzi espressi dall’aula, ma è anche “una questione di merito: spesso ci siamo lamentati con il presidente della commissione Ambiente perché non si riuscivano ad approfondire tematiche riferite ai rifiuti”, ha precisato Marcheschi. La legislatura “si chiude senza un piano; con un aumento di volume nelle discariche, senza un approfondimento sui rifiuti speciali e con la mancanza di impianti di recupero dei fanghi”. Quindi, “non è solo il caso di ex cava Fornace”. ”L’assessorato all’ambiente è uno di quelli che ha lavorato peggio, non ha dato risposte.  La politica ambientale di questa giunta è stata un flop totale”, ha concluso.

Leonardo Marras (Pd) ha  salutato “il dibattito sereno” in aula, nonostante l’atto “tra i più gravi” in discussione. Il punto è “il destino dell’ex cava Fornace e la volontà inequivocabile di vederla chiusa, è la cosa più importante. Abbiamo votato quell’atto all’unanimità consapevolmente”. Per Marras “la mozione di non gradimento si fa alla persona, Federica Fratoni, che svolge una funzione e che ora è sottoposta a giudizio”. E’ comunque noto che “per chiudere la ex cava occorrono dei passaggi dal punto di vista tecnico, giuridico e delle responsabilità amministrative. Non dobbiamo pensare che, a fronte di effettive e complesse questioni tecniche, si celi la volontà di allungare il brodo”. L’esito che “ci aspettiamo tutti è chiaro”, ha aggiunto Marras. “Ma lo strumento che viene utilizzato è sbagliato; non si spara alla mosca con il cannone: Per non svilire le responsabilità istituzionali, occorre saper usare gli strumenti che offre il regolamento”.

Stefano Baccelli (Pd, presidente della commissione Ambiente) ha convenuto che “la mozione di non gradimento esorbiti rispetto a giuste intenzioni”, ricordando di aver contribuito personalmente a scrivere una delle mozioni approvate all’unanimità, nel 2017, per chiedere “una celere chiusura della discarica”. La discussione, però, chiama in causa “la dicotomia sulle politiche ambientali tra le indicazioni del Consiglio regionale e alcune azioni della Giunta”. Baccelli ha ricordato che anche il presidente della Giunta è eletto dai cittadini, e quindi entrambi, presidente e Consiglio, rappresentano direttamente la sovranità popolare; “ma non può essere che indirizzi unanimi del Consiglio trovino difficoltà ad essere fatti propri dalla Giunta”. La dicotomia è anche tra “politica e tecnica”. Citando la propria passata esperienza da amministratore locale – “Se avessi dato ragione ad avvocati e burocrati non avrei certo chiuso l’inceneritore di Falascaia” – il consigliere ha precisato: “Comprendiamo le difficoltà tecniche, ma bisogna trovare lo spunto perché la politica abbia il sopravvento”.

Giacomo Bugliani (Pd)  ritiene che la mozione di non gradimento “si misura sul ruolo istituzionale che si esercita” e non, quindi, sulla persona. Quando si governa il territorio “si deve rispondere a due opposte motivazioni: assorbire le istanze e saper affrontare i problemi con responsabilità e realismo”. Sul punto della ex cava, ci sono due mozioni votate all’unanimità e un’interrogazione presentata dallo stesso Bugliani, che ha quindi chiesto a Fratoni  di “sfruttare la determinazione con la quale oggi ha deciso di seguire il dibattito, per rilasciarci una dichiarazione con un impegno preciso e puntuale”. “L’atto di fiducia verso l’assessore e il suo operato ha un credito importante”, ha chiuso.

Serena Spinelli (gruppo Misto) considera la discussione “non sul piano personale ma amministrativo”. La consigliera ha chiesto all’assessore di “ribadire la necessità e la volontà chiara di chiudere la ex cava, come richiesto dal Consiglio”, con il quale auspica “un rapporto sempre più costruttivo”. Quando vengono poste delle questioni territoriali, inoltre, è bene “provare ad ascoltare; e su quei territori dobbiamo portare a nostra volta delle istanze. La mancanza di possibilità di discutere non è mai un buon metodo”.

“Ho assistito al dibattito perché ho massimo rispetto del Consiglio regionale e degli atti che approva, perché sono donna delle Istituzioni per la mia formazione e per il mio lavoro”. Queste le parole dell’assessore Federica Fratoni, nella replica che ha concluso il dibattito sulla mozione di non gradimento nei suoi confronti. “Amareggia, però, leggere che non darei seguito deliberatamente a quanto approvato in questa aula”, ha continuato. “Mai mi sono sottratta né qui, né sui territori, né su questa vicenda e né su altre”, e entrando in merito alla questione di Cava Fornace, la mozione parla di “chiusura più celere possibile, non si parla di alcun atto di imperio e non andrò mai da un dirigente a dire come deve fare il proprio lavoro, sono consapevole che l’ambito della politica è distinto dall’ambito tecnico”, ha sottolineato. Da qui il chiarimento sui compiti: alla politica spetta dare indicazioni, dopodiché intervengono i tecnici, per poi individuare un progetto, da condividere col territorio, e quindi, nel caso, passare a determinare le risorse necessarie. “Sarei la prima ad essere contenta di chiudere la discarica, ma la questione non può essere risolta a tavolino – ha spiegato l’assessore – ci sono tempi tecnici necessari, l’importante è agire sempre e comunque nell’interesse del territorio; la discarica è un corpo vivo, che va gestito anche negli anni successivi alla chiusura”. “Mettetemi in condizione di giocare questa partita – ha concluso Fratoni – se la politica cerca di governare i processi, forse, insieme, riusciremo a rendere un servizio alla comunità”.

Cultura

Definiti i requisiti regionali per l'adesione dei musei al sistema nazionale

Lorganizzazione, le collezioni, la comunicazione e i rapporti col territorio diventano i requisiti necessari per la qualifica di museo ed ecomuseo di rilevanza regionale. Lo specifica la proposta di legge regionale che, con il richiamo esplicito alla nuova normativa nazionale, adegua i livelli uniformi di qualità per i musei e permette così alle realtà toscane di aderire al sistema museale nazionale. Latto, illustrato dal presidente della commissione Sviluppo economico e rurale e cultura, Gianni Anselmi (Pd), è stato votato allunanimità dal Consiglio regionale, senza dibattito.

Anselmi ha ricordato che il recente decreto ministeriale n. 113 del 21 febbraio 2018 Adozione dei livelli minimi uniformi di qualità per i musei e i luoghi della cultura di appartenenza pubblica e attivazione del Sistema museale nazionale ha aggiornato la normativa secondaria in base alla quale il Testo unico delle disposizioni in materia di beni, istituti e attività culturali disciplina, con rinvio al regolamento di attuazione, i requisiti per il riconoscimento della qualifica di museo o ecomuseo di rilevanza regionale. Grazie ad un lavoro congiunto tra Ministero, Regioni ed enti locali, a cui hanno contribuito docenti universitari, funzionari pubblici ed esperti del settore museale e della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, si è arrivati ad una moderna concezione dei musei come istituti non solo dedicati alla conservazione di raccolte  ha spiegato Anselmi, - ma soprattutto come strettamente connessi al territorio e alla realtà sociale che li ospita, e in grado di offrire proposte culturali, educative, formative e ricreative a tutti i cittadini.

La Regione Toscana, ha spiegato ancora Anselmi, intende proseguire nellazione regionale per migliorare la qualità dei musei toscani e dei loro servizi, attuata attraverso il riconoscimento della qualifica di museo o ecomuseo di rilevanza regionale, adeguandosi al decreto. La modifica normativa comporterà anche un intervento sul regolamento attuativo della legge 21, per la definizione dettagliata di requisiti e procedure di riconoscimento della qualifica di rilevanza regionale accreditamento.

Qualità dellaria

Misure più stringenti per superare le procedure di infrazione comunitarie

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge che detta le disposizioni urgenti che autorizzano la Giunta ad approvare, con deliberazione, misure di rafforzamento per porre termine alle procedure di infrazione comunitarie in materia di qualità dell’aria. L’obiettivo dell’atto, illustrato in aula dal presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli,  “è quello di adottare le misuri utili a ridurre l’emissione di due inquinanti in particolare: il Pm10 e il biossido di azoto”.

Per quanto riguarda le polveri sottili, i superamenti in Toscana hanno coinvolto la zona Prato/Pistoia (almeno fino al 2018) e la Piana lucchese dove persistono sforamenti (circa 50 sul limite previsto per legge fissato a 35). Le misure urgenti e aggiuntive rispetto a quelle già previste dal Piano per la qualità dell’aria ambiente approvato nel luglio del 2018, riguardano gli impianti a combustione da biomassa, siano essi utilizzati per il riscaldamento domestico che per l’attività di dare fuoco a residui delle colture vegetali.

Le disposizioni per contrastare l’emissione di biossido di azoto, riguardano in particolare Firenze ,dove gli sforamenti sono stati registrati nelle centraline di Ponte alle Mosse e di Viale Gramsci e sono imputabili al traffico veicolare di motori diesel. Se i valori di Ponte alle Mosse sono rientrati grazie all’entrata in servizio della tramvia, persiste la criticità in Viale Gramsci e le misure riguardano i motori diesel euro 3 euro 4 euro 5 che hanno filtri in grado di ridurre le Pm10 ma che, per contro, immettono direttamente dalla marmitta il biossido di azoto.

Voto favorevole all’atto è stato annunciato da Elisabetta Meucci (Iv), che ha ricordato l’impatto positivo della tranvia nell’abbattimento delle polveri sottili nell’agglomerato fiorentino, “e presto ci saranno interventi anche per abbattere il biossido d’azoto in viale Gramsci”. Meucci ha però sottolineato che “è necessario tenere una sessione europea affinché il Consiglio sia informato delle procedure di infrazione europea che hanno ricadute sulla Toscana. Se ci fosse stata, avremmo evitato di dover rimettere mano al Piano della qualità dell’aria”.

Anche la consigliera Monica Pecori (gruppo Misto) si è detta favorevole alla proposta di legge. “Si deve, però, riflettere sul fatto che le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità non sono state applicate da nessuno – ha detto. – Ed è necessario sostituire gli impianti che funzionano a biomasse”.

Tommaso Fattori (Sì-Toscana a Sinistra) ha detto di “condividere gli interventi precedenti, in primis quello sulla necessità di una sessione europea che aggiorni il Consiglio sulle procedure di infrazione in atto” e ha suggerito “un approfondimento sul persistere dei dati fuori limite per il biossido d’azoto nella Piana lucchese”.

In conclusione del dibattito l’assessore all’Ambiente, Federica Fratoni, ringraziando il Consiglio per la celerità con cui ha portato la legge al voto dell’Aula, ha invitato tutti “a non criminalizzare troppo l’utilizzo delle biomasse, anche se è vero che vanno limitate in alcune zone specifiche, per le loro caratteristiche morfologiche e climatiche”. Per il futuro, ha aggiunto, “si avranno benefici dall’Agenzia regionale unica per le energie che contribuirà, ad esempio, alla riconversione di molti impianti per il riscaldamento”.

Editoria

Approvate mozioni contro il taglio di poligrafici e giornalisti

Solidarietà verso i lavoratori poligrafici del Tirreno di Livorno, dove sono a rischio 30 dei 50 posti di lavoro, e ai 10 dipendenti della filiale livornese della società Manzoni, per i quali è previsto il trasferimento alla sede centrale di Milano. E solidarietà ai giornalisti de La Nazione, che hanno scioperato contro la nuova grafica del giornale e il Piano industriale “che prevede solo tagli al corpo giornalistico e nessun investimento o rilancio”. È quanto esprimono nella parte narrativa due diverse mozioni approvate all’unanimità, senza discussione, dal Consiglio regionale. La prima mozione, quella riguardante i lavoratori del Tirreno e della società Manzoni, è stata presentata dal gruppo Pd, primo firmatario Francesco Gazzetti.  La seconda mozione, riguardante i giornalisti de La Nazione, è stata invece presentata dal gruppo della Lega, primo firmatario Jacopo Alberti, e sottoscritta da Maurizio Marchetti (FI) e Paolo Marcheschi (FdI).

L’atto presentato dal Pd impegna la Giunta regionale “ad attivarsi, qualora richiesto dalla forze sindacali, per costituire un tavolo di crisi regionale che si occupi” della situazione occupazionale dei lavoratori poligrafici operanti nella sede del Tirreno di Livorno e dei dipendenti livornesi della concessionaria di pubblicità Manzoni.

Nella parte narrativa dell’atto di indirizzo si ricorda che la crisi si è aperta il 13 novembre scorso, con l’annuncio di un piano di esuberi da parte del gruppo editoriale Gedi, una delle principali imprese multimediali italiane che nel settore della carta stampata pubblica i quotidiani la Reppublica, la Stampa, il Secolo XIX e, in Toscana, tutte le edizioni del Tirreno di Livorno, che sono diffuse nelle province di Pisa, Lucca, Pistoia, Grosseto, Massa Carrara, Prato e Firenze. Gedi, inoltre, controlla anche la concessionaria di raccolta pubblicitaria Manzoni.

Il gruppo Gedi, nella comunicazione ai sindacati, ha motivato il piano di esuberi per 121 poligrafici a livello nazionale, 30 dei quali, su un totale di 50,nella sede del Tirreno di Livorno, con “l’andamento del mercato, che registra un ulteriore calo di vendita dei quotidiani”, con conseguente contrazione degli introiti di vendita e dei ricavi pubblicitari.

I firmatari, citando i dati diffusi recentemente da Irpet durante un convegno con Corecom e Regione, ricordano che la vertenza Gedi va a colpire un settore, quello dell’informazione, che “allo stato attuale, presenta in Toscana un quadro piuttosto critico” e sottolineano che, sebbene la flessione di settore sia stata definita da Irpet “sensibile ma non disastrosa”, negli ultimi dieci anni “si registra la perdita del 5,6 per cento di base imprenditoriale e il 5,2 per cento di addetti”.

In narrativa viene ricordato, infine, che i lavoratori poligrafici “per sei anni hanno mostrato già la loro disponibilità nel venire incontro alla richiesta dell’azienda”, accettando di “ricorrere ai contratti di solidarietà, quindi perdendo parti importanti del proprio salario”. E si dà atto alla Regione di essersi sempre “interessata alle crisi che hanno interessato organi di stampa locale e regionale”, mettendo in atto anche “misure di sostegno diretto al settore, come il recente bando per la concessione di contributi alle imprese di informazione”.

Per quanto riguarda la mozione presentata dalle opposizioni di centrodestra a sostegno dei giornalisti de La Nazione e delle altre testate del gruppo Riffeser, i proponenti chiedono alla Giunta “di attivarsi, qualora richiesto dalle organizzazioni sindacali, presso l’azienda al fine di riportare le parti al dialogo, con la prospettiva di una soluzione positiva della vertenza o dell’apertura di un tavolo regionale di trattative”. Alla Giunta viene chiesto comunque di monitorare la situazione, “al fine di seguire le vicende che riguardano in particolare i lavoratori toscani” del gruppo. Infine, alla Giunta si chiede di adoperarsi, per quanto di propria competenza, “presso i ministeri e il Parlamento affinché queste istituzioni si impegnino concretamente a trovare soluzioni alla crisi dell’editoria che coinvolge, a vario titolo, tutte le aziende del settore in Italia”.

Alberti e gli altri firmatari della mozione, motivano le loro richieste ricordando che La Nazione, oltre a essere il primo vero quotidiano italiano fin da suo esordio nel 1859, è “il principale quotidiano di Firenze, distribuito su tutto il territorio nazionale” e che “è particolarmente diffuso in Toscana, Umbria e nella provincia di La Spezia con molte edizioni locali”. Inoltre, ricordano che la Regione persegue, tra le sue priorità, “il diritto al lavoro e adeguate forme di tutela della dignità dei lavoratori” e “la promozione dei diritti al pluralismo dell’informazione e della comunicazione”.

Mense scolastiche

“Una legge che valorizza i prodotti a Km 0 e da filiera corta ma che purtroppo esclude le mense ospedaliere. Anche la ristorazione ospedaliera è infatti molto importante, non per ragioni di cultura dell’alimentazione, come nelle scuole, ma per una forma di terapia all’interno dei nosocomi. La legge prevede poi l’utilizzo, nella preparazione dei pasti, di almeno il 50 per cento di prodotti a chilometro zero, una percentuale che secondo noi poteva essere ancora aumentata. Nonostante tutto, dunque, una legge positiva ma che poteva essere ancora più completa. Occorrerà, nei prossimi anni, vigilare attentamente sull’effettivo rispetto dei requisiti indicati in legge affinché non si ripetano i noti - e meno noti - casi di mense con gravi negligenze alimentari. Il MoVimento 5 Stelle, già nel suo prossimo programma elettorale, punterà molto affinché vi siano i necessari controlli.”

Irene Galletti, Consigliera regionale MoVimento 5 Stelle.

Terme di Montecatini

Ancora una fumata nera in Consiglio regionale sulla mozione presentata dal Consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle Gabriele Bianchi, mozione volta a far acquistare dalla Regione Toscana lo stabilimento Tettuccio per garantire la continuità operativa della società, tutelando allo stesso tempo un bene culturale e artistico inestimabile che è prossimo a entrare, con la città, nel circuito Unesco.

“Il MoVimento 5 Stelle – afferma Bianchi - ha proposto una strada per salvare l’azienda montecatinese. Prendo atto che da parte della maggioranza non vi è la volontà di discuterne. Credo sia una mancata responsabilità evitare di parlarne, quando la Regione è impegnata da anni sulla gestione di questa partecipata. Una partecipata con molte criticità, con bilanci in ritardo e con perdite ancora non quantificabili. Siamo aperti a tutte le soluzioni che tutelino i cittadini, i dipendenti e il valore inestimabile di quel territorio che vede nelle terme un importante polo di sviluppo strategico e di rilancio economico. Se ce ne fossero i tempi, sarebbe proprio il caso di pensare ad una commissione di inchiesta su questa questione.”

Ambiente

Nasce l’albo regionale delle imprese agricole e forestali

In Toscana nasce l’albo delle imprese agricolo-forestali. La legge, che è stata approvata questa mattina in aula con voto favorevole all’unanimità, adegua la normativa regionale relativa all’albo delle imprese agroforestali alla nuova disciplina statale. Il presidente della commissione  Sviluppo economico e rurale Giani Anselmi (Pd), illustrando l’atto in Consiglio, ha spiegato che il Testo unico in materia di foreste e filiere forestali ha confermato la competenza delle Regioni a “istituire albi ed elenchi delle imprese che eseguono lavori nel settore forestale e ambientale, della selvicoltura, nella gestione, difesa, tutela del territorio e nei settori delle sistemazioni idraulico forestali e della prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi, se svolta congiuntamente ad almeno una delle attività di gestione forestale”.

L’atto prevede che l’albo, tenuto dalla Giunta regionale, sia articolato per categorie e per sezioni. Le categorie sono definite in relazione alla natura giuridica delle imprese, riservandone una alle imprese agricole mentre le sezioni sono definite in relazione alle capacità tecnico economiche e alle tipologie di prestazioni. Sarà sempre la Giunta a specificare i requisiti nonché le modalità di iscrizione, sospensione, cancellazione e aggiornamento dell’albo.

Riguardo ai requisiti necessari, le imprese devono essere iscritte nel registro per l’esercizio delle attività;

non trovarsi in una delle condizioni di esclusione disposte dal codice dei contratti pubblici; avere almeno un addetto legato all’impresa in modo stabile ed esclusivo con specifiche competenze professionali in campo forestale; avere un numero minimo di dipendenti (definito nel regolamento); disporre di attrezzature e mezzi tecnici adeguati; rispondere a requisiti di affidabilità.

Voto favorevole è stato annunciato da Elisabetta Meucci (Iv), la quale ha espresso apprezzamento “per il fatto che la Regione Toscana è riuscita a far partire l’albo anche in mancanza dell’espressione dei requisiti a livello nazionale, lasciando tuttavia la flessibilità per adeguarsi ad eventuali future disposizioni”.

Roberto Salvini (Gruppo Misto) ha definito la legge “opportuna”, ma ha sottolineato il fatto che “in Toscana abbiamo dilapidato una ricchezza che erano i nostri boschi, eliminando piante antiche e di legni preziosi”. “Occorre – ha proseguito – investire nuovamente su piantumazioni di legni pregiati e occorre personale qualificato nel settore”.

Legge elettorale

Fattori e Sarti (Sì): "PD e destra bocciano il proporzionale (qui)"

Con il voto favorevole dei consiglieri del M5S, di Toscana per Tutti ed E’Viva e con il voto contrario dei consiglieri PD, delle destre ed ItaliaViva, il Consiglio regionale ha bocciato la proposta di legge elettorale proporzionale avanzata da Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana a Sinistra.

“Un fronte saldo quello di PD, destre e ItaliaViva contro la legge proporzionale. Paradossalmente tutti hanno criticato il Toscanellum, l’attuale legge elettorale, ma nessuno ha il coraggio di metterla in discussione e modificarla”, commentano Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra.

“Il Toscanellum è una legge congegnata per trasformare una minoranza in maggioranza, consegnando la Regione a chi arriva a ottenere almeno il 40% dei voti al primo turno anziché il 50%, come invece accade nei Comuni. Insomma, prevede un ‘premio di minoranza’ più che un premio di maggioranza. Lo combattevamo nel 2015 quando favoriva Renzi e continuiamo a combatterlo oggi che rischia di essere l’unica chance per Salvini. E’ grave la responsabilità di questo voto contrario ad una legge proporzionale trasparente e giusta”.

“Il sistema proporzionale è neutro ed imparziale - sottolineano Fattori e Sarti -  non avvantaggia nè svantaggia alcun contendente perché garantisce una perfetta proporzionalità fra voti ricevuti dalla forze politiche e i seggi assegnati. PD e destre si ostinano a non prendere atto che sono falliti tutti i tentativi di imporre il bipolarismo tramite leggi elettorali. In un contesto multipolare come il nostro qualunque ‘premio di minoranza’ altera la rappresentanza in modo incompatibile con la democrazia rappresentativa. Senza contare gli altri elementi distorsivi contenuti nel Toscanellum come gli sbarramenti alti e differenziati, i listini bloccati e il meccanismo che sovrarappresenta l’area fiorentina a svantaggio delle altre zone della regione”.

“In epoca di crescente astensionismo e disaffezione dalla politica è necessario aumentare il numero dei cittadini che votano perché sentono di poter contare nella competizione democratica. PD e destre hanno invece deciso di far quadrato attorno ad una legge elettorale ingiusta e pericolosa, che stravolge il principio di eguaglianza del voto di ciascun cittadino e limita la rappresentatività del Consiglio regionale”.

“A primavera il PD andrà in giro a chiedere il voto utile quando il vero e unico voto utile sarebbe stato quello a favore di una legge proporzionale. Speriamo che i cittadini ne conservino memoria”, concludono Fattori e Sarti.

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