Stefano Quaglierini, il wine influencer staffolese: "Qualità e divulgazione, ecco il mio lavoro"

(foto da Facebook)

Lo staffolese più famoso del mondo si chiama Stefano Quaglierini, ha quasi venticinque anni e più di sessantaquattromila follower su Instagram. Nel 2016 ha creato la pagina Italian Wines e in poco tempo è diventato un punto di riferimento in ambito vino. È un divulgatore enologico, come si definisce lui stesso, ma pure un social media consultant (consulente per i social) e un wine influencer, tra l'altro nella top 7 italiana.

Sì, un wine influencer. Non bisogna aver paura a usare questo termine. Non c'è niente di male nonostante qualche battutina ogni tanto. Ecco, non sono sommelier, so fare abbinamenti ma non è quella la mia specifica” afferma Quaglierini, che quando comunica lo fa con chiarezza, che si trovi su Instagram o al bar della sua Staffoli per incontrare gli amici.

Nato a Barga nel 1995, risiede da sempre nella frazione di Santa Croce sull'Arno, anche se ultimamente si divide con l'Elba. Diploma scientifico al Checchi di Fucecchio, laurea – recente, dicembre 2018 – in viticoltura e enologia a Pisa. Adesso è lui a insegnare ai ragazzi come pubblicizzare e comunicare se si parla di vino, ma è solo una delle sfaccettature di un percorso che lo ha portato in giro ovunque per la Toscana e l'Italia: “Tolte ferie e spostamenti tra Staffoli e l'Elba, nel 2019 sono stato centosettanta giorni fuori casa. In pratica ho sempre la valigia pronta”.

Il profilo di Stefano Quaglierini su Instagram

Gira molto, ma d'altronde lui stesso voleva fare qualcosa che lo rendesse libero. La folgorazione è arrivata in quinta al Checchi: “Volevo fare il fisioterapista, mi allettava lavorare in ambito sportivo. Poi ho scoperto l'enologia. Avevo sempre inteso il vino come prodotto in bottiglia, ma ho visto che c'è una filiera e proprio l'enologo è l'ultimo capo. La mia passione è nata lì. Ho iniziato a informarmi, fare degustazioni e sono arrivato preparato all'università”.

Una decisione e una fermezza che, nonostante la giovane età, non lo hanno abbandonato. I video su Instagram con il bicchiere di vino in mano e il dolcevita danno l'immagine di una persona calma e posata, ma Quaglierini non è solo quello. È pure deciso e testardo, attento a non rimanere indietro in un mondo – i social – che non perdona frenate.

E Quaglierini sa scegliere, sa muoversi. Ogni suo post, come ogni sua parola, sono sempre al posto giusto al momento giusto. Un tratto che lo ha caratterizzato durante i suoi inizi. “Il mercato dell'enologia era saturo, dovevo differenziarmi e sentirmi libero”, racconta, “quindi ho aperto una pagina Facebook di paesaggi. Ma in quel caso, nonostante un buon successo iniziale, l'algoritmo non mi premiò, quindi optai per Instagram, dapprima con Italian Landscapes e poi con Italian Wines”.

È il 2016 e iniziare un'attività di influencer su Instagram in quei tempi è propizio come aprire una conceria a Santa Croce negli anni cinquanta. Ma, proprio come in ambito conciario, senza qualità e senza costanza non si va da nessuna parte: “Inizialmente pubblicavo la mia giornata e anche contenuti non originali. Però ero una delle prime pagine, quindi crescevo molto. Riuscivo a capire i contenuti e le tecniche da usare e li facevo miei, in un anno raggiunsi diecimila persone. Poi, armato del mio cellulare, ho iniziato a pubblicare foto mie e mi sono fatto conoscere di più”.

Alcuni esempi di contenuti pubblicati da Stefano Quaglierini

Tra il 2016 e il 2017 pone le basi il successo di Italian Wines, la pagina personale di Stefano Quaglierini, che in pochi mesi arriva a numeri che nel campo del vino si erano visti poche volte. Inizia a essere una specie di lavoro: “Il primo 'baratto', ovvero una visita in cantina in cambio di una pubblicazione, fu a Querceto di Castellina. Dopo poco mi chiamò Antinori, fu un'emozione incredibile”. In seguito inizia a ricevere compensi in cambio di pubblicazioni e vede che può diventare realmente un wine influncer: “Su Instagram riuscivo a raggiungere molto bene il mio pubblico”.

All'università frequenta un corso di marketing, ma è un autodidatta. La decisione e la calma che lo contraddistinguono lasciano spazio a una pura passione per il suo lavoro, specie quando parla di come è riuscito a emergere: “Ero tra i primi su Instagram e quindi avevo delle praterie davanti. Gestivo la mia pagina sui paesaggi e mi 'autoispiravo', non ho avuto dei modelli o degli esempi da cui attingere”. Ora ha un alto numero di follower, quasi tutti (il 75% circa) tra i 18 e i 45 anni.

Per essere una sorta di pioniere è anche fin troppo modesto, sebbene si riconosca alcune doti importanti, quasi da talent scout: “Prima di aprire una pagina ho pensato a quali concorrenti potevo avere, una cosa che fanno in pochi e che tuttora consiglio a chi mi chiede come poter venir fuori sui social. Ho scelto il mio pubblico, ci ho messo la faccia e ho cercato di differenziarmi con la costanza e la qualità dei contenuti. In pratica ho applicato delle regole del marketing, quasi senza saperlo”.

L'altro profilo Instagram gestito da Stefano Quaglierini

Quaglierini ha un suo modus operandi. Instagram, specie ai non esperti, può sembrare la cosa più banale del mondo, ma non è così. I post e le stories di Italian Wines hanno una gestazione lunga e importante alle spalle. “All'inizio tutto si concentrava sul post. La nascita delle stories ha cambiato la mia concezione. Se, per esempio, qualcuno mi chiama per una visita, pubblico le stories sul percorso in azienda e a fine giornata faccio un post come consuntivo” spiega.

A volte i tempi si dilatano e per un progetto possono occupare mesi. Stefano è molto occupato e ha un'agenda fitta di impegni, con lo sguardo verso il futuro - “Faccio confusione con le date, cancello il passato” dice scherzando – ma con l'attenzione rivolta ai particolari che possono rendere grande una narrazione.

Cos'è che caratterizza Stefano Quaglierini e Italian Wines? “Non vado in azienda per bere e fare una foto, come qualcuno può pensare. Ascolto il racconto di chi ho davanti. Ho la fortuna di riuscire a trovare l'angolo giusto per parlare di una determinata cosa. Devo raccontare un vino, ok, ma anche la filiera, le uve, il territorio, le persone che ci lavorano. Non sempre, ma per fortuna spesso sì, chi parla è coinvolgente, quindi il lavoro da fare è più grande. Serve l'occhio adatto a capire cosa va o meno, posso dire di averlo messo a frutto dopo migliaia di foto”.

Questo occhio lo ha portato a essere social media consultant, ovvero a gestire le pagine social delle aziende vitivinicole più importanti. Quello è un vero e proprio lavoro, in parallelo al suo profilo Italian Wines, dove si occupa più di divulgazione: “Di trenta post al mese che faccio, solo quattro o cinque sono sponsorizzati, il resto lo dedico all'informazione. Il mio profilo è un curriculum, diciamo così”. Su Italian Wines è diversa la gestione del lavoro: “Non vivo alla giornata, ma può darsi che improvvisi un po' di più. Faccio programmazione manuale, perché ho molti contenuti”. E sì, è vero, ha molti contenuti: il suo cellulare è una miniera di foto, ha sessanta-settanta cartelle in cui è racchiuso il sapere del vino toscano, e non.

Stefano Quaglierini con Angelo Gaja, leggenda italiana del vino (foto da Facebook)

E all'estero, come va? “Il 55-60% dei miei follower non è italiano. Tantissimi mi seguono dagli USA, ma, a sorpresa, il secondo paese straniero più attento è il Brasile”. Come si comunica a chi non è italiano o non sa la nostra lingua? “La domanda che mi sono posto coi miei colleghi è proprio 'Che lingua uso?'. Ho scelto una via di mezzo. Le stories, più immediate e tecniche, sono in italiano, magari perché mi segue gente del settore. I post, più narrativi e tipici, in italiano e inglese”.

Fuori dall'Italia il mestiere di wine influencer è più strutturato, ci sono nazioni più avanti della nostra (e non è una sorpresa). Da noi i termini anglofoni – influencer, youtuber, social - dividono, spesso sono usati in termini dispregiativi. Inoltre, in un paesino di provincia in cui è difficile non lavorare nel settore dell'industria, fare successo sfruttando Instagram può suonare bizzarro.

La storia di Stefano Quaglierini è qui a dimostrarci che con la giusta determinazione si può arrivare lontano: “Ho avuto fortuna, i miei genitori mi hanno sempre supportato e hanno sposato la mia causa. Mi hanno insegnato l'umiltà. Ho cercato di tenere aperta ogni possibilità. Mi sono laureato che già lavoravo, mi ero dato un anno di tempo per decidere se questo sarebbe stato il mio lavoro e eccomi qua”.

Le aziende o gli esperti hanno mai mostrato ostilità? “Più che ostilità, scetticismo, specie nelle piccole realtà. Quando offro servizi, per dire, c'è ancora un 80% di aziende che o non vuole usare i social oppure vuole usarli ma non vuole investirci. Anche la stampa di settore all'inizio ci dava degli incompetenti, ma poi si sono resi conto che avevamo pubblici e fini differenti. Ancora oggi è difficile presentarsi come wine influencer, ma poi parlano i risultati. Sia chiaro comunque che non garantisco di vendere migliaia di bottiglie, ma posso dare un impatto”.

'Non è un paese per giovani', disse qualcuno riguardo l'Italia. Non è il caso di Quaglierini e dei wine influencer, un mestiere 'esploso' di recente e con un'età media bassa. “Si pensa al vino come una roba per adulti, ma il mio pubblico è giovane. I giovani possono comprare il vino, perché esistono tanti appassionati. Si può fare una serata di degustazione e condividere il prezzo di una bottiglia. Io vedo bere bene, è una passione come può essere il calcio”.

In un'epoca in cui le nuove generazioni hanno riscoperto il piacere della divulgazione (Barbero, Angela, moltissimi podcast), il tono di voce placido e capace di Quaglierini è un invito efficace a entrare nel mondo del vino. “I social sono utilissimi. Alle fiere del vino adesso vediamo molti giovani perché questi, tramite Instagram o altri canali, si sono resi conto che non erano robe di settore chiuse e inaccessibili. Lo stesso dicasi per le enoteche, non bisogna aver paura a andare in luoghi del genere” dice, fra l'orgoglioso e il divertito.

A proposito di orgoglio, la sua soddisfazione più grande fa un po' ridere – in senso buono – se si pensa che ha migliaia e migliaia di follower: “Un mese prima della laurea, come Italian Wines partecipati al Wine2Wine, una fiera di esperti e membri del settore vitivinicolo. Parlai di fronte a duecento persone, con i canali connessi in diretta, quindi potenzialmente migliaia di utenti. Andò bene, la discussione di laurea fu una passeggiata in confronto”. Non si direbbe, ma Quaglierini è un timido: “Sì, sono una persona introversa e questo mestiere mi ha aiutato a rapportarmi anche con gli altri. Soprattutto la giornata al Wine2Wine mi ha dato lo scatto decisivo”.

Italian Wines prende gran parte della sua quotidianità e la totalità dei suoi pensieri, ma Quaglierini ogni tanto riesce a staccare e occuparsi di altro: “Mi piace viaggiare, ma spesso lo faccio per lavoro. Studio e faccio ricerca, ma quando non lavoro ho fame di conoscenza. Mi piace capire il percorso delle persone. Vedo video di Ascani e Montemagno, ascolto audiolibri, mi fisso su determinati argomenti. Cerco di sapere come Steve Jobs è diventato Steve Jobs”.

Come per i cantanti – che comunque hanno meno follower di lui – è d'obbligo una domanda sul futuro: “Vorrei strutturarmi e affermarmi coi servizi di agenzia di comunicazione, allargare i servizi e specializzarmi e far capire che il settore è importante”. Nel 2022 o nel 2023 ci sarà una sorpresa: “Uscirà un mio vino, prodotto a Bolgheri dal mio amico Matteo della Cantina Imperiale. È un Bolgheri superiore. A livello comunicativo potevo farlo uscire subito, era una bella strategia. Preferisco aspettare, voglio che sia buono”.

La qualità prima di tutto, riuscendo a coniugare passione e lavoro. Anche nel suo vino, il giovane di Staffoli riesce a dosare tempi e modi, cercando di ottenere il miglior risultato possibile. Lo ha fatto con Italian Wines e i numeri sono sotto gli occhi di tutti. C'è urgenza di sapere e c'è bisogno di chi divulga, come Stefano Quaglierini. E pazienza se l'Italia avrà un fisioterapista in meno.

 

Gianmarco Lotti

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