Centri Diurni Alzheimer dalla crisi alla speranza: il convegno nazionale a Montecatini

Il professor Giulio Masotti e il presidente della Fondazione Caript Lorenzo Zogheri hanno presentato stamani alla stampa l’11° edizione del Convegno Nazionale sui Centri Diurni Alzheimer in programma domani e sabato al Teatro Verdi di Montecatini Terme con la partecipazione di eminenti ricercatori, clinici e operatori e la presenza di centinaia di studenti di Medicina e Chirurgia, Infermieristica, Fisioterapia, Psicologia.

Rinviato nel 2020 a causa della pandemia, il Convegno si avvale ancora una volta delle competenze scientifiche della Cattedra di Geriatria dell’Università di Firenze e del prezioso sostegno della Fondazione Caript. Presiede, come sempre, il professor Masotti, geriatra di fama e padre dell’iniziativa, affiancato da alcuni specialisti: il co-presidente Andrea Ungar (Firenze), i colleghi Carlo Adriano Biagini (Pistoia) e Alberto Cester (Dolo – Venezia) oltre a Enrico Mossello (Firenze) come coordinatore scientifico.

Elogiando l’iniziativa per l’alto valore culturale utile anche alla formazione specifica degli studenti delle lauree sanitarie delle sedi universitarie di Pistoia e Firenze, Zogheri ha ricordato, più in generale, l’importante impegno che la Fondazione dedica al settore sociale con investimenti pari a un terzo del proprio budget annuale. Masotti ha invece insistito sulle due novità emerse negli ultimi mesi che nel Convegno troveranno larga eco: il nuovo farmaco che apre frontiere inedite nella cura dell’Alzheimer, e la riforma organica del settore prevista nel Pnrr dal governo Draghi.

“Benché con cautela”, dice il professore, “c’è finalmente da essere ottimisti. Negli Usa la Food and Drug Administration ha approvato per la prima volta un anticorpo (Aducanumab) capace di annientare nel cervello i depositi di proteina amiloide causa della malattia. In sostanza, ci sono speranze. Quanto al Pnrr definisce i livelli essenziali delle prestazioni con investimenti cospicui anche per i Centri Diurni”.

Le numerose relazioni toccheranno questi e tanti altri aspetti del pianeta Alzheimer, non ultime le innovazioni ideate dai Centri Diurni per fronteggiare il virus e il ruolo provvidenziale svolto in Toscana dai Girot, i gruppi di specialisti delle Asl, finanziati dalla Regione, nati per curare i malati a casa e nelle RSA, disingolfando così gli ospedali.

Al Convegno saranno presentati e discussi anche i risultati del sondaggio nazionale che il Gruppo Italiano Centri Diurni Alzheimer ha lanciato lo scorso aprile col supporto di Caript. Lo scopo: verificare l’attività dei Centri a un anno dall’inizio della pandemia. All’epoca, un terzo delle 470 strutture italiane censite erano ancora chiuse. Malgrado le difficoltà hanno risposto ben 81. Che avevano riaperto, ma per meno giorni e limitando gli ospiti a 800 su 2000 posti disponibili. In gran parte (80%) avevano attivato modalità di assistenza alternative, a domicilio o via telefono. Le più tecnologicamente avanzate anche teleassistenza e teleriabilitazione

Inoltre, l’organizzazione interna è stata pesantemente modificata ovunque con norme igieniche restrittive per tener lontano il virus. Distanziamento fisico tra pazienti e operatori, misura tanto necessaria quanto difficile da mantenere per persone con demenza. E ai familiari è stato proibito l’accesso alle strutture. Ne hanno sofferto tutti, benché si sia cercato di diversificare i servizi, di riorganizzare gli spazi e di offrire più assistenza personalizzata.

Commenta Masotti: “Il sistema sanitario nazionale dovrebbe supportare i Centri Diurni in questi loro sforzi per rinnovarsi e adattarsi alle nuova realtà e alle nuove esigenze. Vedremo i risultati del Pnrr. Dovesse fallire, sarebbe una tragedia per una situazione oggi già drammatica”.



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