Dona un rene al figlio, lui torna a giocare a calcio: "Ho ritrovato la normalità"

Nel 2021 il trapianto, oggi entrambi stanno bene e mentre mamma Tamara è tornata al lavoro e ai suoi viaggi, il figlio Saverio ora gioca nella nazionale trapiantati: "Sogno il mondiale"


Saverio Garofalo

Non c'è amore più grande di quello di una mamma per i propri figli. Allo stesso tempo, non c'è limite alle passioni che coltiviamo da sempre. Sono due lezioni distinte ma che arrivano entrambe dalla stessa storia, che trova origine a Palaia, comune della Valdera. I protagonisti sono Tamara Giusti, 60 anni, che ha donato un rene al figlio Saverio Garofalo, 30 anni.

Giusti sulla sua pelle ha dovuto ripercorrere la malattia che le aveva portato via il marito nel 2005, arrivata a riguardare anche il figlio. Dopo anni di controlli per scongiurare la disfunzione genetica, nel 2020 i valori di Saverio erano peggiorati. La mamma si è dunque schierata in prima linea per la donazione, ed è così partito il percorso culminato con il trapianto il 21 gennaio 2021. "Ho sostenuto da sempre che se ci fosse stata necessità, avrei fatto questo passo - racconta Tamara Giusti - avevo già vissuto il percorso con mio marito, ma non eravamo compatibili. Con Saverio fortunatamente è andata bene fin da subito". L'operazione si è svolta con successo, "in ospedale sia a Viareggio che a Siena sono stati meravigliosi - continua - rispetto a quando l'ho vissuta con mio marito ho notato una differenza enorme, forse ero più preparata io ma sicuramente in questo campo sono state fatte tante cose". Adesso Tamara, madre di Saverio e Marialaura, nonna e infermiera, sta bene e tutto è tornato alla normalità. Sul suo gesto dice: "Non è stata una cosa così particolare come in tanti l'hanno vista, una mamma se lo può fare lo fa. La mia vita non è cambiata, devo solo stare attenta ai pesi e anche al lavoro si prendono cura di me. In paese ho trovato tanta solidarietà e vicinanza. Sono felice di averlo fatto - conclude Giusti - il trapianto ti ridà la vita".

Tamara Giusti e Saverio Garofalo

Il lavoro, la semplice ma preziosa quotidianità, i viaggi all'estero, tutto è ripreso per mamma Tamara. Stessa ripartenza per il figlio Saverio, babbo, operaio e calciatore. La malattia inizialmente lo aveva costretto a stare lontano proprio dalla passione per il calcio, presente fin dalla sua infanzia, prima con le partite tra amici a poi con quelle in squadra. L'occasione per tornare a fare goal è arrivata dopo il trapianto, con una nuova maglia da indossare: "Su internet ho scoperto la nazionale trapiantati - racconta Garofalo - ho preso i primi contatti ed è iniziata questa nuova esperienza. Adesso gioco come centrocampista e per ora ho fatto due partite, ho trovato un gruppo fenomenale, tutti giocatori trapiantati che vedono positivo e con cui è bello stare insieme". Un ritorno, quello del calcio, che per Saverio rappresenta la normalità "era la cosa che mi era più mancata". Adesso per il 30enne c'è un nuovo sogno nel cassetto: "Vorrei giocare i mondiali che ci saranno tra due anni e in generale, continuare a giocare a calcio per più tempo possibile". A mamma Tamara "sono riconoscente - dice ancora Saverio - perché mi ha evitato una trafila lunghissima, la ringrazio perché appena ho avuto problemi mi ha aiutato a risolverli. Oggi sto bene, devo solo stare attento alla dieta e seguire una terapia". Dal 30enne infine parte un messaggio che invita chi ha avuto la sua stessa esperienza, a inseguire le proprie passioni: "Ritrovata la normalità si può fare tutto".

Margherita Cecchin



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