Dieci anni di Aquateam, atlete e atleti si raccontano: "Nuotare ci fa sentire liberi"
(foto gonews.it)
C'è chi sogna di arrivare alle paralimpiadi, di entrare in nazionale, chi di "vincere un sacco di medaglie" o semplicemente "di continuare a nuotare, perché mi garba tanto" e chi, vasca dopo vasca, punta a superare la paura dell'acqua alta. Qualcuno invece si prende tempo e, pensando al suo desiderio da atleta, svela quello di vita: "Raggiungere sempre di più un'autonomia costante". Ma anche "che l'handicap non fosse visto come mancanza, ma alternativa di abilità".
Protagonisti di gare, campionati in tutta Italia, allenamenti, trofei conquistati e di tanti pomeriggi trascorsi insieme, i ragazzi e le ragazze di Aquateam Nuoto Cuoio si sono raccontati a gonews.it in occasione dei 10 anni dell'associazione sportiva, compiuti nel 2025 appena trascorso. Tante voci, comprese quelle del presidente Gianluca Drago, dell'allenatrice Letizia Matteoli e di un gruppo di genitori, raccolte in un video che si propone di essere un piccolo documentario sulla realtà che ha sede, come suggerisce il nome, nel comprensorio del Cuoio in provincia di Pisa, e precisamente a Castelfranco di Sotto.
"Auguro a tutti di arrivare alle loro olimpiadi" dice Matteoli a bordo piscina, durante un pomeriggio di allenamenti all'impianto intercomunale Santa Croce Fucecchio. "Possono essere le prossime o la loro olimpiade personale: aver vinto un riscatto su quello che non credevano possibile".
Il video
La storia di Aquateam
L'Asd (Associazione sportivo dilettantistica) viene fondata nel 2015 ma la storia parte da prima, con un impegno già attivo nello sport per persone con disabilità. "Già da molti anni lavoravamo con i ragazzi. Abbiamo deciso di fare l'associazione proprio perché ci era stato richiesto da alcuni di loro, - racconta il presidente Drago - in quanto andavamo a fare le gare, vincevano tutti e questa cosa non gli tornava". Da qui la decisione di costituire l'associazione per partecipare alle gare professionali: "È stata una scommessa. Abbiamo fatto di tutto per vedere fin dove potevano arrivare perché molte volte, sia noi genitori sia la società li vede come ragazzi speciali. Secondo me sono ragazzi come tutti gli altri: se gli dai le opportunità per crescere e per essere autonomi, riescono a raggiungere livelli che anche noi non credevamo all'inizio. È stato un percorso che ha stupito anche noi". Una sfida raccolta da atleti e atlete, 38 ad oggi in associazione che gareggiano in tutti i circuiti, da Special olympics a Uisp, Fisdir, Finp, e seguiti da una ventina tra istruttori, operatori e volontari.
"Attraverso lo sport riusciamo a raggiungere molti ragazzi che altrimenti non avrebbero questa possibilità" continua Drago. "Con il nuoto riusciamo a dargli un benessere psicofisico, socializzano e imparano a essere autonomi, cosa su cui puntiamo molto".
"Il nuoto è libertà"
Tutti hanno un loro stile preferito, tra rana, delfino o libero, "perché mi riesce meglio" ammette qualcuno. Ma un fil rouge unisce molti degli intervistati: il benessere in acqua. "Quando si chiede a un ragazzo con disabilità fisica cosa significa per lui il nuoto, al 99% ti dirà che è libertà" dice Giovanni, "perché ci si immerge in una dimensione dove non ci sono barriere". "Mi sento libera" dice Giulia come Filippo, "mi sento bene e sono felice quando nuoto". "In acqua sono più tranquilla" risponde Stefania mentre Martina aggiunge "posso esprimere la miglior parte di me stessa". "Come mi sento? io mi sento sempre bene" risponde diretta Alessandra che aggiunge: "Tutti mi chiamano sempre Divina, perché vinco sempre pieno di medaglie".
Cuffia in testa, occhialini in posizione, ognuno segue le indicazioni a bordo vasca puntando a raggiungere sempre nuovi obiettivi. "Per noi sono atleti, non ci sono disabilità, ci sono caratteristiche" spiega ancora l'allenatrice. "Si guarda cosa si può usare, quello che non c'è non ci interessa, ci interessa quello che c'è. Su quello costruiranno il loro essere atleti".
Il gruppo: "Siamo una bella squadra"
Tanti i ricordi delle gare, delle medaglie conquistate ma anche di altri successi, dal superamento dei propri tempi alla soddisfazione una volta rientrati a casa. Ognuno, oltre al nuoto, coltiva tantissime passioni: da Marco che studia spagnolo, portoghese, canto e sogna di lavorare come tecnico di luci e scene in teatro a Giovanni, grafico di mestiere e attore nel tempo libero. Filippo invece è appassionato di calcio e appena può segue le sue squadre del cuore allo stadio o ancora Emiliano è grande costruttore di puzzle da centinaia di pezzi, Martina ama la musica, la storia dell'arte e da grande si immagina di lavorare in questo settore anche se, ammette, "mi piace scoprire cose nuove. Ancora devo trovare la mia strada". Ogni settimana, oltre alla piscina, alle sfide anche fuori regione e ai vari impegni, non mancano mai i ritrovi nella sede in centro a Castelfranco: "Siamo una bella squadra", "ci divertiamo", "sono diventati una seconda famiglia", dicono commentando il loro gruppo. Per Stefania l'importante "è stare con i ragazzi", ovvero con il gruppo su cui sottolinea "vorrei che le persone imparassero a portare più rispetto per la squadra". Ma c'è anche chi, sulla scia del proverbio "prima il dovere e poi il piacere", ricorda: "Qui è pieno di amicizie... - aggiunge "La Divina" - ma l'importante è allenarsi".
La parola ai genitori. "La cosa più bella è vederli che si sostengono"
"Non sono loro le persone fragili, ma persone che dovremmo prendere da esempio" dice Patrizia, mamma di Filippo, "riescono a trasmettere forza". "Stare insieme per questi ragazzi è molto importante. Socializzano ma crescono come persone" aggiunge Cinzia, mamma di Gabriele. "L'autonomia è una cosa fondamentale" spiega Cristina, mamma di Giovanni, "ad oggi mio figlio è completamente autonomo, questo grazie anche a loro". Poi la riflessione: "Le associazioni che si occupano di inclusione sono fondamentali - dice Giorgio, babbo di Alessandra - servono per farli partecipi della società contemporanea. Altrimenti ne resterebbero esclusi". "Sono capaci di fare tutto - continua Rosanna, mamma di Martina - magari fuori di qui non ne hanno idea. Dovrebbero venire a vedere questi laboratori, o le gare stesse".
"Il lavoro da fare con loro sarebbe tanto. La cosa brutta è che la società sembra che non voglia investire, in mancanza di un ritorno economico" conclude Drago. "Noi abbiamo fatto di tutto, hanno l'haccp, fanno corsi di cucina, di canto, laboratori, attività proposte e sempre accettate e fatte volentieri". Un'agenda fitta per atlete e atleti, tra allenamenti e appuntamenti in sede: "Ognuno di loro contribuisce nelle sue possibilità a portare avanti l'obiettivo finale". E "la cosa più bella - aggiunge il presidente - è vederli insieme, contenti, che si sostengono", oltre ai risultati non solo in vasca, "quelli più grandi sono arrivati a un livello di autonomia che riescono addirittura a darci una mano nell'attività. Penso che sia la cosa più importante".
Si ringrazia Aquatempra per la disponibilità alle riprese effettuate, durante gli allenamenti di Aquateam, alla piscina intercomunale Santa Croce Fucecchio.
Margherita Cecchin


