Giorno della Memoria, il Coordinamento Montespertoli con la Palestina: "Mai più, per nessuno"

Organizzata una serata venerdì 30 gennaio per ascoltare testimonianze di palestinesi, un momento per riflettere sul valore della memoria oggi


In occasione del Giorno della Memoria, il Coordinamento Montespertoli con la Palestina, insieme alla Rete Antifascista di Montespertoli, diffonde una nota in cui richiama il significato universale del ricordo della Shoah come strumento di vigilanza sul presente, ribadendo un netto "Mai più, per nessuno". Un monito che, richiamando il pensiero di Hannah Arendt invita a riconoscere e contrastare ogni processo di disumanizzazione, affinché la memoria non diventi "una pratica selettiva": "Negli ultimi anni abbiamo assistito in TV, e anche nel dibattito pubblico occidentale, a una progressiva disumanizzazione dei palestinesi, spesso ridotti indistintamente a “terroristi”, privati di volto, storia, diritti. Abbiamo visto giustificare o normalizzare espulsioni, assedi, distruzioni sistematiche di infrastrutture civili e un numero impressionante di vittime tra la popolazione non combattente. Interrogarsi su questo significa prendere sul serio la lezione che quella storia ci consegna: la difesa dei diritti umani non può essere condizionata dall’identità delle vittime", si legge nella nota.

È stata organizzata anche una serata venerdì 30 gennaio dove saranno ascoltate testimonianze di palestinesi del nostro territorio e dalla Palestina per "contribuire a una memoria collettiva che sia all’altezza della sua promessa: mai più per nessuno". La serata è organizzata dal Coordinamento Montespertoli con la Palestina, insieme alla Rete Antifascista di Montespertoli, all’ARCI Comitato Territoriale Empolese Valdelsa e con Empoli per la Pace al Circolo ARCI di Ortimino, Via Ortimino 91, alle ore 21.

La nota completa

Oggi, nella giornata della memoria vorremmo esprimere un forte “mai più, per nessuno!” Hannah Arendt, filosofa tedesca di origine ebraica, nota per opere come Le origini del totalitarismo e La banalità del male, non ha mai inteso la memoria della Shoah come un esercizio rituale o identitario, ma come uno strumento di vigilanza. Un modo per riconoscere per  tempo i processi che portano alla distruzione dell’umano. Arendt descriveva alcuni passaggi ricorrenti nei fenomeni di persecuzione di massa:
1.      si costruisce un gruppo come “altro”, diverso;
2.      lo si definisce inferiore, pericoloso o colpevole in quanto tale;
3.      lo si priva progressivamente di diritti e protezioni;
4.      si rende accettabile la violenza sistematica contro di esso, fino alla sua eliminazione

Questo schema non serve a produrre analogie storiche né a sovrapporre eventi incomparabili, ma a interrogare il presente. A chiederci quando e come iniziano i processi che rendono la disumanizzazione socialmente tollerabile. È il senso profondo del monito “Wehret den Anfängen”. Anche per questo il Giorno della Memoria, in Germania prima e in Italia poi, è stato istituito come un richiamo universale: ricordare che razzismo, antisemitismo e ogni forma di costruzione del “nemico assoluto” sono sempre segnali di pericolo, per chiunque ne sia colpito. Affinché non accada mai più. A nessuno.

È a partire da questo significato che il Coordinamento di Montespertoli con la Palestina e la Rete Antifascista di Montespertoli vogliono esprimere un forte “Mai più, per nessuno”. Per evitare che la memoria si trasformi in una pratica selettiva, incapace di riconoscere la sofferenza quando colpisce altri popoli.

Negli ultimi anni abbiamo assistito in TV, e anche nel dibattito pubblico occidentale, a una progressiva disumanizzazione dei palestinesi, spesso ridotti indistintamente a “terroristi”, privati di volto, storia, diritti. Abbiamo visto giustificare o normalizzare espulsioni, assedi, distruzioni sistematiche di infrastrutture civili e un numero impressionante di vittime tra la popolazione non combattente. Interrogarsi su questo significa prendere sul serio la lezione che quella storia ci consegna: la difesa dei diritti umani non può essere condizionata dall’identità delle vittime.

La lotta all’antisemitismo e ogni forma di razzismo resta imprescindibile, oggi come ieri. Ma essa non può diventare il motivo per sospendere lo sguardo critico di fronte a gravi violazioni dei diritti fondamentali di altri popoli. I diritti umani o sono universali, o cessano di essere tali. Per questo il Giorno della Memoria non può permettersi vuoti di memoria. La memoria non è esercizio passivo, ma responsabilità. Non può limitarsi al ricordo del passato senza interrogare il presente. “Mai più” non è quindi uno slogan retrospettivo: è una responsabilità attiva.


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