
Approvata dal Consiglio regionale della Toscana la proposta di legge al Parlamento sul riconoscimento dello Stato di Palestina. L’atto ha ricevuto 23 voti favorevoli del Partito Democratico, Casa Riformista, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle. I consiglieri di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo Misto-Futuro Nazionale non hanno partecipato al voto pur rimanendo presenti in Aula.
La legge, di iniziativa della Giunta, è costituita da un unico articolo che recita: “L’Italia riconosce lo Stato di Palestina come Stato sovrano e indipendente entro i confini che si conformino alle risoluzioni delle Nazioni Unite e al diritto internazionale”.
L’Aula ha accolto all’unanimità l’emendamento presentato dal presidente della Giunta, Eugenio Giani, che chiedeva di togliere i riferimenti alla capitale Gerusalemme Est e ai confini del 1967, contenuti nella prima versione del testo della legge. Respinto invece l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia.
Casa Riformista: "Testo rafforzato nel rispetto del diritto internazionale"
Casa Riformista esprime soddisfazione per l’approvazione all’unanimità della proposta di legge da trasmettere al Parlamento sul riconoscimento dello Stato di Palestina, al termine di un importante lavoro di mediazione e confronto all’interno del Consiglio. Un passaggio che rappresenta anche un contributo, forse piccolo ma significativo, alla pace, allo stop al conflitto e al dolore.
Il via libera è stato reso possibile grazie a un emendamento migliorativo proposto da Casa Riformista e presentato dal Presidente della Regione Eugenio Giani.
Si arriva così a una formulazione più equilibrata e solida, sia sul piano politico che giuridico: il miglior risultato possibile, frutto di un lavoro serio, responsabile e orientato alla costruzione di una posizione chiara e credibile.
«Abbiamo contribuito in modo determinante a costruire una proposta più completa e coerente – dichiarano Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista in Consiglio regionale, insieme ai consiglieri Federico Eligi, Stefania Saccardi e Vittorio Salotti – capace di tenere insieme il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese con il diritto alla sicurezza dello Stato di Israele, nel pieno rispetto del diritto internazionale».
«Con coerenza portiamo avanti la nostra linea politica: sì allo Stato di Palestina, sì allo Stato di Israele. Il principio dei due popoli, due Stati rappresenta per noi l’unica prospettiva credibile per costruire una pace giusta e duratura, fondata sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani».
«Abbiamo accolto con favore l’apertura dell’intera maggioranza alle nostre richieste, perché su temi così delicati è fondamentale ricercare soluzioni condivise, evitando contrapposizioni ideologiche. Il risultato raggiunto oggi dimostra come il dialogo politico possa produrre atti più equilibrati e solidi: è questo il ruolo che intendiamo svolgere in Consiglio».
«Rivendichiamo inoltre con soddisfazione di aver contribuito a creare un clima di unità dell’aula su un tema di grande rilevanza internazionale: un segnale importante che va nella direzione della responsabilità istituzionale».
«Casa Riformista continuerà a sostenere con convinzione questa prospettiva – concludono – perché crediamo che questa sia l’unica strada credibile per la pace».
Bezzini: "Passaggio fondamentale"
“Il riconoscimento dello Stato di Palestina rappresenta un passaggio fondamentale per contribuire in modo concreto alla costruzione di una pace duratura in Medio Oriente. La Toscana, terra di diritti e di pace, è la prima Regione d’Italia ad assumere un’iniziativa formale per il riconoscimento dello Stato di Palestina, attraverso una proposta di legge rivolta al Parlamento. Come Gruppo Pd esprimiamo apprezzamento per l’iniziativa del presidente Giani e della Giunta, sostenuta da tutta la maggioranza e approvata dal Consiglio regionale. La proposta rivolta al Parlamento è semplice e allo stesso tempo inequivocabile: chiediamo che l’Italia riconosca lo Stato di Palestina come Stato sovrano e indipendente entro confini che siano conformi alle risoluzioni della Nazioni Unite e al diritto internazionale. Si tratta di una scelta che nasce dalla consapevolezza della gravità delle vicende che attraversano il nostro tempo e dalla necessità di portare avanti un impegno concreto a favore della fine del conflitto, nel solco della soluzione “due popoli, due Stati”. Oggi lo Stato di Palestina è riconosciuto da Paesi che rappresentano circa l’80 per cento della popolazione mondiale e oltre il 70 per cento degli Stati membri delle Nazioni Unite. Continuare a rinviare questo riconoscimento, restare fermi a osservare quanto accade in Palestina e in altre parti del mondo, come sta facendo il Governo guidato da Giorgia Meloni, non è più accettabile. Di fronte a tutto questo, la Toscana sceglie di non rimanere in silenzio e di affermare, con un atto politico chiaro, il valore del diritto internazionale, della pace e della convivenza tra i popoli”. È quanto dichiara Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale, a margine dell’approvazione della proposta di legge al Parlamento sul riconoscimento dello Stato di Palestina.
Mazzeo: "Scelta politica chiara"
“L’approvazione della proposta di legge al Parlamento per il riconoscimento dello Stato di Palestina non è un gesto simbolico: è una scelta politica chiara, coerente con la storia e i valori della Toscana. Una terra che ha sempre scelto la pace, la giustizia e la convivenza tra i popoli”.
Lo dichiara Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, dopo il voto con cui l’Assemblea ha approvato la proposta di legge al Parlamento per il riconoscimento dello Stato di Palestina.
“Non è un tema lontano o astrattamente geopolitico – prosegue –. È una questione di diritti, dignità e responsabilità. Con questo atto intendiamo contribuire ad aprire un dibattito e un percorso parlamentare che coinvolga l’intero Paese, affinché l’Italia assuma una posizione chiara e coerente con i principi del diritto internazionale e con l’obiettivo di una pace giusta e duratura”.
“In un tempo segnato da guerre, violenze e troppe ambiguità – conclude Mazzeo – le istituzioni democratiche non possono restare in silenzio: devono assumersi la responsabilità di dire con chiarezza da che parte stanno. Perché la pace non è uno slogan: è responsabilità, è coraggio, è scelta. E si costruisce, passo dopo passo”.
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