
Attraverso una nota FdI spiega i motivi del suo voto contrario alla mozione sulla Multiutility presentata in consiglio comunale
Attraverso una nota FdI spiega i motivi del suo voto contrario alla mozione sulla Multiutility presentata in consiglio comunale con la quale si esclude definitivamente la quotazione in Borsa, si dà mandato per la ripubblicizzazione delle quote del servizio idrico e per la modifica dello Statuto, prospettando la possibilità di una gestione in-house.
Proprio la chiusura definitiva della possibilità di quotazione in Borsa è considerato da FdI una posizione non convincente: "La mozione conferma il progetto della multiutility, ma allo stesso tempo chiede di escludere in modo definitivo la quotazione in borsa come strumento per finanziare gli investimenti futuri. Ed è proprio qui che nasce il problema. Se si parla di una società chiamata a gestire servizi fondamentali come acqua, rifiuti ed energia, e se si riconosce che servono investimenti enormi, non si può chiudere a priori una delle possibili fonti di finanziamento senza spiegare con quali risorse alternative si intende andare avanti".
La nota completa di FdI Empoli
Il Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia Empoli ha votato contro la mozione su Plures perché la ritiene un testo debole, contraddittorio e troppo ideologico su un tema che invece richiederebbe chiarezza, numeri e serietà.
La mozione conferma il progetto della multiutility, ma allo stesso tempo chiede di escludere in modo definitivo la quotazione in borsa come strumento per finanziare gli investimenti futuri. Ed è proprio qui che nasce il problema. Se si parla di una società chiamata a gestire servizi fondamentali come acqua, rifiuti ed energia, e se si riconosce che servono investimenti enormi, non si può chiudere a priori una delle possibili fonti di finanziamento senza spiegare con quali risorse alternative si intende andare avanti.
In altre parole: se si dice no alla borsa, bisogna dire con chiarezza chi mette i soldi. I Comuni? Le banche? I cittadini attraverso le tariffe? Nella mozione questa risposta non c’è.
Per Fratelli d’Italia il punto è semplice: la quotazione in borsa non è un fine, ma uno strumento. Può servire a raccogliere capitali, a sostenere gli investimenti e a rendere una società più trasparente, più controllata e più solida. Una società quotata, infatti, è sottoposta a regole, verifiche e obblighi di trasparenza molto più stringenti rispetto a una società chiusa. Questo significa più controlli, più chiarezza nei bilanci e più responsabilità nelle scelte.
Dire quindi che una società quotata sarebbe automaticamente meno pubblica o meno tutelata è una semplificazione sbagliata. Una società può aprirsi al mercato e restare comunque saldamente sotto controllo pubblico, se lo statuto, i patti tra i soci e la governance vengono costruiti bene. Il controllo pubblico si difende con regole forti, non con slogan.
C’è poi un aspetto politico che non può essere ignorato. Oggi il PD locale presenta il rifiuto della quotazione come una scelta naturale e quasi scontata. Ma non è sempre stato così. Quando il progetto della multiutility fu lanciato nel 2022, la quotazione in borsa veniva difesa pubblicamente proprio come uno strumento utile per reperire le risorse necessarie agli investimenti. In quel momento veniva spiegato ai cittadini che il controllo pubblico sarebbe rimasto saldo e che la borsa sarebbe servita a rafforzare la capacità industriale della società. A Empoli, la seduta consiliare del 18 ottobre 2022 aveva all’ordine del giorno, nero su bianco, anche la quotazione in borsa della multiutility; e nel settembre 2025 la maggioranza ha poi approvato un atto accompagnato da un ordine del giorno che poneva l’accento sulla contrarietà alla quotazione.
Oggi, invece, la stessa area politica prova a raccontare il contrario. Il punto non è che in politica non si possa cambiare idea. Il punto è che non si può far finta che ciò che ieri veniva presentato come utile e coerente oggi diventi improvvisamente un pericolo da cancellare, senza nemmeno ammettere questo cambio di linea. Lo stesso Comune di Empoli ha descritto nel 2025 la modifica della delibera del 2022 come un intervento volto a subordinare a un nuovo passaggio consiliare ogni eventuale scelta sulla quotazione, mentre l’odg collegato esprimeva contrarietà alla quotazione stessa.
C’è poi un altro elemento molto concreto che merita di essere ricordato: il tema delle società in house. Spesso vengono presentate come la soluzione ideale solo perché interamente pubbliche. Ma la realtà è più complicata. Quando servono investimenti importanti, il rischio è che alla fine il peso ricada tutto sui Comuni e quindi sui cittadini.
Il caso Aquatempra lo dimostra bene. Si tratta di una società in house partecipata da più Comuni, ma sulla piscina di Empoli è emerso con chiarezza che servono circa 10 milioni di euro per sistemare l’impianto e che queste risorse, semplicemente, non ci sono. Tant’è che il Comune ha dovuto cercare fondi attraverso un bando e ha persino aperto alla possibilità di un project financing. È la prova che, quando il fabbisogno economico è alto, il solo perimetro pubblico spesso non basta.
Ed è proprio questo il nodo vero: non basta dire “pubblico” per garantire automaticamente efficienza, investimenti e sostenibilità. Bisogna capire se una società è davvero in grado di reggere i costi, di innovare, di ammodernare gli impianti e di assicurare servizi di qualità senza scaricare tutto sulle casse pubbliche.
Per questo Fratelli d’Italia Empoli ha votato contro. Perché questa mozione non affronta il problema fino in fondo. Lo aggira. Dice no a uno strumento come la quotazione in borsa, ma non spiega in modo credibile quali alternative esistano. Rivendica il controllo pubblico, ma confonde il controllo con l’autosufficienza finanziaria, che in settori così complessi spesso non esiste.
Su acqua, rifiuti ed energia servono scelte concrete, non bandiere ideologiche. Servono modelli solidi, investimenti sostenibili e una governance capace di difendere davvero l’interesse pubblico.
Fratelli d’Italia Empoli ribadisce dunque il proprio voto contrario a quanto sostenuto dalla maggioranza che sostiene l’amministrazione comunale empolese. Ferme restando tutte le ragioni di merito già espresse, la domanda politica di fondo era e rimane una sola: come ci si può fidare delle scelte di soggetti che nel 2022 sostenevano e facevano votare, nei Comuni dell’Empolese Valdelsa, il sostegno alla quotazione in borsa della società multiservizi e oggi sostengono invece che quella stessa quotazione debba essere evitata, fino ad arrivare alla ripubblicizzazione al 100% della società stessa? A Empoli, la delibera del 2022 richiamava la quotazione in borsa; nel 2025 la maggioranza ha sostenuto un ordine del giorno contrario alla quotazione; e questo passaggio conferma una evidente torsione politica che non può essere nascosta dietro formule di circostanza.
Del resto, basta guardare a ciò che accade in grandi realtà territoriali spesso amministrate dal centrosinistra. Acea è una società quotata e Roma Capitale ne detiene il 51%; A2A è quotata e i Comuni di Milano e Brescia risultano i principali azionisti con il 25% ciascuno; Hera è quotata ed è una società a prevalente capitale pubblico con circa 200 soci pubblici, di cui 110 riuniti in un patto che detiene il 45,8% del capitale; Iren è quotata e il suo capitale risulta detenuto per oltre il 53% da soci pubblici, tra cui Comune di Genova, Comune di Torino, Comune di Reggio Emilia e Comune di Parma. Sono dati ufficiali che dimostrano una cosa molto semplice: la quotazione in borsa non è affatto incompatibile, in sé, con una forte presenza pubblica e con meccanismi di governo territoriale, se la governance è seria, trasparente e ben costruita.
Delle due l’una: o non avevano capito nulla ieri, oppure non hanno capito nulla oggi. Nel dubbio, il voto contrario era ed è d’obbligo, nell’interesse dei cittadini.
Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia Empoli
Cosimo Carriero
Francesca Peccianti
Danilo Di Stefano
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