Nuovo regolamento per il centro storico di Empoli, FdI: "Arriva tardi"

(foto gonews.it)

Secondo il partito il regolamento, pur "nella direzione giusta", arriva dopo anni di "sottovalutazioni" del problema


"A seguito dell’entrata in vigore del regolamento sul commercio nel centro storico di Empoli riteniamo necessaria un’analisi politica al fine di evidenziare quelle che, a nostro avviso, sono le
principali criticità.

Il provvedimento, peraltro sollecitato da tempo da Fratelli d’Italia Empoli, contiene alcune misure che, prese in sé, vanno nella direzione giusta. Lo diciamo con serietà e senza pregiudizi. Lo stesso impianto del testo richiama la tutela del decoro urbano, la possibilità di limitare attività incompatibili con l’identità commerciale delle aree di pregio, l’introduzione di requisiti più stringenti per i minimercati, la disciplina degli orari e il contrasto alla vendita di alcol in alcune zone sensibili come la stazione e Porta Pisana. Il regolamento, che individua i comparti interessati, vieta alcune tipologie di attività, impone standard qualitativi per i nuovi esercizi alimentari e prevede anche un monitoraggio annuale.

Il punto politico vero, però, è un altro. E cioè che questo regolamento non arriva all’inizio del problema, ma alla fine di una lunga stagione di sottovalutazioni. Non nasce da una visione
tempestiva. Nasce quando il danno al centro storico è ormai sotto gli occhi di tutti: negozi storici che chiudono, fondi sfitti che aumentano, equilibrio commerciale compromesso, aree che hanno
perso attrattività, qualità urbana e funzione identitaria. Non è un caso che, anche nel dibattito pubblico successivo al voto, sia emersa con forza la parola che meglio descrive questo provvedimento: tardivo. Lo hanno sostenuto le opposizioni, e perfino altre voci critiche hanno riconosciuto che il centro storico vive una fase di crisi e decadimento che imponeva interventi più organici e più rapidi.

Il Comune, nel presentarlo, ammette che il testo “fa proprie” previsioni già attuate e rinnovate con ordinanze; e già tra fine 2024 e gennaio 2025 l’amministrazione aveva trasformato in disciplina ordinaria alcuni divieti sul consumo di alcol e aveva introdotto una nuova stretta su chiusure anticipate, distributori automatici e vendita di alcolici in zona stazione e centro. In altre parole: prima si è rincorso il problema con strumenti emergenziali, poi, soltanto dopo, si è arrivati alla cornice regolamentare stabile.

Del resto, la stessa amministrazione, che oggi rivendica un regolamento che recepisce misure già sperimentate tramite ordinanze precedenti su orari, alcolici e limitazioni nelle aree più delicate, dimentica di dire che il suo assessore alla sicurezza, forse per una inconsapevole “excusatio non petita”, si preoccupa di giustificare i provvedimenti restrittivi sottolineando che sono stati richiesti da Questura e Prefettura… come a dire: “noi non ci avremmo mai pensato, e qualora ci avessimo pensato non ci saremmo mai assunti la responsabilità di adottarli da soli”.

Ed è proprio qui che la responsabilità politica del centrosinistra empolese diventa evidente. Perché gli strumenti per intervenire non mancavano affatto. Il regolamento stesso richiama l’articolo 110 della legge regionale toscana sul commercio n. 62/2018 e richiama anche l’articolo 12 della legge 30 dicembre 2023 n. 214, cioè la norma nazionale voluta dal Governo Meloni, che ha chiarito in modo esplicito la possibilità per Regioni, Città metropolitane e Comuni di introdurre limitazioni all’insediamento di determinate attività commerciali e misure di tutela e valorizzazione nei centri storici; disposizioni applicabili decorsi quattro mesi dall’entrata in vigore, quindi dal 4 novembre 2024. Ciò significa che Empoli non può raccontare oggi questo passaggio come se fosse una scoperta improvvisa del 2026. La base normativa c’era già, ed era già operativa. Per questo la nostra critica è profonda ma lineare: non è accettabile che si arrivi solo adesso a porre argini a fenomeni che per anni sono stati lasciati crescere. Il centro storico non si snatura in una settimana. Si snatura quando manca una strategia. Si snatura quando si lascia che intere porzioni del cuore cittadino vengano occupate da attività seriali, povere sotto il profilo merceologico e incapaci di dialogare con il pregio storico e urbano dei luoghi. Si snatura quando, accanto alla desertificazione dei fondi tradizionali, si tollera la concentrazione di minimercati, esercizi standardizzati e negozi etnici non inseriti dentro una vera politica di equilibrio commerciale. È bene dirlo con chiarezza: il punto non è mai l’origine nazionale di chi lavora onestamente, che merita rispetto come chiunque altro. Il punto è la totale assenza, per troppo tempo, di una regia pubblica capace di selezionare, orientare, qualificare e difendere l’identità commerciale del centro.

In questo quadro appare ancora più miope la scelta di investire per anni su progetti come HUGO, nelle sue varie edizioni, presentandoli come leva di rigenerazione e risposta al degrado, mentre la realtà continuava a chiedere interventi più concreti e strutturali. La nuova edizione del progetto, presentata nell’ottobre 2023, era sostenuta dall’amministrazione con 50 mila euro; nel 2025 il progetto “HUGO - Luci accese sulla città” ha ottenuto 75 mila euro dalla Regione Toscana con oltre 32 mila euro di cofinanziamento del Comune; nel febbraio 2026 il Comune lo ha ancora descritto come uno strumento artistico, culturale e sociale rivolto a “zone delicate” del centro storico e della stazione. Sono tutte risorse pubbliche e tutte scelte legittime. Ma il giudizio politico resta netto: se, nonostante questi investimenti, il Comune ha dovuto continuare a prorogare ordinanze, irrigidire i divieti e arrivare solo nel 2026 a un regolamento che riconosce il problema dello snaturamento commerciale, allora quei progetti non hanno prodotto i benefici concreti e misurabili che erano stati evocati sul terreno della tutela reale del centro storico. Questa è una valutazione politica, ma poggia su una cronologia difficilmente contestabile.

Il punto, dunque, non è negare che cultura, inclusione e animazione sociale possano avere un ruolo. Possono averlo, e in alcuni contesti lo hanno. Ma una città seria non scambia mai l’animazione con il governo del territorio. Non confonde gli eventi con la strategia. Non pensa che qualche laboratorio, qualche concerto o qualche installazione artistica possano sostituire una linea politica chiara sul commercio, sulla sicurezza urbana, sui controlli, sul presidio della polizia municipale, sugli incentivi alle attività di qualità e sulla valorizzazione vera delle botteghe, dell’artigianato e dei negozi che rendono riconoscibile un centro storico. Anche perché, nel regolamento appena approvato, le forme di incentivazione sono ancora formulate in termini
generici e futuri, demandate ad appositi bandi o programmi: segno che la parte più concreta della rinascita commerciale, ancora una volta, resta rinviata.

Empoli aveva bisogno di arrivare prima. Prima che alcune strade del centro perdessero il loro volto originario. Prima che si consolidasse la percezione di aree estranee al contesto storico della città. Prima che il commercio di vicinato di qualità arretrasse. Prima che il tema sicurezza e decoro fosse affrontato soprattutto come emergenza. E invece si è scelto di tergiversare, di inseguire, di affidarsi a ordinanze tampone, di finanziare percorsi collaterali e solo dopo, quando il problema è diventato troppo evidente, di approvare un regolamento che oggi viene presentato come svolta. Noi pensiamo che la verità sia più semplice e più scomoda. Questo regolamento è la prova non della lungimiranza dell’amministrazione, ma del suo ritardo. E se oggi persino il centrosinistra empolese si trova costretto a limitare insediamenti, imporre requisiti, restringere orari e vietare vendite in nome del decoro, della sicurezza e della tutela del centro storico, allora dovrebbe avere l’onestà di ammettere che per troppo tempo ha lasciato correre proprio ciò che oggi dice di voler correggere. Empoli meritava una politica capace di prevenire. Non una politica che arriva quando il volto del centro è già cambiato".

Fonte: Coordinamento Fratelli d’Italia Empoli

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