
La proprietà dello Scatolificio Leonardo impugna l'ordinanza sulla rimozione della copertura degradata, giudicata a rischio dall'Ausl
Nel maggio scorso il Comune di Vinci ha finalmente adottato un’ordinanza contingibile e urgente nei confronti della Leonardo Packaging di Mila Alfaroli & C. s.n.c., proprietaria dello Scatolificio Leonardo di Via Galilei a Sovigliana, imponendo alla stessa la messa in sicurezza e la rimozione della copertura contenente amianto dell’edificio sede della propria attività.
Un provvedimento atteso da anni dal Comitato “NO AMIANTO” e dai cittadini della zona, dopo numerose segnalazioni e interventi sulla stampa locale e dopo un lungo percorso che l’Amministrazione Comunale ha seguito con attenzione. È sulla base delle risultanze tecniche emerse dalla relazione dell’Azienda USL Toscana Centro che il Sindaco ha ritenuto necessario intervenire con un’ordinanza urgente, ravvisando una situazione di potenziale pericolo per la pubblica e privata incolumità e una criticità igienico- sanitaria e ambientale, anche per la collocazione dello stabilimento in pieno centro abitato e nelle vicinanze di Villa Reghini, luogo frequentato dalla collettività e soprattutto da bambini.
La relazione dall’Ausl fotografa una situazione ancor più preoccupante di quanto si potesse immaginare. Infatti, a seguito di un sopralluogo, ha rilevato il cattivo stato di manutenzione della copertura in cemento-amianto, realizzata nel 1966 e già oggetto di un intervento di incapsulamento nel 2016, anche allora effettuato a seguito di un’ordinanza Comunale che imponeva la messa in sicurezza dell’edificio. Oggi, secondo la relazione dell’AUSL, richiamata nell’ordinanza, lo strato superficiale dell’incapsulante risulta pressoché completamente deteriorato, con presenza diffusa di muschi e, cosa ancora più significativa, sono stati rinvenuti al suolo, nelle proprietà confinanti, frammenti di materiale incapsulante. Per l’AUSL è quindi necessaria la rimozione nei tempi tecnici minimi.
L’ordinanza non si limita a chiedere una generica manutenzione. Impone alla proprietà, a propria cura e spese, di individuare una ditta specializzata, mettere immediatamente in sicurezza i manufatti degradati, adottare tutte le misure necessarie per evitare la dispersione di fibre e procedere alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento. Era, dunque, il momento che il Comitato “NO AMIANTO” aspettava da anni. E invece, proprio quando sembrava finalmente vicino il traguardo, è arrivata la notizia che la proprietà dell’immobile degradato ha impugnato l’ordinanza del Sindaco davanti al TAR. Comprendiamo naturalmente che la proprietà possa voler tutelare le proprie ragioni e contestare un provvedimento amministrativo nelle sedi competenti. Ma è difficile non provare una profonda delusione davanti alla scelta di opporsi proprio a un intervento che Comune e AUSL hanno ritenuto necessario per la salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente. Il Comitato “NO AMIANTO” non vuole certamente sostituirsi al TAR e rispetterà qualsiasi decisione della magistratura amministrativa. Ma non può nascondere la propria amarezza. La contraddizione appare ancora più difficile da comprendere se si considera l’immagine pubblica che la destinataria dell’ordinanza ha scelto negli anni di dare di sé: attenta alle tematiche ambientali, sensibile alla tutela dell’ecologia, pronta a condividere sui social contenuti e iniziative dedicati alla salvaguardia dell’ambiente.
E allora viene spontanea una domanda, senza alcuna volontà di polemica personale: la sensibilità ambientale vale soltanto quando riguarda l’ambiente degli altri o dovrebbe cominciare anche dal tetto del proprio capannone? Perché, al di là dei post, delle fotografie e delle dichiarazioni di principio, nel caso dello Scatolificio Leonardo c’è un dato concreto: una copertura in cemento-amianto vecchia di sessant’anni, già incapsulata nel 2016, che oggi l’AUSL ha giudicato in condizioni di grave degrado e per la quale il Sindaco ha ritenuto necessario ordinare interventi urgenti di messa in sicurezza e rimozione.
La pazienza dei cittadini potrà fare ancora una volta un ulteriore sforzo. Ma una domanda rimane: possiamo chiedere altrettanto alla nostra salute? E soprattutto, se davvero la tutela dell’ambiente è un valore da difendere, sarebbe bello che quel valore non rimanesse soltanto una dichiarazione pubblicata sui social, ma trovasse la sua espressione più concreta proprio nel luogo in cui la responsabilità ambientale è più direttamente in gioco: sopra il proprio capannone.
Fonte: Comitato “NO AMIANTO” di Sovigliana
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