
Conoscere i disturbi dell’alimentazione, riconoscere precocemente i segnali di rischio e intervenire in modo appropriato: questi i temi al centro del convegno che si è svolto sabato 10 ottobre 2026 a Empoli, presso la Sala Teatro Il Momento.
Il convegno, dal titolo “Sport, alimentazione e disturbi dell’alimentazione – Conoscere, riconoscere, intervenire”, è stato organizzato da Cascine Volley Empoli ASD e AIDAP Ricerca e Prevenzione.
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra professionisti sanitari, allenatori, dirigenti sportivi, famiglie e istituzioni per approfondire il rapporto tra attività sportiva, alimentazione e salute psicologica, con particolare attenzione alla prevenzione e al riconoscimento precoce dei disturbi dell’alimentazione.
Alimentazione e prestazione sportiva: la salute prima di tutto
Ad aprire gli approfondimenti scientifici è stata Sara Campagna, medico dello sport, nutrizionista del centro Marathon di Brescia e responsabile del centro AIDAP di Brescia. La dottoressa ha affrontato il tema dell’alimentazione nello sport, illustrando come una nutrizione adeguata sia una componente essenziale per la salute, il benessere e le prestazioni atletiche.
L’alimentazione dello sportivo deve essere adattata alla disciplina praticata, all’intensità e alla durata degli allenamenti, alle caratteristiche individuali e alle diverse fasi della preparazione e della competizione.
Particolare attenzione è stata dedicata all’importanza di un adeguato apporto energetico, dell’idratazione e delle strategie nutrizionali prima, durante e dopo l’attività sportiva.
Il messaggio centrale è che una buona prestazione non dipende soltanto dall’allenamento, ma anche dalla disponibilità energetica e da un adeguato recupero. Una restrizione alimentare inappropriata può compromettere sia la salute sia i risultati sportivi.
Comprendere i disturbi dell’alimentazione per riconoscerli e curarli
Riccardo Dalle Grave, medico, psicoterapeuta, specialista in scienza dell’alimentazione e endocrinologia, direttore scientifico AIDAP e direttore del reparto di Riabilitazione Nutrizionale della Casa di Cura Villa Garda, ha illustrato le caratteristiche psicologiche dei disturbi dell’alimentazione, le loro conseguenze sulla salute e i principali approcci terapeutici basati sull’evidenza scientifica.
Nel suo intervento ha sottolineato come i disturbi dell’alimentazione siano patologie complesse, che colpiscono frequentemente gli adolescenti e i giovani adulti e che, se non trattate tempestivamente, possono compromettere gravemente lo sviluppo psicofisico, la salute e il funzionamento sociale.
Nelle persone che sviluppano un disturbo dell’alimentazione, la valutazione di sé si basa in modo predominante sul peso, sulla forma del corpo e sul controllo dell’alimentazione, mentre altri ambiti importanti della vita, come le relazioni, la scuola, il lavoro e gli interessi personali, perdono progressivamente significato.
Questa modalità di valutazione di sé può favorire l’adozione di comportamenti estremi, come la restrizione alimentare e l’esercizio fisico eccessivo, spesso inizialmente percepiti come positivi perché associati a un senso di controllo, disciplina e realizzazione personale.
Una delle caratteristiche più insidiose dei disturbi dell’alimentazione è proprio la difficoltà delle persone che ne soffrono a riconoscere alcuni dei propri comportamenti come problematici. Questo può ritardare la richiesta di aiuto e rendere più complesso l’avvio del trattamento.
Dalle Grave ha inoltre spiegato come i disturbi dell’alimentazione tendano ad autoperpetuarsi attraverso una serie di meccanismi psicologici e comportamentali interconnessi. La restrizione alimentare, l’esercizio fisico eccessivo, le abbuffate e i comportamenti di compenso, insieme agli effetti della malnutrizione, possono contribuire a mantenere il disturbo nel tempo.
Le conseguenze non riguardano soltanto il peso e la salute fisica, ma coinvolgono anche il funzionamento psicologico, le relazioni interpersonali, la capacità di concentrazione e la partecipazione alle normali attività quotidiane.
Nella parte conclusiva, Dalle Grave ha presentato i principali trattamenti psicologici basati sull’evidenza scientifica, soffermandosi sulla terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E), un trattamento personalizzato che affronta direttamente i meccanismi psicologici responsabili del mantenimento del disturbo dell’alimentazione.
A differenza degli approcci prevalentemente prescrittivi, la CBT-E coinvolge attivamente la persona nella comprensione del proprio problema e nella decisione di affrontarlo, favorendo lo sviluppo di modalità di valutazione di sé più ampie e funzionali.
È stato inoltre presentato il modello di trattamento sviluppato presso la Casa di Cura Villa Garda, che integra la CBT-E nei diversi livelli di intensità assistenziale, dal trattamento ambulatoriale al ricovero riabilitativo, con l’obiettivo di garantire continuità e coerenza terapeutica.
Il messaggio centrale dell’intervento è stato che riconoscere precocemente un disturbo dell’alimentazione e favorire l’accesso a un trattamento specialistico basato sull’evidenza scientifica può fare la differenza nel percorso di guarigione.
Disturbi dell’alimentazione nello sport: fattori di rischio e segnali precoci
Simona Calugi, psicologa e psicoterapeuta, responsabile dei centri AIDAP di Empoli e Firenze e della ricerca clinica della Casa di Cura Villa Garda, ha approfondito i fattori di rischio specifici dei disturbi dell’alimentazione negli atleti e le strategie per riconoscerli e affrontarli.
Lo sport rappresenta generalmente un’importante risorsa per la salute fisica e psicologica. Tuttavia, in alcune circostanze, la pressione legata alla prestazione, al peso e alla forma del corpo può contribuire allo sviluppo o al mantenimento di comportamenti alimentari disfunzionali.
Il rischio può essere particolarmente rilevante negli sport di resistenza, negli sport estetici e in quelli con categorie di peso, ma nessuna disciplina sportiva è esente dal problema.
Tra i fattori di vulnerabilità sono stati evidenziati il perfezionismo rigido, l’eccessiva competitività, le aspettative elevate e i commenti sul peso e sull’aspetto fisico. Un periodo particolarmente delicato è l’adolescenza, quando i cambiamenti corporei della pubertà possono coincidere con l’avvio di competizioni sportive di livello elevato.
Uno degli aspetti centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo degli allenatori nella prevenzione e nel riconoscimento precoce.
Gli allenatori possono contribuire a creare un ambiente sportivo protettivo, evitando commenti sul peso e sulla forma del corpo, promuovendo un rapporto equilibrato con l’alimentazione e valorizzando la salute e il benessere dell’atleta, oltre alla prestazione.
È importante prestare attenzione a segnali come restrizione alimentare, perdita di peso, esercizio fisico eccessivo, cambiamenti dell’umore, isolamento sociale e peggioramento della prestazione.
Il compito dell’allenatore non è formulare una diagnosi, ma riconoscere i segnali di difficoltà e favorire l’accesso a una valutazione specialistica.
In presenza di un disturbo dell’alimentazione, è fondamentale intervenire tempestivamente con un trattamento appropriato, coinvolgendo, quando necessario, la famiglia e le figure di riferimento dell’ambiente sportivo.
La testimonianza di Giorgio Perinetti: trasformare il dolore in consapevolezza
Uno dei momenti più intensi della giornata è stato l’intervento di Giorgio Perinetti, noto dirigente sportivo e autore del libro “Quello che non ho visto arrivare”.
Attraverso il racconto della propria esperienza e della dolorosa perdita della figlia Emanuela, Perinetti ha offerto una testimonianza di grande valore umano, richiamando l’attenzione sulla gravità dei disturbi dell’alimentazione e sulle profonde conseguenze che queste patologie possono avere sulle persone e sulle loro famiglie.
La sua testimonianza, supportata da Chiara Celentano, volontaria di AIDAP Ricerca e Prevenzione, ha rappresentato un invito a non sottovalutare i primi segnali di sofferenza e a superare l’idea che i disturbi dell’alimentazione siano semplicemente una questione di volontà, di scelte alimentari o di attenzione eccessiva all’aspetto fisico.
Il suo impegno nella sensibilizzazione e nel sostegno alla ricerca rappresenta un esempio significativo di come un’esperienza personale dolorosa possa trasformarsi in un contributo concreto per aiutare altre persone e famiglie.
Inclusione, istituzioni e comunità sportiva
La giornata ha ospitato anche l’intervento di Elisabetta Corsico, Leader & Disability Manager di Var Group, che ha affrontato il tema dell’inclusione attraverso l’alimentazione, ampliando la riflessione sull’importanza di ambienti attenti alle differenze e ai bisogni individuali.
All’iniziativa hanno partecipato anche Laura Mannucci, assessora allo Sport del Comune di Empoli, e Brenda Barnini, consigliera regionale della Toscana.
Significativa anche la presenza di Fabrizio Corsi, presidente dell’Empoli Calcio, a testimonianza dell’attenzione del mondo sportivo verso i temi della salute e della prevenzione.
Conoscere, riconoscere, intervenire: un impegno condiviso
Il convegno ha ribadito un messaggio fondamentale: la prevenzione dei disturbi dell’alimentazione nello sport non può essere affidata a una sola figura professionale, ma richiede una collaborazione tra società sportive, allenatori, famiglie e professionisti sanitari.
Promuovere un ambiente sportivo attento alla salute, riconoscere tempestivamente i comportamenti a rischio e facilitare l’accesso a trattamenti specialistici basati sull’evidenza scientifica sono passi essenziali per proteggere il benessere degli atleti, soprattutto dei più giovani.
AIDAP Ricerca e Prevenzione ringrazia Cascine Volley Empoli ASD e la sua responsabile, Debora Batistini, per l’organizzazione dell’iniziativa; i relatori; le istituzioni; e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione della giornata.
Fonte: Ufficio Stampa
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