Tumore del polmone, novembre è il mese della prevenzione

A Empoli, l’Oncologia medica ricorda l’importanza della prevenzione e riceve il dono della famiglia di un paziente seguito dalla struttura


Il tumore del polmone resta una delle patologie oncologiche più rilevanti per la salute pubblica. Novembre, mese dedicato alla sensibilizzazione sulla malattia, è l’occasione per richiamare l’attenzione sui fattori di rischio, sull’importanza di non sottovalutare i segnali del proprio organismo e sul valore di un percorso di cura che accompagni la persona anche nei momenti più difficili.

Secondo le informazioni pubblicate da ISSalute, il portale dell’Istituto superiore di sanità, il fumo di sigaretta si configura come il principale fattore di rischio per il tumore del polmone, su cui possono incidere anche alcune esposizioni professionali e ambientali. Il tumore del polmone può colpire anche persone che non abbiano mai fumato, per cui è fondamentale che tutti facciano attenzione a sintomi di potenziale sospetto. Nelle fasi iniziali il tumore può non dare sintomi; con il tempo possono comparire tosse persistente, difficoltà respiratorie, dolore al torace o in un punto delimitato dello scheletro, sangue nell’espettorato o perdita di peso non spiegata. Smettere di fumare resta una delle misure più efficaci per ridurre il rischio. In presenza di disturbi che persistano è sempre importante rivolgersi al proprio medico che, se lo ravviserà, potrà avviare il paziente a una serie di accertamenti. In caso di sospetto rilevante o accertato, il medico potrà indirizzare il paziente a una prima visita oncologica a finalità terapeutico-diagnostica contattando l’AIUTOPOINT dell’Ospedale San Giuseppe, attivo dalle 8 alle 19 dal lunedì al venerdì per accesso diretto dell’utente, per telefono (0571706668) o tramite e-mail (aiutopoint.oncologia.sg@uslcentro.toscana.it)

«La prevenzione prende il via nel momento in cui si ha consapevolezza dei fattori di rischio e dalla capacità di non trascurare segnali che si protraggono nel tempo. La tosse persistente, per esempio, non significa necessariamente avere un tumore, ma se non passa merita un approfondimento medico», sottolinea la dottoressa Francesca Martella, direttrice dell’Oncologia medica dell’ospedale di Empoli.

Proprio nella struttura empolese, nei giorni scorsi, i familiari di un paziente seguito dal reparto, deceduto dopo un percorso di cure, hanno voluto esprimere la propria riconoscenza con un gesto rivolto all’équipe sanitaria. Hanno donato una cornice con una fotografia del paesaggio toscano: le colline incorniciate dai rami degli alberi e, sullo sfondo, un arcobaleno che attraversa il cielo. Un’immagine scelta dalla famiglia e destinata a rimanere nel reparto come segno del legame costruito durante il percorso di cura. La fotografia, d'impatto visivo, lascia nell'osservatore l'idea della conclusione di un percorso e l'inizio di un nuovo domani. Un augurio nei riguardi di chi, entrando nel reparto, dovesse intraprendere un cammino di cure, di terapie o anche solo una visita e un prelievo.

I familiari hanno effettuato anche una donazione in denaro a favore del reparto, attraverso la Fondazione Santa Maria Nuova. Alla consegna erano presenti la dottoressa Francesca Martella, la direttrice del presidio ospedaliero Francesca Bellini, il vicedirettore della struttura e coordinatore del GOM tumori toracici dottor Pier Giorgi Giannessi, e la dottoressa Ilaria Ferrarini che ha avuto in carico proprio il paziente.

Durante l’incontro, la famiglia ha voluto riconoscere non soltanto l’attenzione nelle cure prestate al proprio caro, ma anche la sensibilità e la chiarezza con cui è stata accompagnata nella comunicazione durante la malattia.

«Desidero ringraziare la famiglia per questo gesto e per le parole che ci ha rivolto – afferma ancora Francesca Martella –. La nostra struttura offre terapie innovative e strategie multimodali integrate con le altre discipline (radioterapia, chirurgia, diagnostica interventistica, terapie di supporto) che migliorano significativamente sia la qualità e sia l’aspettativa di vita. Tuttavia, in alcune circostanze le terapie non possono guarire la malattia. È quindi fondamentale accompagnare la persona e questo significa non solo prendersi cura di lei, ma anche mantenere un dialogo attento e rispettoso con chi gli è vicino. La fiducia che si costruisce in questi momenti è parte della relazione di cura. Sapere che la famiglia ha riconosciuto il nostro impegno è per tutta l’equipe di medici, infermieri, operatori sanitari e amministrativi un motivo di gratitudine», conclude la direttrice dell’Oncologia medica.

 

Fonte: Ausl Toscana Centro

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