
Buongiorno Empoli prende posizione in merito alle proteste in Iran e sulla opportunità di scendere in piazza anche in Italia contro il regime iraniano.
"Le manifestazioni servono a esprimere una posizione nei confronti del nostro governo. Siamo scesi in piazza per la Palestina per chiedere al governo italiano di non sostenere uno Stato genocida; siamo scesi in piazza per il Venezuela per chiedere al governo italiano di non assecondare né giustificare l’atto terroristico compiuto dagli Stati Uniti nei confronti di uno Stato sovrano. Scendere in piazza per l’Iran, invece, per chiedere cosa al governo italiano? Di condannare la repressione del regime degli ayatollah? Non ce n’è bisogno: questa condanna è già stata più volte espressa ufficialmente", questo il nodo centrale della nota di BE che invita appunto a non fare "di tutta l’erba un fascio".
La nota arriva, e non sembra un caso, a pochi giorni dall'annuncio di una manifestazione contro il regime lanciata da PD, AVS e Azione che si terrà anche a Empoli il prossimo 20 gennaio e da un dibattito, quello sulla opportunità o meno di manifestare nelle piazze italiane contro il regime degli ayatollah, che sta occupando l'arena politica nazionale.
BE non chiude alla partecipazione all'iniziativa del 20 gennaio in piazza della Vittoria a Empoli: pur ritenendola “una modalità che non ci piace quella del lancio di una manifestazione da parte di una parte (Pd,Avs e Azione) per poi chiedere l’adesione” senza "una piattaforma condivisa e un’analisi con richiami al contesto geopolitico", il gruppo si dice disposto a partecipare, ma "solo se sarà aperta a interventi e approfondimenti; senza questa certezza si rischia di essere strumentalizzati"
"Non abbiamo mai sostenuto, né mai sosterremo, la Repubblica Islamica che governa l’Iran - chiarisce BE - e condanniamo senza esitazioni la dura repressione delle manifestazioni popolari" tuttavia il gruppo politico empolese invita a riflettere sul fatto che le proteste, "che includono al loro interno rivendicazioni diverse e condivisibili — dalla denuncia della crisi economica alla richiesta di migliori condizioni di vita, fino al riconoscimento di diritti civili e sociali", risulterebbero "infiltrate dai servizi segreti statunitensi e israeliani" per "favorire il cambio di governi non allineati ai loro interessi geopolitici". Il gruppo sottolinea quindi la propria posizione a favore dell’autodeterminazione dei popoli puntualizzando che i cambi di regime imposti dall’esterno "non hanno mai favorito la libertà".
La nota completa di Buongiorno Empoli
Fare di tutta l’erba un fascio: questo è il vero pericolo. Proviamo, con estrema semplificazione, a riassumere:
Palestina: genocidio perpetrato da uno Stato (Israele) nei confronti di un popolo (quello palestinese).
Venezuela: atto terroristico (rapimento) compiuto da uno Stato (gli Stati Uniti d’America) nei confronti del presidente di un altro Stato (il Venezuela).
Iran: rivolte popolari contro il governo del Paese, represse con la forza dalle autorità e dalle forze armate.
Su Palestina e Venezuela ci siamo espressi più volte; ora lo facciamo sull’Iran.
Non abbiamo mai sostenuto, né mai sosterremo, la Repubblica Islamica che governa l’Iran e condanniamo senza esitazioni la dura repressione delle manifestazioni popolari da parte della teocrazia, una forma di governo mai sostenuta dalla nostra area politica.
Le proteste, che includono al loro interno rivendicazioni diverse e condivisibili — dalla denuncia della crisi economica alla richiesta di migliori condizioni di vita, fino al riconoscimento di diritti civili e sociali — risultano tuttavia, come rivendicato dagli stessi Stati Uniti e da Israele, infiltrate dai servizi segreti statunitensi e israeliani. L’obiettivo è quello che da decenni perseguono: favorire il cambio di governi non allineati ai loro interessi geopolitici (Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Venezuela, ecc.). Già l' Iran di Mossadeq ha subito un cambio di regime ad opera di USA e Inghilterra nel 1953.
Tutto ciò non ci porta, come già chiarito, a sostenere il regime iraniano, ma a invitare a una maggiore attenzione rispetto alla leggerezza di alcune posizioni e alle azioni che vengono richieste o auspicate. Vista la complessità della situazione, non solo le posizioni individuali devono essere ponderate, ma vanno attentamente valutate anche le conseguenze delle azioni che si intendono intraprendere.
Siamo da sempre favorevoli all’autodeterminazione dei popoli: gli iraniani e le iraniane sanno e sapranno affrontare le proprie difficoltà. A nostra memoria i cambi di regime imposti dall'esterno non hanno mai favorito la libertà e l'autodeterminazione dei popoli. Togliere le sanzioni che da 47 anni l'Iran subisce potrebbe, questo si, aiutare gli uomini e le donne, dell'Iran.
Le manifestazioni servono a esprimere una posizione nei confronti del nostro governo.
Siamo scesi in piazza per la Palestina per chiedere al governo italiano di non sostenere uno Stato genocida e di interrompere ogni rapporto economico e militare con Israele.
Siamo scesi in piazza per il Venezuela per chiedere al governo italiano di non assecondare né giustificare l’atto terroristico compiuto dagli Stati Uniti nei confronti di uno Stato sovrano.
Scendere in piazza per l’Iran, invece, per chiedere cosa al governo italiano?
Di condannare la repressione del regime degli ayatollah? Non ce n’è bisogno: questa condanna è già stata più volte espressa ufficialmente.
Cogliamo l’occasione per aggiungere una riflessione, che purtroppo è probabile resti valida anche in futuro: viviamo in tempi di guerra. Le guerre sono alimentate e assecondate dalla propaganda bellica, attraverso la quale ciascuna parte — e noi viviamo all’interno di una di esse — costruisce le proprie narrazioni, impone silenzi, colpevolizza il dissenso e utilizza l’informazione per garantirsi il massimo consenso possibile e l’assenza di critica. In questo clima buio e oscurantista, la critica, il dubbio e la ricerca costante della verità devono diventare strumenti fondamentali per l’interpretazione delle informazioni.
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