
Un ciclo di appuntamenti “Sulla soglia della cura” è promosso da File per sollevare il velo dei tabù sul tema della morte
Parlare di morte non deve restare un tabù. Per questo File (Fondazione italiana leniterapia) ha organizzato, in collaborazione con Fondazione CR Firenze il ciclo di incontri “Sulla soglia della cura”, 4 appuntamenti culturali gratuiti nati dall’idea della sociologa Mariella Orsi (membro del comitato scientifico di File) che avranno luogo a Firenze dal 25 febbraio al 14 maggio presso l’Auditorium di Fondazione CR Firenze in Via Folco Portinari 5R. Gli incontri intendono stimolare una riflessione informata e consapevole sui temi della malattia grave, della morte, del lutto. Ancora oggi, infatti, questi argomenti sono considerati tabù e File desidera proporli nel dibattito pubblico per fornire agli individui, alle famiglie, agli insegnanti strumenti utili per affrontare queste situazioni delicate che, presto o tardi, inevitabilmente si impongono nella vita di ciascuno.
Si parte mercoledì 25 febbraio dalle 10 alle 17.30 con l’incontro “Attraversare il dolore di un lutto per suicidio” alla presenza di Antonio Loperfido, psicologo e psicoterapeuta. Si parlerà dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (G.A.M.A.) a sostegno di chi si confronta con la perdita per un suicidio e del suicidio in età giovanile, riflettendo su come aiutare la famiglia e la scuola.
Si prosegue giovedì 19 marzo con l’incontro “I giovani non temono le parole. Solleviamo il velo della morte” alla presenza di Maria Rita Mancaniello, docente di Pedagogia, Università di Siena (sede Arezzo); e Ludovico Arte, dirigente scolastico IT Marco Polo Firenze.
Terzo appuntamento giovedì 16 aprile sul tema “I caregiver: accompagnare fino alla fine” con Giada Lonati, medico palliativista di Vidas. Ci saranno anche le testimonianze di caregiver familiari e di Sabina Carandini, caregiver e volontaria di File.
Ultimo incontro giovedì 14 maggio dal titolo “La spiritualità e il senso della vita nella cura” con Sandro Spinsanti, psicologo e bioeticista, e Padre Bernardo Gianni, abate della Basilica di San Miniato al Monte.
Info e iscrizioni su www.leniterapia.it oppure 055-2001212
La ricerca
Sul tema del fine vita, la Fondazione Cure Palliative ha promosso una ricerca dal titolo “Morte: solleviamo il velo” su 1.200 studenti i cui risultati fanno riflettere. Il 78% di loro vorrebbe che i temi del fine vita fossero affrontati a scuola.
Dalla ricerca si evince che il tema della morte, benché fondante nell’esperienza umana, resta spesso escluso dai contesti educativi. Eppure, gli adolescenti vi si confrontano in forme sempre più precoci: non solo come evento esistenziale, ma come trauma vissuto, come perdita concreta, come pensiero ricorrente, come ipotesi estrema di fuga. Le testimonianze raccolte nella ricerca qui analizzata rivelano un’urgenza: tornare a educare al limite.
Il 62% degli studenti ha vissuto l’esperienza di problemi di salute gravi in famiglia, soprattutto legati alla salute dei nonni. Il 77% ha già vissuto la perdita di una persona cara, anche in questo caso principalmente nonni. Tra questi, il 53% ha affrontato il dolore per questa perdita, ma la restante parte afferma di non saper rispondere o di non averlo mai affrontato.
Alla domanda “Cosa ti suscita pensare alla morte?”, il 21% degli studenti ha risposto “Ansia”, seguita da “Tristezza”, “Sofferenza emotiva”, “Paura”. Il 58% dei giovani non ha mai sentito parlare di cure palliative. Quanto al valore della vita, il 58% degli intervistati non ha mai riflettuto sul valore della propria vita.
Secondo i ricercatori che hanno condotto l’indagine, “dall’analisi delle centinaia di risposte emerge in primo luogo il bisogno di comprendere e parlare della morte. Molti studenti hanno espresso il desiderio che venissero poste domande come “Cos’è per te la morte?”, “Hai paura di morire?”, “Cosa pensi che ci sia dopo la morte?”. Queste domande, seppur semplici nella forma, rivelano il bisogno di affrontare un argomento che spesso viene evitato dagli adulti”.
Anche perché, “alcuni adolescenti si mostrano capaci di un’elaborazione filosofica sorprendente. Riflettono sul senso della vita, sulla morte come limite naturale, persino come evento “affascinante” da comprendere. "Penso spesso alla morte, è il mio modo per esorcizzarla." Queste voci rimandano a un’antropologia educativa aperta alla spiritualità, dove il pensiero della morte non genera angoscia, ma consapevolezza. La scuola può accogliere tali riflessioni attraverso pratiche dialogiche, confronti interculturali, percorsi etico-filosofici capaci di sostenere la ricerca di senso”.
Fonte: Ufficio Stampa
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