
Il contratto nazionale è scaduto da agosto 2024 e Federfarma non riconosce aumenti salariali né la professionalità dei farmacisti dipendenti. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs scendono in piazza
Ci risiamo, il 13 aprile sarà sciopero nelle farmacie private. Questa volta con manifestazione nazionale a Roma.
Il Contratto nazionale è scaduto da agosto 2024 e dopo 11 incontri, una rottura delle trattative ad agosto 2025 ed un primo sciopero il 6 novembre, Federfarma ancora non vuole riconoscere aumenti salariali che recuperino l’inflazione per tutte e tutti le/i dipendenti di farmacia. E non vuole riconoscere nemmeno la professionalità alle farmaciste e farmacisti ai quali però chiede sempre di più, ad esempio chiede di effettuare senza alcun riconoscimento una serie di nuovi servizi che non fanno parte dell’attività storica e caratteristica dei farmacisti.
Lo diciamo con chiarezza, la spesa farmaceutica è aumentata, con maggiori introiti per le aziende del farmaco e per i titolari di farmacia, i servizi che le Regioni convenzionano con le farmacie sono pagati, ma tutto questo incremento di guadagno è solo per i farmacisti titolari, non per i dipendenti.
Nell’immaginario comune chiunque lavora in farmacia ha buoni stipendi. Non è così. Un farmacista dipendente ha una laurea di 5 anni, deve formarsi continuamente ed obbligatoriamente per svolgere la professione, e guadagna 1.500 euro che diventano 1.700 solo dopo molti anni di anzianità.
È poco? Si, ed è colpa di contratti nazionali non rinnovati anche per 7 anni in più di una scadenza, con la forza di Federfarma che giocava sul rapporto padrone/dipendente, facendo leva sul senso di responsabilità professionale.
Ma oggi chi lavora in farmacia non sta più al ricatto di Federfarma, che propone poco più della metà dell’aumento che richiediamo, che non vuole farsi pienamente carico della formazione in orario retribuito. Se i farmacisti collaboratori devono formarsi per avere ancora più professionalità e responsabilità per i nuovi servizi da svolgere (che il titolare riscuote, dai cittadini o dal SSN) vogliamo che questa professionalità sia riconosciuta, e che si concili il lavoro con la vita privata, visto che le farmacie devono garantire un servizio essenziale per il cittadino.
Ed a proposito di servizi essenziali, visto che lo sciopero del 6 novembre, il primo in assoluto nelle farmacie private, ha visto una grande adesione nonostante le minacce di Federfarma, questa volta in vista del 13 aprile le minacce sono ancora più pesanti, anche di sanzioni, pur di scoraggiare l’adesione allo sciopero.
Quale è il servizio essenziale? Quello garantito durante le festività, che vede le farmacie aperte secondo un calendario comunale (o meglio di zona farmaceutica). Lo stesso servizio che troviamo in un protocollo validato dalla Commissione di Garanzia per lo Sciopero (che si trova in Gazzetta Ufficiale) in occasione dello sciopero dei titolari Federfarma. Lo stesso servizio che vede da trent’anni l’accordo sullo sciopero nelle farmacie comunali tra Associazione Datoriale e sindacati, ma che Federfarma con i sindacati non vuole neanche discutere. Perché? Semplice, perché così possono dire che il servizio da garantire è “tutte le farmacie aperte con il 50% dei servizi e con 1/3 del personale”, cosicché il fatturato del giorno diminuisce ma non si annulla.
Quindi il servizio essenziale da garantire al cittadino è diverso se fanno sciopero i titolari di farmacia (ce ne sono stati in passato) e se fanno sciopero le e i farmacisti dipendenti e tutto il personale di farmacia? Sarebbe uno strano diritto di sciopero.
Sono circa 75.000 i dipendenti delle farmacie private in Italia, più o meno 5.000 in Toscana, la maggior parte delle quali donne.
Visto che davvero chi lavora in farmacia crede nell’importanza della professionalità e nella vicinanza ai cittadini, bene farebbero Federfarma e le aziende associate a sedersi nuovamente al tavolo di trattativa, questa volta con risposte che non siano un’offesa ma un concreto riconoscimento della professione e del lavoro che quotidianamente si svolge in farmacia.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze
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