Premio Boccaccio, Certaldo celebra tre voci della comunicazione del presente

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Dalla letteratura al giornalismo, fino allo sport: premiati Rosa Montero, Francesco Costa e Julio Velasco nella 45esima edizione del Premio Boccaccio


Si è svolta di fronte a una platea da tutto esaurito al Teatro Multisala Boccaccio di Certaldo la 45esima edizione del Premio Boccaccio, l'appuntamento che porta nella città del poeta e scrittore alcune tra le personalità più autorevoli del panorama letterario, giornalistico e culturale nazionale e internazionale.

I premiati di questa edizione sono Rosa Montero, scrittrice e giornalista spagnola che ha lavorato per decenni nel quotidiano El País; Francesco Costa, giornalista, autore, divulgatore e direttore de Il Post; e Julio Velasco, allenatore di pallavolo e attualmente commissario tecnico della nazionale femminile italiana. A dirigere la serata è stata la presidente dell'Associazione Letteraria Giovanni Boccaccio, Simona Dei.

Tre personalità diverse, accomunate dalla capacità di usare la parola per raccontare il presente, interpretarlo e costruire relazioni. È questo il filo che lega i tre premiati: la scrittura di Rosa Montero, capace di attraversare la complessità del nostro tempo e parlare a lettori di culture diverse; il giornalismo di Francesco Costa, che rende accessibili temi complessi della politica e della società statunitense e internazionale; e il linguaggio diretto di Julio Velasco, fondato sull'ascolto, sul rispetto e sulla costruzione di relazioni autentiche, dentro e fuori dal campo.

Grande emozione per l'autrice spagnola, che si è detta "onoratissima e contenta" di aver ricevuto il Premio Boccaccio per la letteratura: "Ricevere un premio che non è del proprio Paese, e soprattutto che si chiama Giovanni Boccaccio, è come 'guarire' questa eterna ferita di insicurezza e angoscia che pende su noi scrittori", ha detto Montero.

La scrittrice si è poi soffermata sui temi e sui messaggi che ricorrono nei suoi romanzi, le sue "ossessioni": la morte e il senso della vita, "se ce n'è uno", ma anche il tempo, il potere, la memoria, l'amore, la passione e il rapporto tra uomini e donne.

Dalla Spagna ci spostiamo in Italia, lasciando la parola a Francesco Costa, "onorato e lusingato" per aver ricevuto il  Premio Boccaccio per il giornalismo. In un'intervista prima della cerimonia, il giornalista ha sottolineato quanto abbia trovato interessante la scelta di premiare, nell'ambito di un riconoscimento letterario, un giornalista e autore di saggistica: "Questo forse ci permette di comprendere come quello che accade in questo momento sia diventato urgente per molte persone, e come farlo? Attraverso i libri".

Esperto e divulgatore di politica e società statunitense, Costa ha concentrato la propria riflessione sul rapporto tra informazione, solitudine e condizioni materiali di vita: "La nostra è un'era di solitudine crescente, passiamo sempre più ore davanti a uno schermo". Un contesto nel quale, ha osservato, si tende a dire che le persone non abbiano tempo di informarsi, mentre devono fare i conti con problemi sempre più concreti: servizi che mancano, costi che aumentano e la necessità di "fare due lavori per pagarti una casa troppo piccola".

La politica e chi governa possono allora rappresentare una chiave per migliorare la vita quotidiana, mettendo le persone nelle condizioni di "vivere un po' meglio nelle cose basilari" e, di conseguenza, di informarsi con meno ansia e meno rabbia. Una rabbia che, ha concluso Costa, può diventare anche "un modo per sfogare il fatto che la mia casa e il mio reddito non mi consentono di avere una famiglia".

Dalla parola scritta e dal giornalismo si è passati poi a un'altra forma di comunicazione, quella dello sport. Julio Velasco, accolto da un lungo applauso da parte del pubblico, ha saputo conquistare la simpatia di tifosi e appassionati per il suo modo semplice e diretto di comunicare. Ed è proprio questa capacità, insieme ai valori che ha portato in campo, ad avergli valso il Premio Boccaccio per l'Etica.

"Noi allenatori non facciamo niente, fanno tutto i giocatori e le giocatrici -ha detto Velasco -. Quello che facciamo noi è comunicare, incentivare e aiutarli a far sì che le facciano loro. Perché in campo, se i giocatori non sanno cosa fare, è difficile per un allenatore incidere".

L'allenatore argentino si è poi soffermato su due concetti, "combattere l'idea della perfezione" e "costruire la vittoria e la sconfitta", che fanno bene allo sport così come alla società in cui siamo immersi. In un mondo veloce, orientato all'efficienza e alla ricerca dell'impeccabile, Velasco invita a riscoprire il valore dell'errore e la capacità di affrontare anche la sconfitta.

"Quando si perde si devono sottolineare le cose positive oppure le cose che vanno cambiate. Soprattutto - ha concluso - bisogna sottolineare quando una squadra sa perdere accettando la sconfitta senza alibi, senza accusare nessuno, lottando senza mollare".

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Niccolò Banchi

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