Tagliò per errore il cavo del dispositivo salvavita, paziente morì: infermiera paga 78mila euro

La vicenda riguarda la morte di un 69enne avvenuta nel 2012 all'ospedale del Ceppo di Pistoia. La somma richiesta dall'Asl era di 351mila euro


Si è chiusa davanti alla Corte dei conti la vicenda relativa alla morte di un paziente di 69 anni, deceduto il 20 marzo 2012 all'ospedale del Ceppo di Pistoia, dopo che un'infermiera del pronto soccorso aveva reciso per errore il cavo di alimentazione del dispositivo salvavita del paziente.

L'ex infermiera, oggi 72enne, ha definito la propria posizione attraverso il rito abbreviato, pagando 78mila euro. La somma inizialmente richiesta ammontava a 351mila euro, pari alla provvisionale che l'Asl Toscana Centro aveva versato ai familiari della vittima in seguito alla sentenza di condanna di primo grado.

L'incidente avvenne durante le manovre di emergenza per tagliare con le forbici gli abiti del paziente prima di un intervento. Nel corso della procedura, l'infermiera non si sarebbe accorta del collegamento con la pompa artificiale del dispositivo salvavita, impiantato in precedenza al San Raffaele di Milano.

Sul piano penale, il procedimento si era concluso con una condanna a sei mesi per omicidio colposo in primo grado. Il reato è stato successivamente dichiarato prescritto. La definizione davanti alla Corte dei conti riguarda invece il profilo della responsabilità erariale.

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