Sicurezza nelle cave, controlli quadruplicati nel 2017. In 10 anni da 174 a 61 morti

Nel 2017, in un anno, controlli e ispezioni erano già quadruplicati. E il trend prosegue. Nel pomeriggio al Palazzo Ducale di Lucca la Regione ha fatto il punto assieme ad Asl, Arpat, Procure e Forze dell'Ordine sul piano straordinario sulle cave di marmo apuo-versiliesi lanciato nel 2016, che prevede appunto più controlli e sopralluoghi ma anche corsi di formazione e linee guida a disposizione degli imprenditori, per aiutarli ad elaborare i propri piani. L'obiettivo è comune: non ostacolare lo sviluppo dell'attività di estrazione ma cave più sicure, perché incidenti gravi e mortali non si verifichino più, e cave più rispettose dell'ambiente e del paesaggio. Con un' armonica azione di squadra.

Il piano straordinario per la sicurezza nelle cave approvato a maggio 2016 si sarebbe dovuto concludere nel 2018. Ma già l'anno scorso, a dicembre, la giunta ha deciso una proroga fino al 2020: 2 milioni e mezzo lo stanziamento iniziale, 750 mila le risorse aggiunte. In tutto dunque tre milioni e 250 mila euro. Sono serviti per assumere nuovo personale: tecnici, geologi e ingegneri. Mezzo milione è stato utilizzato per acquistare 17  fuoristrada, indispensabili per l'accesso in cava e altri i mezzi.

A Lucca oggi c'era il presidente della Toscana Enrico Rossi. C'erano i tecnici di Regione, Asl e Arpat. C'era il procuratore  Pietro Suchan di Lucca, rappresentanti dei carabinieri forestali della Direzione Marittima ed anche, in via straordinaria, le parti sociali e dunque rappresentanti di  lavoratori e imprenditori con cui l'incontro è stata un'occasione di confronto. Tutti soddisfatti per gli obiettivi raggiunti.

Nel comprensorio apuo-versiliese si contano più di trecento cave di marmo. Quelle attive sono attorno alla metà: novanta in provincia di Massa Carrara, sessanta in quella di Lucca. Al giro di boa del 2018 l'Asl Nord-Ovest registra, nei primi sei mesi dell'anno, già 605 accessi - una media di 8 o  9 a cava: 211 nel lucchese, 394 a Massa Carrara – e 168 nei laboratori sui 360 programmati. Ne sono scaturite quindici ‘non conformità' e due sanzioni amministrative.  Obiettivo importante, è stata definita una procedura omogenea per il ribaltamento delle bancate sezionate dal monte: un modo per accrescere la sicurezza sul lavoto. Da qui a dicembre una procedura ugualmente omogenee sarà elaborata per la movimentazione dei materiali. Altre due erano state partorite l'anno scorso.

L'Arpat, l'azienda regionale per la protezione ambientale, di sopralluoghi nei primi sei mesi del 2018 ne ha fatti 60: 49 hanno riguardato le cave (ne sono state controllate 34 su sessantacinque) e 11 impianti esterni. Quindici sono state le verifiche  per controllare se le prescrizioni fatte nel 2017 fossero state ottemperate. Gli esiti complessivi sono stati 24 comunicazioni di reato ed altrettante sanzioni amministrative, in gran parte riguardanti la gestione delle acque meteoriche.  Arpat in questi primi mesi del 2018 ha approvato anche le linee guida per la classificazione e gestione dei materiali di cava, con una definizione certa e chiara a controllori e controllati su prodotti e sottoprodotti.

Entro giugno, per quanto attiene il rischio idraulico e idrogeologico, i tecnici della Regione hanno completato il progetto di approfondimento sui bacini del Carrione e Frigido e sono stati eseguiti dodici sopralluoghi nei siti estrattivi. Gli uffici hanno completato anche la mappa del reticolo idrografico originario: strumento importante per capire cosa è cambiato e se ci sono state responsabilità. Grazie ai satelliti, è proseguito il monitoraggio della stabilità dei versanti: un sistema tenuto a battesimo l'anno scorso, con report ogni dodici giorni in grado di registrare scostamenti anche di pochi centimetri.

I carabinieri forestali hanno partecipato a undici sopralluoghi su nuovi siti estrattivi e realizzato 138 controlli su strada sui mezzi pesanti che trasportano marmo, ben oltre i cento che erano stati programmati per tutto l'anno. Altri quaranta sopralluoghi, su sessanta previsti in tutto l'anno, sono stati effettuati dalle capitanerie di porto e guardia costiera di Marina di Carrara e Viareggio, coinvolti nel progetto perché la ‘marmettola', ovvero il fango di risulta che si origina dall'estrazione e segagione della pietra e che finisce nei torrenti innalzandone anche il livelo, poi arriva anche in mare. La marmettola si trasforma in una sorta di cemento e  Confindustria ha promosso uno studio, rilanciato anche oggi, perché possa essere, almeno in parte, riciclata: una strada a cui guarda con interesse anche la Regione.

I numeri del 2017
Prima del piano straordinario, che ha permesso l'assunzione di nuovo personale,  l'Asl Nord-Ovest contava 280 accessi e controlli totali. Nel 2017 ne sono stati programmati e poi effettuati 885 in 173 cave  diverse e 453 in duecento laboratori. Gli esiti sono stati 36 verbali di prescrizione con comunicazione di notizia di reato, 28 non conformità per i siti estrattivi e 43, di cui 25 comunicazioni di notizia di reato, per i laboratori dove si lavora il marmo.

L'Arpat, l'azienda regionale per la protezione ambientale, di sopralluoghi sempre nel 2017 ne ha fatti 161, con accessi in 65 diverse cave. Ne sono scaturite 42 comunicazioni di notizie di reato ed altrettante sanzioni amministrative, 20 prescrizioni, 9 lettere agli enti per provvedimenti di competenza e un sequestro di un capannone dove il gestore trattava e smaltiva i rifiuti prodotti dalla cava senza autorizzazione.
Sempre l'anno scorso ci sono stati anche 19 sopralluoghi per quanto attiene il rischio idraulico e idrogeologico, da parte dei tecnici della Regione. E sempre la Regione, con i suoi ingegneri e architetti, ha controllato i progetti di 18 cave del distretto apuo-versiliese (e tre fuori distretto) per valutarne la compatibilità da un punto di vista paesaggistico.

Trecentodiciotto sono stati i controlli che hanno coinvolto i carabinieri forestali: diciotto in cava, dodici a Lucca e sei a Massa Carrara, e trecento sui mezzi pesanti che trasportano marmo, grazie a sessantacinque posti di controllo e duecento militari complessivamente impegnati. Altri quaranta sopralluoghi, su sessanta previsti in tutto l'anno, sono stati effettuati dalle capitanerie di porto e guardia costiera di Marina di Carrara e Viareggio.

In dieci anni morti ridotte di due terzi

Dal 2006 al 2016  sono diminuiti gli infortuni in cava: da 174 a 61. Sono però aumentati gli incidenti mortali, l'ultimo appena quindici giorni fa. Dal 2006 al 2016 nelle sole cave delle Apuane e della Versilia si sono registrati dieci infortuni che si sono conclusi tragicamente: 1 nel 2006, 1 nel 2007, 1 nel 2010, 1 nel 2012, 2 nel 2015 e 4 nel 2016. Nel 2017 non si sono registrate morti, invece due nel 2018 (l'ultimo a luglio). Nelle aziende del lapideo, sempre dal 2006, si sono contati 1340 infortuni e tre incidenti mortali, due dal 2015.

La parola a Enrico Rossi

Il progetto straordinario sulla cave deve diventare qualcosa di stabile: nelle risorse ma soprattutto nel metodo. "Il lavoro di squadra che ha visto dal 2016 collaborare Regione, Procure, Arpat, Asl, carabinieri forestali e capitaneria di porto ha dato ottimi risultati. Sarebbe un peccato che non avesse continuità" spiega Rossi.  "Il progetto non solo ha aumentato quantità e qualità dei controlli – chiosa il procuratore di Lucca, Pietro Suchan – Ha creato sensibilità diffuse, tra i lavoratori e gli imprenditori".  "Ha portato ad elaborare, da problematicità emerse, linee guida condivise – aggiunge Rossi – Un valore aggiunto".

Così  da Lucca - dove oggi si è fatto il punto sulle attività del protocollo firmato nel 2016, anche con il confronto con le parti sociali -  il presidente della Toscana lancia l'idea: utilizzare le possibilità offerte anche dal regionalismo differenziato, su cui già è stata avanzata una proposta al governo, per rendere questo sistema cogente attraverso una legge.

Ma Rossi va oltre. Parla anche della necessità di "un piano cave che obblighi al riutilizzo dei residui di lavorazione", che possono essere le scaglie di marmo,  la terra mista a sassi e magari anche la marmettola. Residui copiosi. "Serve un piano che chiuda il cerchio dell'economia circolare – dice – : sarebbe un contributo alla salvaguardia dell'ambiente e alla sicurezza idrogeologica. Valorizzerebbe anche le cave stesse".

Rossi lancia anche la proposta di un istituto tecnico superiore, due anni post diploma come già ne esistono in altri distretti della Toscana, con programmi didattici concertati con gli imprenditori, ma vocato in questo caso alla lavorazione nelle cave e nei laboratori: trenta o quaranta diplomati l'anno, per qualificare l'occupazione in montagna e in azienda e creare "una classe dirigente intermedia con una maggiore sensibilità ambientale e sulla sicurezza".

Poi c'è il tema della concessioni. Il presidente non sarebbe contrario, dice, a vincolare il rinnovo del  diritto d'uso e di scavo in cambio di precisi impegni.   "Non sarei contrario – sottolinea –  se gli imprenditori presentano un piano industriale che valorizzi la salvaguardia dell'ambiente, la sicurezza e la creazione di posti di lavoro". Un premio a fronte di uno sforzo ripetuto e continuo, a partire da chi ha già messo in campo azioni positive.

"Su tutte e tre queste necessità  - conclude – sull'economia circolare, sulla formazione e sulla durata delle concessioni stiamo già discutendo e lavorando.  Come giunta e come maggioranza". Il cardine rimane la necessità di combinare l'attività estrattiva, che la Regione non vuol ridurre, con la la tutela dell'ambiente. Un sogno difficile ma non impossibile, per utilizzare le parole di Rossi,  in cui "la ricchezza produce lavoro, sicuro,  quella ricchezza viene anche redistribuita e la produzione rispetta ambiente e paesaggio".

Fonte: Regione Toscana



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