Calenda a Fucecchio per presentare 'Siamo Europei': "La nostra missione è salvare l'Europa"

(foto gonews.it)
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La 'nuova Europa' immaginata da Carlo Calenda passa anche da Fucecchio. L'ex ministro ha scelto infatti il Nuovo Teatro Pacini di piazza Montanelli come tappa per presentare 'Siamo Europei', il progetto "di forze civiche e politiche europeiste" che dovrebbe sfociare in una lista da presentare alle prossime elezioni europee del 26 maggio, anche se al momento il progetto è solo un appello. Calenda sarà anche a Pisa, Pistoia, Marina di Massa e Rosignano Marittimo.

Allo stato attuale il progetto avrebbe raccolto migliaia di adesioni. Tante le firme di politici del territorio: tra i primi firmatari ci sono il presidente Enrico Rossi, il sindaco di Firenze Dario Nardella e il sindaco di Empoli Brenda Barnini, mentre hanno aderito il sindaco di Castelfiorentino Alessio Falorni, il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia, il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, il candidato sindaco di San Miniato Simone Giglioli e il consigliere regionale Enrico Sostegni. Ad introdurre Calenda il senatore Dario Parrini che ha dato pieno sostegno al progetto.

In un teatro gremito di persone le parole di Calenda vanno subito al dunque: "Le prossime elezioni europee non sono da affrontare in modo ordinario, perché la situazione in Europa e in tutto l'Occidente è straordinaria. La nostra generazione sta assistendo ad una crisi profonda della democrazia"

Quello di Calenda più che un 'appello al buonsenso', può essere definito una vera strigliata d'orecchio: il pericolo all'orizzonte è infatti la disgregazione dell'Europa, la vittoria dei sovranismi e una crisi che è politica e allo stesso tempo culturale. La colpa, però, non è solo del Salvini di turno, ma riguarda scelte e vicende che vengono da lontano: "L'Occidente ha promesso cose che non ha saputo mantenere. Ha promesso che la globalizzazione avrebbe portato benefici a tutti, ma il conto è stato pagato dalla classe lavoratrice. Oggi il modello di sviluppo non è più una marea che alza ogni barca, la società si muove spaccata e questo crea paura".

Una paura che si trasforma in spinte centrifughe per uscire dall'Europa, ma per Calenda sarebbe un salto nel vuoto: "Questa volta non ci sono gli USA che coprono le spalle all'Occidente e non ci sono strumenti di stimolo monetario perché sono già usati tutti. Cosa farebbe Salvini davanti a conti in rosso e all'opzione della Troika? Questa non è fantascienza ma è ciò che si sta preparando e quando succede poi non si torna più indietro".

"Non sarà Salvini - precisa Calenda - a dire addio all'Europa, ma sarà l'Europa a dire ora ve ne andate. Un paese fondatore che ha il debito pubblico più alto, viatico di ingresso dei migranti in Europa che passa giornate a demolire l'Europa che gli garantisce sopravvivenza, è assurdo. Se non dimostriamo di avere anticorpi forti prima o poi anche loro diranno, ma chi ce lo fa fare? Lo dico chiaramente: questo Governo è incompatibile con la permanenza nell'Euro"

Ma la sfida, lo ripete più volte, non è solo Salvini: "Il leader della Lega è un furbacchione, se domani sapesse che nell'opinione pubblica c'è compiacenza verso i migranti si colorerebbe tutto di nero e andrebbe ad accoglierli nel canale di Sicilia. Il rischio è che un pezzo di paese lo abbiamo perso".

Bisogna invece partire anche da un deciso cambio di passo nel linguaggio e nello stile politico: "Non abbiamo saputo spiegare i grandi temi che abbiamo affrontato e non abbiamo saputo dare gli strumenti per uscire dalla paura. Basta parlare di cose complicate in modo semplicistico perché il paese non c’è lo perdona. È questa la ragione della nostra sconfitta nonostante aver governato bene. Il politico non deve essere un agente di marketing, ma spiegare le sfide che si hanno davanti. In un momento di crisi non è compito dei progressisti raccontare balle sul futuro, ma condurvi le persone anche se questo è pericoloso. Ma dobbiamo spiegarlo e non lo facciamo da 30 anni".

Un esempio è sul tema dell'immigrazione: "Credo che il multiculturalismo sia un arricchimento e credo che servano immigrati perché siamo una società vecchia, e che certi gli immigrati qui devono essere regolarizzati. Ma non possiamo far passare l'idea che siamo per aprire i confini indiscriminatamente, altrimenti la gente non ci ascolta. Dobbiamo fargli capire la complessità del problema e offrire strumenti contro la paura"

Calenda non usa mezzi termini e parla di una "perdita di rappresentanza" a favore di una "politica da commercialista": "Non possiamo battere Di Maio e Salvini dicendo che siamo più competenti, perché i loro elettori non pensano che loro sono più bravi, ma che li rappresentano, che fanno i loro interessi. La rappresentanza nelle democrazie viene prima della competenza. Facendo una politica da commercialista non otterremo nessun risultato".

Ma proprio il momento di crisi può essere un piedistallo per cucire queste ferite aperte: "Quando torna la Storia e le sue problematiche, tornano le idee, il desiderio di informarsi e la partecipazione. Partecipazione e rappresentanza hanno forgiato la sinistra e da qui dobbiamo ripartire per un percorso senza inutili discorsi sul segretario, su buoni e su cattivi. Basta cavolate, serve unità. La nostra missione è salvare l'Europa e la nostra idea di Occidente"

L'obiettivo, ancora nella fase embrionale, è costruire una lista unitaria europeista che accolga "sensibilità diverse, di sinistra, liberali, dal mondi civico e dell'Amministrazione, ma anche dai popolari". Nel Manifesto si specifica inoltre che "non si chiede ai movimenti che vorranno partecipare di scomparire, ma di partecipare a uno sforzo più ampio", mantenendo il simbolo ma schierandolo "dietro una bandiera europeista".

Quanto tutto questo si leghi alle logiche politiche sarà la grande sfida a cui è chiamato Calenda che ha più volte ribadito che una sua candidatura deve essere inserita in una lista aperta e "di qualità" con "sensibilità diverse, di sinistra, liberali, dal mondi civico e dell'Amministrazione, ma anche dai popolari".

Intanto è di pochi giorni fa la notizia che + Europa non parteciperà al progetto. Scelta che Calenda critica senza se e senza ma: "Hanno detto che vogliono stare nella loro piccola e confortevole identità. Hanno detto che si prendono il rischio imprenditoriale di stare sotto il 4%. No fate risciare il paese, perché non possiamo permettere di dare il 3% a Salvini".

IL MANIFESTO SIAMO EUROPEI

Giovanni Mennillo

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