Voto a settembre, gli eletti in Toscana ci riprovano: ma i posti sono pochi

Con la caduta del Governo Draghi si apre anche per la Toscana una campagna elettorale 'balneare': un mese di tempo appena per presentare le liste, poi il voto il prossimo 25 settembre. Eppure sotto l'ombrellone la politica toscana dovrà portarsi lo zaino pieno di compiti per le vacanze: non si tratta solo di stilare delle liste di nomi, ma di indicare con esse la linea del partito in un momento tra i più politicamente caotici della storia recente del nostro paese, profondamente mutato rispetto al 2018. A questo si aggiunge il taglio dei parlamentari sopraggiunto con il referendum che impone una 'sforbiciata' di eletti, rendendo queste scelte ancora più marcate.

Il 'taglio' dei parlamentari: cosa cambia per la Toscana

La Toscana esprimerà nella prossima legislatura 24 deputati, di cui 15 da collegi plurinominali e 9 da uninominali, oltre a 12 senatori, di cui 4 da collegi uninominali e 8 da collegi plurinominali. La Regione, in sostanza, perde 20 eletti, ossia il 36%. Se nel 2018 erano 56 i parlamentari, il 25 settembre ne saranno eletti 36. Da rilevare la diminuzione della quota maggioritaria, ossia quella di quei collegi in cui si vince o si perde, che passerà da 14 a 9 per la Camera e da 7 a 4 al Senato.

La 'sforbiciata' del referendum in qualche modo massimizza i mutamenti politici in corso, rendendo le decisioni delle dirigenze dei partiti più nette e impattanti sulla linea politica: con meno posti a disposizione, e molti più rischi di perdere seggi per un candidato sbagliato, i partiti dovranno fare scelte politicamente chiare, con meno margine per accomodamenti o concessioni, e con un impatto maggiore nella tenuta del gruppo parlamentare dopo il voto.

Scelte difficili sotto l'ombrellone

È in particolare è il centro-sinistra toscano a dover sciacquare le proprie liste in Arno. La fine della legislatura avvenuta anche con lo strappo dell'alleato recente, il M5S, impone al PD di sciogliere il nodo della sua identità politica. Da una parte i canti delle sirene che spingono verso il porto sicuro di un rassicurante centro di Governo, un itinerario che porta a riallacciare i rapporti di buona parentela con l'universo renziano e i lottiani, ancora rimasti all'ombra del PD. Dall'altra la possibilità di proporsi come alternativa di sinistra, andando alla ricerca di una alleanza in un'area trasformata però da anni in un deserto politico, popolato al massimo da qualche 'grillino' con cui si è chiuso qualsiasi rapporto di buon vicinato (lo confermano i botta e risposta di queste ore tra Conte e Letta). Sembra plausibile, al momento, che il PD cerchi di rivendicare un ruolo da azionista di maggioranza del neo-centrismo all'italiana. Più incerto, semmai, è capire se si sceglierà una candidatura di partito (Letta?) o se ripararsi dal caldo torrido di questa estate politica sotto l'ala di Draghi (a patto che questo accetti di fare da ombrellone).

Se il Csx è alle prese con le sue crisi esistenziali, il Cdx farebbe bene a non ridersela troppo: se da Roma il vincolo del centrodestra unito risuona in tutti i corridoi come un diktat, la rottura Gelmini-Brunetta tende una mano a quel blocco del cdx moderato toscano che già aveva guardato con fastidio alla candidatura radicale della Ceccardi alle Regionali de 2020, e nella quale fermenta da anni un desiderio di centrismo come contrappunto al consolidamento della destra meloniana e salviniana. Un sentimento che sembra già insinuarsi nell'alleanza, in particolare da coloro che hanno abbracciato il progetto Toti, 'Coraggio Italia', come Mugnai o Silli. Non è quindi escluso che soprattutto nell'area di Forza Italia ci possano essere degli addi o delle crepe, da riconsolidare con il cemento di un affollato centro politico aperto anche al Csx, magari a sostegno di un Draghi II. Al momento, però, il centrodestra appare unito, lo dimostra la stoccata del coordinatore di FI regionale Massimo Mallegni a Draghi attraverso una lettera molto dura in cui criticava il discorso fatto in aula: una presa di posizione che sembra sancire la scelta unitaria. A mutare, però, saranno certamente le forme di questa coalizione: FI è in calo ormai da tempo, la Lega, che guidò appena 2 anni fa la coalizione all'assalto della roccaforte rossa con la fanfara alle spalle, non si è dimostrata capace di tenere il timone, finendo per assistere impotente alla 'emorragia' della sua classe dirigente e a sconfitte elettorali. Il socio di maggioranza della coalizione sembra a questo punto essere Fratelli d'Italia, che sostenuto dai venti romani sembra poter prendere le redini del centrodestra, facendo valere il capitale di voti accumulato e affidandosi ad una solida classe dirigente locale ben formata e radicata sul territorio. È presumibile, quindi, che i toni del Cdx nella campagna elettorale toscana saranno più marcatamente spostati a destra e che a Roma finiranno diversi volti nuovi.

Il M5S tenta di serrare le file per presentarsi come 'alternativa' al Cdx, ma regna l'incertezza dopo la scissione di Di Maio e lo strappo parlamentare al Governo Draghi. I rapporti di forza politica sono cambiati notevolmente rispetto al 2018, e non è chiaro quale peso possa avere il M5S in Toscana, orfano dei dimaniani e ritenuto a torto o ragione la causa della fine dell'esperienza Draghi. I mari agitati che scuotono il partito non escludono scissioni all'orizzonte anche nella nostra regione, mentre Conte deve sciogliere il nodo delle alleanze che ad oggi contemplano solo il divieto a parlare con il PD: se è certo che il Movimento si presenterà come 'alternativa' al blocco di centrodestra, meno chiaro e con quale coalizione possa realmente ambire ad essere una alternativa credibile.

Gli eletti del 2018, chi è a rischio e chi potrebbe andare a Roma

La Toscana nel 2018 aveva 57 eletti, di cui la maggioranza (22) erano del PD, poi Forza Italia e Movimento 5 Stelle (10), la Lega Nord (9), Fratelli d’Italia (4) e infine Liberi e uguali e Civica popolare.

Alla Camera il PD 'schierava' Antonello Giacomelli (sostituito nel 2020 da Luca Sani), Martina Nardi, Stefano Ceccanti, Lucia Ciampi, Laura Cantini, David Ermini (sostituito dal 2018 da Umberto Buratti), Filippo Sensi, Cosimo Maria Ferri, Alessia Rotta, Roberto Giachetti, Rosa Maria di Giorgi, Luca Lotti, Susanna Cenni, Andrea Romano, Pier Carlo Padoan (sostituito nel 2021 da Enrico Letta). Al Senato Andrea Marcucci, Caterina Bini, Caterina Biti, Francesco Bonifazi, Matteo Renzi e Dario Parrini.  Di questi, come è noto, alcuni hanno seguito Matteo Renzi nella scissione politica di Italia Viva: si tratta di Cosimo Maria Ferri, Roberto Giachetti e Fabrizio Bonifazi, i quali, stando ai sondaggi di IV, avranno possibilità ridotte di rielezione. Tra gli onorevoli PD sembra possano essere a rischio i cosiddetti 'lottiani', ossia l'area del partito minoritaria più moderata e vicina a Renzi. Oltre allo stesso Lotti, parliamo di Caterina Biti, di Rosa Maria Di Giorgi e della parlamentare empolese Laura Cantini. Se è però vero che questi rappresentano un'area politica di minoranza, non è escluso che possano essere il perno di quell'itinerario centrista che il partito sembra voler percorrere. Sembrano due candidature forti, anche per il ruolo ricoperto nel campo delle riforme alla Camera e al Senato, quelle dell'ex sindaco di Vinci Dario Parrini e del costituzionalista Stefano Ceccanti, anche se dovrà essere scelto con cautela il collegio. Altri potrebbero essere riconfermati, mentre si vocifera la candidatura di alcuni esponenti della giunta regionale toscana, come la Nardini e Marras. Un'altra candidatura forte potrebbe essere quella della segretaria del PD toscano Simona Bonafè, attualmente europarlamentare. Le decisioni, come accennato, sono però ancora troppo premature e non è detto che Letta possa cambiare itinerario, e quindi liste.

Forza Italia elesse nel 2018 un folto gruppo di parlamentari: Erica Mazzetti, Elisabetta Ripani, Stefano Mugnai, Deborah Bergamini, Maurizio Carrara, Giorgio Silli e Maurizio D'Ettore alla Camera, Barbara Masini, Roberto Berardi e Massimo Mallegni al Senato. Di questo gruppo Mugnai, Ripai e Silli hanno lasciato per aderire al gruppo 'Coraggio Italia', il progetto politico vicino a Giovanni Toti, i cui risultati però non sembrano brillanti: servirà capire in che forma Toti accetterà di far parte della coalizione di centrodestra e se potrà esprimere candidati, anche se questa possibilità sembra difficile. Maurizio Carrara, invece, è passato al gruppo Lega, la senatrice Barbara Masini a +Europa - Azione. La Lega ha eletto nel 2018 Guglielmo Picchi, Claudio Borghi Aquilini, Donatella Legnaioli, Manfredi Potenti, Edoardo Ziello e Mario Lolini alla Camera, mentre Tiziana Nisini, Manuel Vescovi e Rosellina Sbrana al Senato (poi passata al gruppo misto). FdI elesse Giovanni Donzelli e Riccardo Zucconi alla Camera e Achille Totaro e Patrizio La Pietra al Senato. A mutare la composizione del centrodestra toscana in Parlamento saranno i nuovi rapporti di forza sul territorio, che di fatto potrebbero ribaltare i risultati nella coalizione: il vento di Roma potrebbe soffiare anche in Toscana facendo guadagnare qualche voto complessivo, ma incidendo maggiormente sul movimento di voti interni, si presume a favore di Fratelli d'Italia.

Per quanto riguarda il M5S il partito ha perso diversi pezzi lungo il tragitto: ben 5 eletti su 10, ossia la metà, hanno cambiato casacca in corso d'opera. Il movimento aveva eletto Riccardo Ricciardi, Goria Vizzini, Francesco Berti, Alfonso Bonafede, Yana Chiara Ehm, Chiara Gagnarli e Luca Migliorino alla Camera e Laura Bottici, Gianluca Ferrara e Gregorio De Falco al Senato. Quest'ultimo è uscito dal Movimento e le sue possibilità di rielezione sono scarse, così come per Gloria Vizzini e Yana Chiara Ehm, quest'ultima finita con la sinistra di ManifestA. Incerto resta il futuro di Francesco Berti e Chiara Gagnarli, passati recentemente a Insieme per il Futuro, il nuovo gruppo di Luigi Di Maio il cui peso politico è tutto da decifrare. Come spiegato il M5S è avvolto da una nebbia politica: non è chiaro il suo peso elettorale, né se dopo la chiusura con il PD possano esserci altre alleanze con altri soggetti politici.

Tra gli altri gruppi di minoranza, per quel che riguarda la Toscana, segnaliamo il percorso di Gabriele Toccafondi, ex sottosegretario di Stato al MIUR, candidato a sindaco a Sesto Fiorentino nel 2019, esponente politico di spicco del centrodestra toscano prima del passaggio a Civica Popolare e poi Italia Viva. Le sue possibilità di rientrare in Parlamento sembrerebbero scarse.



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