
Una grande partecipazione alle celebrazioni del 22 luglio, nel 80esimo anniversario delle vittime della strage del Duomo, avvenuta il 22 luglio 1944, in cui persero la vita 55 persone. La mattinata, organizzata dal Comune di San Miniato e dalla Diocesi, si è aperta con un corteo che da piazza del Seminario è arrivato fino a piazza Duomo per la deposizione di due corone d'alloro, con la tradizionale sosta alle lapidi ai Loggiati di San Domenico.
Dopo il corteo, alle 10, ora dello scoppio, le campane del Duomo hanno fatto 55 rintocchi, uno per ogni vittima, il sindaco ha letto i nomi delle 55 persone e il vescovo, monsignor Giovanni Paccosi, ha celebrato una messa di suffragio in Cattedrale. Al termine della funzione, nella Cappella del Santissimo Sacramento, è stata inaugurata una copia del bassorilievo di Giroldo di Jacopo da Como del 1274, conservata nel Museo Diocesano di San Miniato, l‘opera più insigne proveniente dalla Cattedrale di San Miniato. Testimone muta della chiesa originaria e della tragedia della strage del Duomo, su di essa si schiantò, la mattina del 22 luglio 1944, la granata che provocò la strage. Il bassorilievo, ricomposto poi con i frammenti recuperati, ma rimasto lacunoso proprio nella parte centrale, in seguito a quel tragico evento, fu spostato dalla Cattedrale e ricoverato nel Museo. A 80 anni esatti da quella mattina, la Diocesi di San Miniato ha riportato una copia fedele del bassorilievo in cattedrale, nel punto esatto in cui subì l’impatto della granata, ricostruito anche nelle parti mancanti, grazie ad alcune foto d’epoca di archivi diocesani e dello studio Alinari di Firenze, che hanno permesso di ricostruire con precisione le parti distrutte, con le più moderne tecniche di riproduzione 3D. Sulla finestra (ora cieca) da cui irruppe la granata, è stato collocato un proiettore laser che visivamente ricorda la traiettoria dell’impatto; accanto al bassorilievo è stata poi installata una legenda sintetica e un codice QR da cui accedere alle informazioni dettagliate sull‘opera d‘arte e sulla strage del Duomo.
Nell'ultima parte della mattinata si è svolta la cerimonia civile alla presenza del sindaco Simone Giglioli, del presidente del consiglio comunale Matteo Betti, del vescovo Giovanni Paccosi, del presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, dell'assessora regionale alla memoria Alessandra Nardini, dei senatori Dario Parrini e Manfredi Potenti e del consigliere dell'Istituto Storico della Resistenza Riccardo Saccenti. Presenti anche molti familiari delle vittime e dei sopravvissuti, venuti addirittura dall'Inghilterra per assistere alle celebrazioni.
"È passata quasi una vita da quel tragico 22 luglio 1944, quando qui, nella chiesa cattedrale della nostra città, trovarono la morte 55 persone. Noi per 80 anni, ogni 22 luglio, abbiamo sempre ricordato queste persone, partendo sempre da loro, dal loro drammatico e indesiderato sacrificio, dal dolore mai risarcito delle loro famiglie. E le abbiamo sempre commemorate con parole di pace e speranza e con accuse precise alla guerra, alla follia della guerra - ha dichiarato il sindaco -. Quest'anno, per gli 80 anni da quel tragico giorno, il Vescovo Giovanni ci ha chiesto di incentrare la commemorazione in Duomo, nel luogo che fu scenario di quelle tragiche morti e che oggi accoglie la tenerezza dei ricordi e la forza di nuove parole di pace. E questo mi fa piacere, perché significa che la speranza che è sempre più potente dei venti di guerra che continuano a soffiare nel mondo e anche nel nostro continente. Mi auguro che tra vent'anni si possa ancora ricordare il dolore della perdita, ma lo si possa fare festeggiando anche un secolo di pace e serenità".
“Voglio ricordare l’ultima esperienza che pochi giorni fa ho vissuto a San Polo - ha raccontato il presidente Mazzeo – durante la commemorazione di un altro eccidio. Tra i presenti c'era anche una donna arrivata dalla Germania, la nipote del tenente colonnello che ordinò quella strage. Dopo aver scoperto quasi per caso quello che era accaduto, ha deciso di venire in Toscana per incontrare i parenti delle vittime di quel massacro per chiedere scusa. In quella sua presenza e in quelle sue parole c’è la richiesta di pace che sale da ogni parte del mondo in un periodo storico che vede, nel mondo, tanti, troppi conflitti. Nei suoi occhi, nelle sue lacrime, nell’abbraccio con i familiari delle vittime c’è la voglia di superare una ferita che è difficilmente rimarginabile".
Il presidente ha infine voluto rimarcare con forza la necessità, per ogni individuo, di prendersi cura della memoria. "Noi quest’anno abbiamo deciso di dedicare la Festa della Toscana a un grande educatore, un grande sacerdote come Don Lorenzo Milani. E nel suo "I CARE" che significa mi interessa, mi sta a cuore, ci sta tutto l’impegno che noi dobbiamo prenderci. Prendersi cura della memoria, coltivarla giorno dopo giorno, non darla mai per scontata e ricordare in ogni occasione che la nostra Costituzione, come lo Statuto della Regione Toscana, sono fondati sull'antifascismo e che su questo valore non possono esistere tentennamenti, prima di tutto da parte di chi rappresenta le Istituzioni a ogni livello”.
“Ringrazio l’Anpi, l’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia - ha infine concluso Mazzeo - per il lavoro fondamentale che con le altre associazioni porta avanti. Continuiamo a lavorare sulla memoria. Io sono orgoglioso di indossare la fascia della nostra Regione con il Pegaso alato, simbolo del Comitato di liberazione nazionale della Toscana. Ora che i testimoni diretti non ci sono quasi più, è necessario che ognuno di noi rinnovi quotidianamente il proprio impegno ad essere amplificatore di memoria”.
"A San Miniato abbiamo commemorato 55 vittime innocenti, che il 22 luglio del 1944 trovarono la morte a causa di una bomba mentre erano radunate nel Duomo. Di quest'episodio si è discusso moltissimo, anche in maniera controversa. Quello che ho voluto ribadire nel mio intervento è che questa strage, a 80 anni di distanza, continua a ricordarci il potere distruttivo delle guerre e quanto sia fondamentale costruire la pace, sempre, ovunque, affinché l'umanità si liberi dall'orrore della guerra - ha dichiarato l'assessora regionale alla memoria, Alessandra Nardini -. La responsabilità di quello che accadde durante seconda guerra mondiale è chiara: il nazifascismo è stato il periodo più buio e vergognoso della nostra storia e questo non può essere certo cancellato o disconosciuto ed è in quel contesto, in quella guerra, che si inserisce la strage del Duomo. Ecco perché, da San Miniato, ho chiesto che si lavori tutti, ognuno nei nostri ruoli, alla costruzione della pace, che personalmente non penso si possa raggiungere con l'uso delle armi, ma piuttosto con un'intensa azione diplomatica. Ancora oggi, troppe vite vengono annientate sotto le bombe, ancora oggi l'umanità non ha compreso che la guerra porta solo morte, odio, distruzione".
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