Fine vita, cardinale Lojudice: "Non mettiamoci al posto del Creatore"

Lojudice
Il cardinale Lojudice ad Amman (foto da YouTube)

Lojudice definisce il suicidio assistito "un principio sbagliato" e invita il Parlamento a legiferare a livello nazionale, per evitare "una giungla" normativa


Il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente dei vescovi della Toscana (Cet) e arcivescovo di Siena, torna a parlare del fine vita e del suicidio assistito in un’intervista a La Nazione.

“Non mettiamoci al posto del Creatore”, afferma Lojudice, sottolineando che il suicidio assistito “è un principio sbagliato che va contro la vita” e aggiungendo: “il Parlamento dia norme nazionali altrimenti ogni Regione va per conto suo e diventa una giungla”.

I vescovi toscani, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge sul suicidio medicalmente assistito, avevano chiesto norme nazionali ispirate “al riconoscimento della valore della vita”. Il cardinale ribadisce: “La posizione della Chiesa non cambia rispetto a un principio assoluto che è quello della tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”, e aggiunge: “noi vescovi non entriamo in un discorso tecnico ma guardiamo al principio cardine della fede cattolica”, spiegando che “siccome siamo in un terreno un po' paludoso, bisogna stare attenti”.

Riguardo alle Regioni, Lojudice afferma: “Bisogna avere una ferma e totale attenzione per evitare che ciascuna Regione vada per conto suo”, altrimenti “rischia di diventare una giungla, invece sarebbe meglio se ci fosse una sola linea”. Sottolinea inoltre che “fermo restando che, per noi vescovi della Toscana non dovrebbe esserci una legge per regolamentare il suicidio assistito perchè il principio è sbagliato, è contro la vita, di fronte a una situazione di grande confusione, allora sarebbe opportuno che ci fossero delle indicazioni nazionali, di competenza esclusiva del Parlamento”, e aggiunge: “non si deve correre, bisogna darsi il tempo del confronto e del dialogo”.

Riguardo alla recente sentenza della Consulta, osserva: “Come le elezioni vincono tutti e perdono sempre i nemici. Su un tema come questo serve però serietà, spero che ci sia una luce che rischiari, che illumini le menti rispetto a situazioni che non possono essere lasciate in balìa né delle Regioni, né di un singolo medico né di un ospedale”.

Infine, Lojudice evidenzia l’impegno della Chiesa: “L'unico nostro impegno possibile è continuare a sensibilizzare le persone e le istituzioni che la vita va accompagnata, va sostenuta con il confronto sulle cure palliative. Un accompagnamento accorto, cristiano, vicino a quell'umanità fragile e sofferente afflitta da malattie gravi. Non possiamo e non dobbiamo metterci al posto del Creatore”, e avverte: “oggi la cultura dominante va nella direzione di quella che il Papa Francesco chiamava 'la cultura dello scarto'” dei deboli e dei malati.

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